• Set
    23
    2014

Album

Young Turks

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Non è immediato trovare la quadra per questo secondo attesissimo album, a tre anni dall’esordio sulla lunga distanza del progetto SBTRKT, da parte del titolare Aaron Jerome Foulds. Da un lato capitalizzando gli studi accademici in produzione musicale, dall’altro cogliendo in pieno lo spirito del tempo con un naturale killer instinct per la canzone perfetta, il non-più-misterioso producer inglese (ormai le iconiche maschere futuristico-tribali create dal design studio A Hidden Place lasciano più trapelare, che nascondere) ha ritagliato un suo riconosciuto spazio nel panorama popstep UK. Dopo l’acclamato album omonimo del 2011, SBTRKT ha ridotto sensibilmente le uscite su disco, dedicando tutto il tempo disponibile nella sua fitta e remunerata agenda live per il confezionamento del seguito. I tre EP della serie Transitions, pubblicati tra maggio e giugno 2014, vanno visti come una sorta di diario di appunti e sketch preparatori (Resolute, traccia in Transitions II, è la versione strumentale di Temporary View) per un album che, forse per eccesso di confidenza, risulta ricco di spunti interessanti ma complessivamente fuori fuoco. La decisione di anticipare la pubblicazione di ben sei brani (più della metà dei 42 minuti e 23” totali dell’LP) nei due mesi prima dell’uscita del disco può quindi dimostrarsi scelta tatticamente azzeccata, spostando l’attenzione più sui singoli episodi che non sul lavoro complessivo: in Wonder Where We Land sono infatti incastonati brani piacevolissimi e di alto livello qualitativo, in grado di alzare da soli la media della valutazione complessiva.

Il primo singolo è particolarmente fuorviante, ma è anche una delle più trascinanti canzoni dell’anno: in New Dorp, New York la presenza di Ezra Koenig dei Vampire Weekend è più di un semplice featuring, portando in dote con piglio princeiano atteggiamenti funky e afrobeat. Il pezzo è però l’unica concessione al mondo dance che troviamo in un album che lascia da parte ogni riferimento al 2step garage, ossatura del precedente, per dedicarsi principalmente ad un nu soul notturno e cinematico.

La copertina cita il film d’animazione fantascientifico francese La Planète Sauvage (1973, disegni di Roland Topor, regia di René Laloux), ma i riferimenti sci-fi (tranne che negli strumentali Lantern, saggio breve di due minuti, e Osea, in collaborazione con il promettente Koreless, sempre scuderia Young Turks) rimangono sottopelle, nelle scelte complessive di sound design che ricordano i recenti esperimenti di FaltyDL, ma non osano tanto. I quattro interventi di Sampha definiscono bene l’ambito di riferimento, future r’n’b comunque più corposo e complesso delle recenti proposte di SOHN o di Chet Faker: la title track è post-non-post “cantautoralizzato” alla James Blake; Temporary View, altra vetta nel saliscendi dell’album, è canzone dall’equilibrio perfetto tra pop ed eleganza; il minuto e mezzo pianoforte-voce di If It Happens, sviluppato e dato ad Adele, avrebbe spaccato le chart mondiali; la scorribanda afro Gon Stay, con basso gracelandiano e pennellate fender rhodes, è già meno memorabile.

Le scelte dei vocalist dimostrano un particolare interesse verso il mercato USA (il denso tour autunnale americano ne raccoglierà i frutti): oltre a Koenig, nei credits compaiono il diciottenne Raury, cantautore black emergente da Atlanta (il rap in apnea di Higher), il rapper A$AP Ferg da Harlem (nella conclusiva hip hop acustica Voices in My Head, dalle evidenti radici Roots, le sue lyrics parlano del padre morto e di droga) e la languida Caroline Polachek dei Chairlift (Look Away è sfuggente come lo sguardo della ragazza in 3D del video interattivo). Completano i ricchi credits due voci femminili UK: ma, sia quella ormai sontuosa di Jessie Ware (Problem Solved) che quella educata e suadente della giovane Denai Moore (The Light), sono utilizzate per tracce che non si aprono mai completamente e rimangono irrisolte. Anche Everybody Knows, dal giro armonico jazzato (la Love Unlimited Orchestra in versione trip hop) e con sample vocale non accreditato, lascia insoddisfatti per le potenzialità inespresse.

Viste le premesse, da Wonder Where We Land ci si aspettava di più. Ma visto il livello delle aspettative, e la qualità di almeno due dei brani contenuti più altri momenti pregevoli, il risultato rimane più che sufficiente.

23 Settembre 2014
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