Recensioni

6.7

Li avevamo lasciati con Armstrong che sterzava verso soluzioni più ricercate, dimostrando di potersi mettere alle spalle l’irruenza lirica dei 90s (che così bene i Nostri avevano cavalcato nel formidabilmente schizofrenico Rosemary Plexiglass) e di poter quindi indossare uno sguardo espanso, onnicomprensivo, dal cantautorato alla psichedelia passando dal pop, dall’avanguardia e da chissà cos’altro. Sembravano insomma pronti gli Scisma ad affrontare gli anni Zero con lo sguardo lucido e gli strumenti affilati. Una grande band, meno solida di quanto non apparissero Marlene Kuntz o Afterhours, ma più imprevedibile ed enigmatica, perciò più affascinante. Si è capito, vero, che li amavo da morire?

Poi però il giocattolo si ingrippò e il terzo album (quello fatidico per antonomasia) non arrivò mai. Ciò che ci saremmo aspettati da loro lo cercammo nella carriera solista di Paolo Benvegnù (così come – forse – le risposte agli interrogativi sullo scioglimento). Ci trovammo, ovviamente, un cantautore rock che cercava di dare forma ad un codice sempre più proprio. Se gli Scisma erano soprattutto Benvegnù, Benvegnù non era gli Scisma, non aveva intenzione di esserlo. Quindi, bene così, ma quanti rimpianti.

E poi, all’improvviso, arriva Mr. Newman. Sei pezzi nuovi e pare anche la promessa di qualcos’altro. La formazione quasi originale (nuovo il batterista, Beppe Mondini, e con l’aggiunta del chitarrista Diego De Marco) mentre l’estro è quello di chi la materia la sa dominare. Ecco, mi pare questo il punto: di acqua sotto ai ponti ne è passata, le esperienze individuali significano maggiore padronanza ma anche disincanto, l’avventatezza fa un passo indietro lasciando il centro della scena ad un’angolazione sempre particolare e a tratti persino bizzarra ma non più sconcertante. Magari è dovuto al fatto che nel frattempo è cambiato il fondo scala dello sconcerto, ok. Ma sospetto che c’entri una visione meno irruenta, uno svariare da professionisti – diciamo – che provoca, ebbene sì, un pizzico di delusione. Si prenda Musica elementare: con la sua ironia amarognola foderata indie-pop-rock fatica a non scivolare nel didascalismo e persino nella retorica.

Intendiamoci, gli Scisma hanno sempre bazzicato il gioco, il calembour, ondeggiando tra veemenza e incanto, dolcezza e acidità. Però – e si prenda anche Darling Darling!, col suo funky wave da nipotini di Bowie altezza Fame più che fratelli maggiori dei Franz Ferdinand – tolta la vena sardonica, è tutto un po’ troppo pulito e composto. Detto questo, nelle restanti quattro tracce non mancano motivi di godimento: vedi Metafisici – con la gravità onirica sorretta da vibrazioni Radiohead e memorie spacey – e Stelle stelle stelle, l’intro un reading beffardo e poi quello stemperarsi in un impasto vetroso di chitarre, basso e tastiere (non lontano dagli U2 altezza Zooropa). Non male la title track, col riff che sprimaccia residui grunge in un vortice di inquietudini 90s venate art-psych, anche se è Neve e resina il gioiello della collana, questa cartilagine valzer venata di languori cantautorali Tenco e fiabesco pastorale che esalta il timbro malioso di Sara Mazo.

Tirando le somme, è un EP accattivante impreziosito da intuizioni e movenze degne di un passato straordinario. Però mi aspettavo maggiore impeto e azzardo. Verrà un album a soddisfare questo annoso desiderio?

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