Recensioni

7.6

Non si scherza col rumore. Shapednoise fa sul serio, e con Different Selves va dritto al sodo, mettendo subito sul piatto il pezzo forte: la presenza nella prima traccia di Justin Broadrick, decano dell’industrial techno made in Birmingham dalle mille facce (ex Napalm Death, poi Godflesh, e Greymachine, e JK Flesh, e Jesu, e Pale Sketcher, e…), è qui endorsement di pregio, anche se a Nino Pedone non occorrono padrini. In pochi anni il palermitano è arrivato a rivestire un ruolo pivotale nella scena noise berlinese, sulla falsariga di Kerridge, suo compagno di merende e violenze soniche in vari eventi Contort, anche se ancora non con gli stessi riscontri universali. Ma è solo questione di tempo: la qualità non manca.

L’album pubblicato dalla Type (eclettica label brummie per i tipi della quale sono passati nomi come Pete Swanson, Grouper, Vatican Shadow – altra referenza del Nostro – e più recentemente un altro italiano, Andrea Taeggi – aka Gondwana e metà del duo Lumisokea) rappresenta per Shapednoise un’ulteriore conferma del valore della sua proposta “speaker ripping”. Non tragga in inganno l’incipit d’atmosfera di Enlightenment, il momento meno noise del lavoro: le bordate sottoterra a cura di Broadrick non fanno peraltro presagire niente di buono. E infatti ecco che arrivano le granate spacca-casse di Intruder e viene giù tutto, con la terra che trema a 72 bpm (aspettiamo il primo temerario DJ che, accoppiandola ad un tool di cassa in quattro a velocità doppia, tramuterà la traccia in arma di distruzione di dancefloor). Il marziale treno merci di Dream within a Dream trasporta decenni di storia industriale nella direttrice UK-Germania, tra Zoviet France e Cranioclast; la risacca metallica di Well-Being mastica e sputa Coil e dubstep. Il lato B è, se possibile, ancora più intransigente: What is it Like? sperimenta con accecanti flash ritmici tra Esplendor Geometrico e Merzbow; Heart-Energy-Shape distorce e maciulla residui d’n’b, rendendoli irriconoscibili. Con The Man from Another Place e Escalation il lavoro sulla spazializzazione del suono è accerchiante e persuasivo. Con un approccio tanto fisico quanto di testa, il rumore prende forma compiuta.

Anni fa un album come Different Selves avrebbe trovato spazio, ma poca visibilità, nei cataloghi di etichette specializzate come ADN e Minus Habens (mitiche label italiane dark industrial del periodo ’80-’90), destinati a pochi iniziati. Oggi, mentre la coda infinita dell’online rende disponibile tutto e subito, rischierebbe di sfuggire all’attenzione, passando tra le maglie larghe della rete: sentiamo doveroso segnalarlo, quanto meno come strumento in grado di affilare, fresandoli, i denti più affamati di suoni. Shapednoise: ominous nomen omen. 

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