• Feb
    08
    2019

Planet Mu Records

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A due anni di distanza dall’Ep di esordio Reflection Spaces, arriva l’atteso primo disco del trio inglese, tra le più interessanti nuove proposte del catalogo Planet Mu, ad inaugurare questo promettente 2019 elettronico sul versante più bass: Chemist, Tom Vercetti e Lovedr0id, tutti attivi anche lavorativamente nel mondo della produzione musicale e del sound-design per film e videogiochi, ripetono un po’ l’operazione fatta lo scorso anno da Proc Fiskal per Hyperdub, pescando ritmi e dinamiche grime per immergerli in atmosfere concettuali più vicine all’idm, ma mentre il producer scozzese pescava soprattutto dal passato, specialmente dalla prima metà degli anni zero, i Silk Road Assassins guardano alla contemporaneità, al grime virato hd di Gaika e del giro NON (la deriva harsh-noise di una Shadow Realm in compagnia di WWWINGS), alle spirali della trap più rallentata e tossica (Bowman).

State of Ruin parte piano con il beat dimesso e quasi timido di Overgrown, ma già nella successiva Split Matter (in collaborazione con Machinedrum) arrivano influenze word in alta definizione che non avrebbero sfigurato, per esempio, nel recente e ottimo esordio di Nkisi; altrove (una Armament che cita esplicitamente Metal Gear Solid) si pagano giusti tributi alle colonne sonore dei videogame (quelli giapponesi in particolare) o si confezionano strumentali che sarebbero perfette per i testi di Gaika, si vira su panorami ambient tutt’altro che rilassanti (Pulling the String) e s’immaginano persino ibridi pointillist-grime di assoluta visionarietà (Familiars).

Se indubbiamente quest’opera prima dei Silk Road Assassins rappresenta appieno l’attuale stato dell’arte nel campo delle riflessioni soniche collegate a grime, hd e hardcore-continuum, è curioso che il titolo scelto dagli artisti suggerisca invece una situazione tutt’altro che rosea, evocando rovine e decadenza: effettivamente non è un ascolto rilassante e accogliente State of Ruin, ma con il mondo che se ne va, neppure troppo tranquillamente, a rotoli, anche la creazione artistica è ormai una faccenda di scarti e visioni apocalittiche.

8 Febbraio 2019
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