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Lo aveva promesso e ripetuto più volte nel corso dell’anno e, pur sfruttando anche materiale di archivio e giungendo quasi allo scadere del termine che si era dato, alla fine Paul Woolford è riuscito a mantenere la parola e a sfornare ben quattro album durante il 2019. L’ultimo, Zero Fucks appunto, è arrivato ad anno quasi concluso, il 30 dicembre addirittura, regalato tramite la formula name-your-price su bandcamp. E se a caval donato non si dovrebbe guardare in bocca, chi proprio non resiste, in questo caso troverà una dentatura quasi perfetta, perché l’opera si contende con l’ottimo Vortex il titolo di miglior uscita del lotto 2019 firmata Special Request.

Dopo le deviazioni più electro e black di Offworld, il producer inglese torna infatti a immergere le mani nella tradizione breaks inglese declinando, come e più che in Vortex, un suono che è quanto di più vicino all’originaria esplosione creativa della jungle. Mixando, con una determinazione che sfocia quasi nella cattiveria (Spectral Frequency), ritmiche serratissime e campionamenti black meravigliosamente eterogenei (la trap di Double Sicko), questa volta Paul ha superato sé stesso. È riuscito a spogliarsi di quell’aura un poco ingessata e a tratti eccessivamente didascalica, che spesso lo caratterizza (ed emerge forse nella conclusiva Quiet Storm, verissimo omaggio alle visioni urban-soul di Goldie), per realizzare così un lavoro tanto disorientante (l’insensato alternarsi del malinconico e spoglio refrain r’n’b con elaboratissimi e metallici incastri ritmici in Pull Up) quanto irresistibile (l’iniziale e riottosa Straight Off the Block). (7,4)

Un’altra artista, che nel 2019 si era assai distinta con un’uscita di grande rilievo nel panorama elettronico inglese, ha deciso, sotto le feste, di regalare agli appassionati un’altra testimonianza del suo talento: stiamo parlando di Loraine James che, dopo aver realizzato uno dei dischi top dell’anno appena concluso, ha pubblicato in free-download l’ep New Year’s Substitution 2. La producer londinese si è quasi scusata sui suoi canali social per la bassa qualità di queste otto tracce, prodotte in una sola settimana, tutte in collaborazione con un collega diverso, ma in realtà il materiale è già più che buono. L’opening-track New Year New Meh trasporta nella nuova decade un tradizionale (e disilluso) romanticismo 2-step, Ripples of Light prova a incrociare hd e bass-music in chiave fantascientifica, Chapter (con il siciliano Shapednoise) pare un tributo, riuscitissimo, al collega kenyiota Slikback e alle tendenze più noise delle etichette Nyege Nyege e Hakuna Kulala, mentre I e LPJ1 girano dalle parti di Jlin e Ramble in the Jungle tra grime e Death Grips. Praticamente uno sguardo sui possibili futuri, in attesa di uscite più ufficiali e curate. (6,8)

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