Recensioni

Attorno a un fuoco con chitarra, armonica e cajon. Non si può certo dire che il video di All this life, title-track e singolo del nuovo disco degli Starsailor, sia la trovata dell’anno. Eppure è la fotografia del ritorno della formazione inglese dopo la reunion del 2014. Un’immagine tanto più esplicativa, se si pensa che i componenti della band si sono conosciuti tra la Primary School di Warrington e lo Wigan & Leigh Music College e sono, dunque, cresciuti insieme. Musicalmente e non.
Il precedente lavoro in studio della formazione di Chorley, All the plans, 2009, era stato invece l’inizio di una profonda frattura. Le carriere soliste dei musicisti si sarebbero ricongiunte solo nel 2014, con la pubblicazione di un Greatest Hits e con il successivo tour. L’incontro con i vecchi fans sarebbe diventato così il seme del quinto album in studio della band, che nel nome (e non solo) cita l’eterno Tim Buckley. Alla base del ritorno c’è una manciata di canzoni scritte dal frontman, James Walsh, e la produzione di Richard McNamara (Embrace), che nel suo studio ad Hipperholme, nello West Yorkshire, ha messo insieme un album di pulito e omologato pop-rock. Come rivelato dal bassista James Stel Stelfox, quello studio vicino Halifax è stato per mesi il classico rifugio nel “middle of nowhere” che ha permesso alla band di partorire queste 11 tracce.
A dirla tutta, se la sono presa comoda gli Starsailor, che hanno fatto passare tre anni dalla reunion per dare alle stampe All this life. Take a little time, per esempio, è nata tre anni fa. Ma poi è stata riscritta, corretta e rivista nelle lyrics, che non si incontravano appieno con il groove funky e i falsetti del pezzo, ora tra i meglio riusciti del disco. Soprattutto radiofonicamente. Affila le chitarre, intanto, il primo singolo Listen to your heart che, come la solare Best Of Me, ricorda gli U2 del nuovo millennio o i Placebo più solari, più che la generazione brit-pop dalla quale i “Marinai stellari” sono emersi. Un approccio meno glocal, quello della band, che si è lasciata ispirare da un sound più uniformato ed educato, in termini di proposta e originalità. All this life parla di lasciarsi andare e di trovare il proprio tempo, il proprio ritmo, il proprio spazio, la propria luce per superare la malinconia e completarsi. «There is no love, without light», si canta ad esempio nella title-track, che come le altre canzoni cerca il ritornello giusto e gira senza colpi di scena.
Oltre al soul di Caught in the middle e al (quasi) post-punk plumbeo di Fallout, l’album si completa con ballate sfumate in venature folk (ecco l’unico lascito della famiglia Buckley) e accompagnate da accenni di elettronica. Uno stile che si uniforma su un pop-rock melodico e autoriale, educato quanto anonimo, senza trovate particolarmente clamorose. E senza la pretesa di una nuova Four to the Floor, il singolo estratto da Silence is easy (2004) che fece vendere al gruppo oltre tre milioni dischi. Altri tempi.
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