• Set
    30
    2016

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Relapse

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Retromanie, hauntologie, passatismi, eccetera, eccetera. Quello che più di ogni altra cosa rimarrà di questo 2016, in ogni campo, è il trasversale anelito ad un ritorno a una golden age – i famigerati anni Ottanta – ormai più mitizzata, vagheggiata ed idealizzata che effettivamente vissuta. L’eterno come back di suggestioni date per superate e invece prontamente rispolverate è un leitmotiv certamente non strettamente circoscrivibile al solo fenomeno in questione – si pensi, ad esempio, al grunge e al suo radicato debito nei confronti dei Settanta più hard. C’è però un senso di fetale (e a tratti quasi disperata) ricerca e abbandono a sicurezze infantili(stiche) in questo contemporaneo sguardo perennemente (stra)volto agli anni Ottanta, al loro senso di genuina meraviglia, impomatata plasticosità e spontanea sincerità naive. Sembra quasi che per l’altrettanto disperata disillusione di certa cattedratica musica organica e tecno-distopica (pensiamo al circuito Fatima, Rabit, Visionist, Arca e compagnia) profondamente calata nel presente e proiettata in un futuro prossimo anch’esso, inevitabilmente, passatista (ma qui pensiamo ai Novanta), l’alternativa sia rappresentata da un rassicurante, consolante e consonante bozzolo protettivo e retro-proiettivo che ricerca nella calda ma ormai sempre più sfocata certezza di un decennio in cui l’infanzia degli autori/fruitori è stata vissuta, oppure solo immaginata. Dal mascherato re-boot di Star Wars all’imminente (e immanente) ritorno di Twin Peaks – giusto per citare i due casi mediaticamente più risonanti – tutto sembra continuare, senza apparenti segni di cedimento, a muoversi in questa direzione.

Questo necessario “pippone” introduttivo va a braccetto proprio con quanto già abbiamo detto in merito alla serie Stranger Things e alla sua colonna sonora, i cui due autori Kyle Dixon e Michael Stein ritroviamo all’interno del progetto Survive. Il sophomore del quartetto RR7349 vive ovviamente di luce riflessa dall’enorme successo che la serie dei fratelli Duffer e la relativa OST hanno riscosso (ma qui su SA i Survive erano già stati segnalati dal nostro Stefano Pifferi nella puntata 27 di Gimme Some Inches). Le coordinate sono ovviamente quelle che è lecito attendersi, con un approccio rigorosamente analogico e obbligatoriamente vintage. Il maestro John Carpenter è ancora una volta il riferimento costante e il nume tutelare dell’intera operazione, che si risolve in una prevedibile ma nondimeno fascinosa sequenza di istantanee retro-futuriste dal forte impatto cinematico. L’immaginario corre immediatamente al terreno che da 1997: Fuga da New York arriva a La Cosa, passando anche per il più recente (e meno fortunato) Fantasmi da Marte, con qualche sporadica infiltrazione vagamente e sottilmente orrorifica in scia Il Signore del Male. Struttura dei brani generalmente costante, con crescendo reiterati e annunciati, e una generale sensazione di appassionata ortodossia filologica sterile ma assai evocativa. Non è ancora tempo di (ri)crescere.

28 Settembre 2016
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