Recensioni

Sono passati cinque anni esatti da Like Lazarus, ottimo terzo lavoro lungo per i siracusani Suzanne’Silver, quartetto capitanato dal polistrumentista Carlo Barbagallo che nel frattempo ha portato avanti la carriera solista con lo splendido 9 (2017) e lo sperimentale iAmInTiLt,BoB! dello scorso anno. Tanto talento, altrettanta attitudine (opportunamente espansa e slogata), ma il tutto ahimé non baciato dalla diffusione (e, aggiungo, dalla considerazione) che ritengo meritassero.
Sarà per questo, sarà per altro, chissà, fatto è che assieme alla notizia del nuovo album dei Suzanne arriva anche quella del loro scioglimento. Notizia che mi ha lasciato senza parole, un po’ come deve essere accaduto ai quattro quando è arrivato il momento di battezzare questo canto del cigno, rimasto quindi untitled ma affettuosamente indicato come L’abominevole, oppure S’S.RIP, o ancora – se preferite – “l’album rosa”. Di fatto, rischia di essere un buon motivo per rimpiangere a lungo una band dalle attitudini ramificate tra radici hard-blues, escursioni avanguardistiche e scelleratezze umorali. Quel particolare modo di avvitarsi nella pancia del rock per toccare nervi scoperti e diverticoli nascosti, sdrammatizzando il dramma con uno spasmo ironico giusto un attimo prima di immergersi in un pantano misterioso: sì, tutto questo credo che mi mancherà.
Un vero peccato, perché ascoltando le undici nuove tracce in scaletta non si avvertono segni di stanchezza: non ce n’è traccia, dalla mollezza Marvin Gaye infradiciata Floyd e ombre southern di 5.99 Whiskey To Find The Words all’apprensione valzer tra miraggi Grant Lee Buffalo e torpore appiccicoso Damon Albarn di Morse, passando dall’hard blues affogato noise con svolta folk alla Jim O’Rourke di Vultures Waiting e dal soul androide strappato a un’allucinazione trip-hop capace di sterzare funk (come dei Morphine ipnotizzati da un Tom Waits cibernetico) di Like. Per non dire delle mollezze latine in bagno acido – un Howe Gelb invaghito Flaming Lips? – di Costarica o del Beck collassato King Krule di S’S.RIP.
Per questo, e per altro che non sto a dire, consiglio senza se e senza ma l’ascolto di questo scrigno di tesori densi e capricciosi. Chissà che, travolti da un’inedita onda di attenzione, i Suzanne’Silver non ci ripensino.
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