• set
    28
    2018

Album

!K7

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Wolf 1061 C è un esopianeta che orbita nella zona abitabile della stella nana rossa Wolf 1061 nella costellazione di Ofiuco, a circa 13,8 anni luce dalla Terra. Ma è anche il pezzo di apertura di Kepler un viaggio nello spazio-tempo ai confini tra elettronica contemporanea e jazz, proposto da due artisti italiani provenienti da background totalmente differenti, che per l’occasione si presentano con il moniker TOMAT PETRELLANon è difficile capire chi sta dietro il progetto: Davide Tomat dei Niagara, una delle band elettroniche più innovative nel panorama italiano e fondatore del collettivo artistico Superbudda; Gianluca Petrella è uno dei trombonisti jazz più conosciuti al mondo, un vero vulcano di idee e collaborazioni anche in ambito elettronico, come il progetto Re: ECM con Ricardo Villalobos e Max Loderbauer, 9 Lazy 9 per Ninja Tune, il duo con Moritz von Oswald sino alla collaborazione coi Matmos.

Definite velocemente le persone dietro al progetto è importante inquadrarne il filo conduttore. Il tessuto visivo che illustra il disco è definito da un viaggio futuristico e psichedelico tra alcuni degli esopianeti conosciuti, che apre gli orizzonti su mondi alieni ed esotici ma pur sempre terrestri, ben rappresentato dalle illustrazioni digitali in Cinema 4D di Andrea Marcias (in arte WAARP)In Kepler gli artisti sono degli artigiani che mettono in campo tutta la loro esperienza per realizzare un lavoro di qualità. Come i vetrai di Murano, scaldano, soffiano, plasmano una materia comune per realizzare un oggetto unico. I due inseriscono in questo disco idee in divenire: Petrella si libera del suo primo approccio personale con l’elettronica proposto con 103 ep del 2015, in cui erano evidenti le difficoltà nell’appropriarsi e personalizzare gli stilemi dell’elettronica contemporanea; Tomat aveva già pensato ad inserire Petrella in qualcosa dei Niagara, ma aveva desistito. In questo caso la coppia funziona perché l’approccio free di Petrella, tipico del jazzista, riesce a scardinare la continua necessità di Tomat di realizzare una composizione strutturata, tipica dell’artista elettronico.

Già dal primo brano Wolf 1061 C i due mettono le cose in chiaro, una suite in cui l’equilibrio delle parti è praticamente perfetto, il singolo Trappist 1 E (di cui abbiamo presentato il video in anteprima) è un compendio degli ultimi 40 anni, e unisce l’epicità cinematografica di Jon Hopkins e Ben Frost con la sperimentazione elettronica ‘90s, il jazz elettrico dei ‘70s, Kepler 186 F è un viaggio che rompe le barriere del tempo con echi di Roly Porter e Ben Frost. Basterebbero questi tre pezzi per catapultarci in uno spazio senza tempo di solitudine cosmica come quello delle missioni di ricerca e raccolta di tylium in Battlestar Galactica online (uno di più bei mmorpg sci-fi degli ultimi anni). Ma un livello simile per tutto il disco sarebbe difficile da sostenere alla prima prova, e HD 40307 G ci riporta al digital minimalism di alcuni episodi di Tetsu Inoue e Uwe Schmidt nei ‘90s, Tau Ceti E suona un po’ (troppo) alla Hopkins, K2 72 E e Proxima Centauri B suonano troppo di maniera e sembrano fuori contesto rispetto al resto del disco, abbassando la tensione complessiva.

In definitiva Kepler è un ottimo album di esordio anche se in chiaroscuro; se da un lato ci sono dei pezzi di una bellezza fuori dal comune e quasi magici, nell’insieme un paio di episodi troppo di maniera non aiutano a tenere altissima la tensione per tutto il disco. Però attenzione: qui dentro ci possono essere le basi per provare a ridefinire i confini tra jazz ed elettronica contemporanea, tutto dipende dall’evoluzione del progetto. Se Kepler resterà un unicum verrà ricordato come un bel disco incasellato tra i tanti nella biografica di due ottimi musicisti. Se invece sarà l’inizio di una collaborazione stabile e convinta, potrebbe aprire scenari veramente interessanti, soprattutto se i due riusciranno a dare un seguito live al progetto. Un secondo disco ancora più focalizzato e convinto nella proposta potrebbe rappresentare un caposaldo che alza l’asticella della performance musicale ibrida, un nuovo ponte tra il mondo acustico e l’elettronica contemporanea.

29 settembre 2018
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