Recensioni

Nel luglio del 2012, quando Blackdown lo intervistò sul suo blog, Wen era il più sconosciuto tra i nuovi producer orbitanti attorno alla sua scuderia. Assieme a Beneath e Visionist, stava preparando una traccia paradigmatica, New Wave, brano poi trasmesso per la prima volta a settembre di quell’anno, durante l’immancabile osservatorio su Rinse (dove il label manager di Keysound fa coppia fissa con il sodale Dusk). Quel pezzo, oltre a rappresentare una delle punte dell’iceberg della 130 family, lo mette sulla mappa, ma già quell’estate il giovane producer può vantare una traccia in streaming soundcloud che da sola racconta di lui e di quel che avverrà, ovvero Commotion.
Commotion è un crocevia nell’oscurità e le strade che portano a Wen coincidono con le più fresche tendenze del dopo dubstep, del dopo half step, di un dopo tutto che è tinto del nero più nero. All’inizio, Owen è uno dei tanti kit che serializza bassi su tempo half step. Avrebbe continuato per quella strada chissà per quanto se quel giorno fatidico l’hard disk non si fosse bruciato e tutti i suoi sample non fossero andati in fumo. La sua storia inizia quel giorno. Rinasce, compatto e in velocità, catalizzando segnali precisi in un periodo di ascolti massicci. Lo troviamo sulla neo zelandese Egyptian Avenue di Epoch in un versus 12” con lui in area nu eski, Hydrulics; nel frattempo, nelle orecchie ci sono i segnali della Keysound, con i quali trova un viatico tra quelle fascinazioni strumentali, i sample degli speaker radiofonici e un lavorio ritmico che scava negli scuri scenari londinesi di inizio Duemila.
Se, tra le nuove leve, gli amici declinano techno (Beneath) o su ancor più glaciali eski beat (Visionist e Logos), il ventiquattrenne Owen Darby è il signore degli anthem per frammenti di declamato, synth austeri come arcaiche orchestrazioni grimey, battute spezzate e bassi spugnosi. Un firma avvincente che colpisce non solo come producer, ma anche all’interno di missati in dj set che inizia a proporre in giro per l’Inghilterra e l’Europa (il 26 settembre 2013 lo abbiamo sentito e conosciuto alla N3XT Clubsteppin’ night presso il Locomotiv Club di Bologna. Sentite come plasma una sua visione dentro uno stream di tracce sue e di altri producer in questo mix per Trap Magazine). Accade così che, tra una dub war e un’agenda che inizia a diventare impossibile da gestire con un lavoro diurno, Wen diventa richiestissimo, i ragazzi iniziano a copiarlo, noi lo additiamo tra gli Ones To Watch 2013 e il suo nome finisce stampato sulla copertina della prima grossa produzione Keysound del 2014.
Signals, mantiene tutte le promesse e le attenzioni che gli appassionati di elettronica hanno riposto in questo prodigio. E’ un esordio sorprendentemente maturo, misurato. Da una parte, la tracklist cede sul lato anthemico cavalcato nell’EP Commotion dello scorso anno per un approccio più morbido che sperimenta, uno a uno, i tratti di più sintetici del grime; dall’altra, resiste alle nuove ondate Boxed, ai venti sino grime e new eski, dosando il retroterra wileyano con un ottimo ventaglio di fascinazioni ritmiche.
Signals è un lavoro di un hardcore fan di radio pirata che, dopo anni di devozione, ha deciso di spedire qualche segnale indietro. E questi segnali di fierezza UK parlano chiaro, Wen li accende come luci, li fa brillare per istanti precisi. Ascoltate Galactic, paragonabile ad Akkord per precisione e sfumature, oppure Lunar, con il feat di Bleakdown che introduce cinematiche trame ambientali in bianco e nero su bassi spugnosi e sotto, ovunque, lo stepping di Darby; oppure ancora la wobblista Swingin’ – nel mix di LDN – dove si torna dalle parti di Commotion in grandissimo stile, con le voci che oramai dici-Wen-e-fai-prima e l’ottimo tocco in balistica garage e house. Singal poi è la killer track del disco. Parata secca per drum machine, la solita vociona sampelizzata e pitchata, i soliti affondi ochestrali di marca grime. Trame che s’ingrossano alla perfezione, che pompano con ottima La gestione dello spazio rappresenta il vero spessore qualitativo di questo esordio. A fine scaletta, Wiley, campionato, spara il nome di Wen al cielo. Owen lo manda in loop nella notte. Poi , in un finale con i fiocchi, arriva quel Riko che nell’ambiente grime è una leggenda. Giro d’archi persiani e giù di flow raggatronico.
Disco senza slabbrature, senza passi falsi né esitazioni. Album di purezza stepping britannico. Da avere ad ogni costo.
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