Beneath (UK)

Biografia

Cresciuto a Stoke ma di stanza a Londra, attivo dal 2011 sia in proprio che sulle label brit che contano in quanto a lungimiranza nei continuum elettronici, Ben Walker ovvero Beneath è, da allora, il segreto meglio custodito tra gli addetti ai lavori della scena. Similmente ad Alex Coulton, ma in maniera più dedicata e paradigmatica, il producer (anche selector e progressivamente sempre più dj) fonda una propria legacy svoltando la UK funky a cavallo del decennio ’00/’10 in uno scuro affare di grime strumentale, dubstep circa ’05/’06 e UK techno che richiama alla mente sia Kode9 che i Digital Myztikz e un pizzico di Downwards. Blackdown di Keysound la definisce inizialmente come sub-zero rollage, musica per il più piccolo e scuro dei club dimenticati d’Inghilterra.

L’esordio è su una label personale, No Symbols, etichetta per la quale, nel 2012, dopo un buzz sotterraneo cresciuto a partire dall’estate dell’anno precedente a suon di tracklist e passaparola tra producer (oltre a Blackdown anche Pinch si accorge di lui), esce 001. Tracce come Straight e Rough riportano la UK funky, ormai ampiamente sfruttata anche sul lato americano (vedi scheda Mumdance relativamente a Mad Decent), in stretti vicoli suburbani affrescati in scala di grigi per basso e scintille di snare.

Poco più avanti esce un secondo volume, 002, che contiene tracce come Seduction Still Hurts e Trackies che ampliano il cerchio dei riferimenti, il dettaglio della produzione e la concisione del missato, ma è con l’esordio su Keysound che Beneath fa il salto di qualità ed entra a pieno titolo nel giro dei giovani producer che contano. Illusions EP, doppio dodici pollici che comprende cinque tracce e un remix, è un’evoluzione coerente del suo immaginario sia in termini timbrici che di narrativa. L’UK funky viene immerso in arcane geometrie, percussioni tribali, cosmologie aliene e meditabondi fraseggi al piano. Non solo, anche l’eskibeat (Wonz), il 4/4 e la garage fanno la loro comparsa nel mix a partire dall’opener Prangin.

Per il producer che, nel frattempo, ha stretto contatti con Visionist e Wen, il tempo è pronto per una New Wave, etichetta paradigmatica che dà il nome alla traccia omonima che i tre confezionano l’anno successivo per la compilation Keysound, This Is How We Roll. La selezione, in pratica, rappresenta un momento fondante del 130 black della casa, definizione ombrello usata dal boss Blackdown per racchiudere l’insieme degli stili gravitanti attorno alle 130 battute per minuto (10 battute in meno delle tipiche produzioni dubstep e grime) della sua etichetta e del comparto più ricettivo dell’elettronica UK.

Nella traccia The New Wave Beneath mette la ritmica, Visionist l’eski, Wen i bassi e le voci trovate. La strada è spianata non solo per i tre giovani producer, ma anche per un’effervescente scena dai molteplici volti e stili che si dipana almeno secondo tre direttrici: nu eski / grime 2.0 (riscoperta del primo grime strumentale), jungle – entrambi affrontati nel nostro speciale Back To Eskimo Jungle – e un fresco comparto UK techno con, appunto, Beneath e una truppa di ragazzi che Pinch assolda sotto la sua nuova etichetta, Cold Recordings. Proprio a proposito di quest’ultimo segmento, il Fact mix 328 del Nostro contiene un primo potente affondo delle sue skill come selector e una piccola ricognizione sulla scena. La scaletta contiene un buon 80% di produzioni sue missate con altre di Grievous Angel (starter UK funky assieme a Ramadanman e al mastermind Kode9) e i giovani Batu e Hagan. Un successivo podcast di RA amplierà il cerchio ai tipi di Livity Sound (Asusu, Kowton e Peverelist) ma anche a Hodge (con il quale collaborerà in Shotgun), Acre e Samuel Kerridge.

Del resto, il 2013 di Beneath era già iniziato sotto il migliori auspici: a gennaio veniva licenziato Duty / Texers sempre sulla Tectonic di Pinch. Successivamente escono il terzo volume di No Symbols (con la traccia culto Shenron) e, sulla oscura Niche N Bump, un’altra gemma, Strike A Pose / Bellz, 12” che incorpora l’incidere di bassi dell’amico Wen con fascinazioni legate al suono delle campane. Ad ottobre, infine, il Nostro è nella line up del festival di culto polacco Unsound, punto di riferimento per l’elettronica di qualità.

Nel 2014 la tela del ragno si espande e l’attività s’intensifica: il producer di Sheffield apre una nuova label, Mistry, dedicata alle pubblicazioni di altri producer e come prima uscita troviamo quel Alex Coulton al quale è stato spesso paragonato per scelte ritmiche e fascinazioni (la sua bomba dancefloor si chiama Bleep Sequence). Nel frattempo, il producer ha firmato per la prestigiosa etichetta PAN dove pubblica Vobes, quattro oscure tracce dal sapore gotico e thrilling e dal taglio più industrial techno come da dettami della casa. A luglio esce il quarto No Symbols che Mumdance propone in esclusiva in un suo slot a Rinse.fm e, sempre con lui, il producer, ha attivato sulla popolare radio UK un b2b un paio di mesi prima.

E’ un periodo piuttosto intenso: sul fronte podcast segnaliamo gli altri due in solitaria su Rinse.fm, il 18 maggio e il 17 giugno, più i mix per Truancy e Resident Advisor; mentre, sempre a luglio, su Berceuse Heroique esce a sorpresa uno slit con Horsepower Productions, duo uk garage / dubstep che non ha certo bisogno di presentazioni, e che qui ripropone un remix di Re-Animator del 2001 Return to the E Rmx, mentre Beneath cura l’inedito WIP. Nel 2016, Ben ritorna sulla sua No Symbols siglando la sua sesta uscita No Symbols 006, mentre su Mistry esce l’ep politico (contro i bombardamenti in Siria) 66 Rebels di Laksa.

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