Recensioni

6.8

Per quanto gli Arcade Fire siano un collettivo capace di muoversi armoniosamente in studio e sul palco come un unico essere multiforme, è innegabile che Will Butler salta all’occhio e all’orecchio in entrambe le situazioni. Suo quel synth che ha proiettato il sestetto canadese su coordinate elettroniche, sue quelle performance al limite della possessione. Il più piccolo dei fratelli Butler ci sta facendo capire da cinque anni a questa parte che le nostre radici sono impossibili da sradicare.

Il suo esordio solista, Policy, è infatti molto legato alle sonorità di Violent Femmes e Bob Dylan, con l’amore per Depeche Mode e Cure mai abbandonato. Friday Night era una semplice istantanea live e il progetto di qualche anno fa in cui Butler metteva in musica i titoli di alcune notizie del Guardian nella stessa giornata in cui venivano pubblicate fu una sorta di lungo happening musicale a distanza. Nel mentre, Will cresceva tre figli, prendeva parte alle questioni sociali legate alla sua cittadinanza, seguiva corsi universitari sulla politica e, ovviamente, scriveva e suonava con gli Arcade Fire, al loro passaggio in major con Everything Now.

Generations è un romanzo in cui converge la spiritualità – retaggio della cristianissima famiglia Butler – che abbraccia le atmosfere di Bethlehem, il fascino schizofrenico di Outta Here e i ricordi di quella dimensione rurale esplorata in The Suburbs che ritroviamo in Surrender. Anche se con molta probabilità è Not Gonna Die a racchiudere il valore artistico non solo del disco, ma dell’intera carriera solista di Butler.

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