• apr
    21
    2017

Album

Woodsist

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«How can we love with this kind of hate?», canta Jeremy Earl nella traccia conclusiva Love is Love (Sun on Time). Una domanda che potrebbe riassumere in toto il significato del nuovo disco a firma Woods, giunto a sorpresa – sospinto da un vento di pura ed impegnata ispirazione – a solo un anno di distanza dall’ottimo City Sun Eater in the River of Light. Lo stesso Earl ha ammesso di essere rimasto spiazzato per come è nata e si è rapidamente evoluta questa nuova creatura. La scintilla, neanche a dirlo, è “merito” di Donald Trump, che a pochi mesi dall’elezione alla carica di presidente degli Stati Uniti ha indotto molti musicisti a ritrovare quella spinta “politica” che si era un po’ sopita, vedi le recenti pubblicazioni a firma Kendrick Lamar, Snoop Dog, Bruce Springsteen – e, sembra incredibile solo a pensarlo, rumors alludono ad una possibile (ma non confermata) reunion anti-Trump per lo storico ensemble Crosby, Still, Nash e Young.

I Woods, da questo punto di vista, rappresentano l’ennesimo esempio di sconcerto dinanzi al voto di milioni di americani. In Love is Love, la band con base a Brooklyn si pone con un occhio quasi da cronista sul campo, rendendo l’album una sorta di taccuino musicato. Si parla di frontiere, di “muri” e di tutto ciò che è rimasto inevitabilmente ai bordi: l’arrangiamento morriconiano di Spring Is in The Air è pura polvere tra i denti, oltre che una delle carte migliori sfoderate dal nuovo album. C’è poi un’anomala idiosincrasia a guidare le appena sei tracce dell’album: una fallace correlazione tra contenuti ed estetica sonora. Il racconto di un’umanità sconfitta, da reinventare, ma affrontata con quell’insolita indolenza che si erge a cifra stilistica di questo nuovo lavoro: basti pensare alle atmosfere bucoliche-oniriche di Lost in A Crowd), alla ballata folk-pop post-dylaniana (Bleeding Blue) o all’animosità jazzy della title-track. Un ossimoro che, tutto sommato, si rivela convincente e pone l’accento anche sulle dichiarazioni rilasciate dalla band a proposito dell’album: «Una meditazione sull’amore e su cosa significhi la vita ora».

Il messaggio, anche stavolta, arriva forte e chiaro: nei nuovi confini ridisegnati dalla politica internazionale dove, ai messaggi di pace, si preferiscono testate nucleari, c’è solo una retta via perseguibile, quella dell’amore. I Woods la percorrono con quell’intensità che ti riconcilia con Lennon, seppur mescolando il tutto con un pizzico di west-coast. Il decimo album della carriera vale il peso della maglia numero 10.

26 aprile 2017
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