• feb
    24
    2017

Album

Polyvinyl Records, La Tempesta International

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Diciamolo con chiarezza: Jamie Stewart non è esattamente il più accessibile degli artisti. In questi 15 anni di carriera abbiamo visto diverse forme degli Xiu Xiu, sia per i vari cambi di formazione, sia per la varietas che ha da sempre contraddistinto la loro produzione musicale art-pop. Ammaliante, forse perché inafferrabile e difficile da collocare, la band americana oscilla tra l’incarnazione di velleità celate dallo sperimentalismo, e il puro ingegno, la stravaganza e la libertà d’esecuzione.

Con Forget, che esce a tre anni di distanza da Angel Guts: Red Classroom, senza contare l’esperienza di Xiu Xiu Plays the Music of Twin Peaks, i Nostri sembrano voler affermare la propria volontà di essere compresi. Ed ecco spiegata la «prova più pop da molto tempo a questa parte», forse dai tempi di La Foret o The Air Force. D’altronde un assaggio di avvicinamento al pubblico l’avevamo già avvertito anche con la ripresa della colonna sonora di Twin Peaks lo scorso anno, ma in questo disco si aggiungono partecipazioni in sede di produzione di personaggi come John Congleton (che ha lavorato con Sigur Rós, Suuns e molti altri “big”), e tra gli ospiti anche Kristof Hahn degli Swans.

Non che in Forget non vi sia ancora cacofonia o il cantato assillante: non mancano episodi di convulsione musicale (At Last, at Last), o bordoni al limite dell’ossessivo (l’austera title track o The Call). La band inoltre non elimina la cupezza à la Nine Inch Nails, le crisi di nervi del noise, l’angoscia esistenziale dell’industrial, la dissonanza tra parti elettroniche e chitarre, lo strazio delle tastiere violentate (Jenny GoGo). Poi, l’apertura: Petite, addolcita dagli archi, pare una sofferta ma inevitabile accettazione dello stato di cose, Hay Choco Bananas è un brano quasi romantico. Queen of the Losers, invece, è abbastanza cibernetico da poter soddisfare Vangelis. Questa apertura non esclude però il tema ricorrente e centrale della Morte: la drammaticità emerge palpabile anche dai pezzi meno nevrastenici, come Wondering, singolo da indietronica à la Cold Cave (cfr. con Life Magazine) e a tratti à la MGMT, o come Get Up, con un finale super catchy che non dimentica la lezione dei Joy Division e della new wave tutta, e in cui viene raffigurato il decesso dello stesso Stewart. Nella liminare Faith, Torn Apart, il poema recitato dalla drag artist Vaginal Davis estende il brano a manifesto radicale genderqueer, pieno d’amore ma anche di sofferenza. In questo processo di sincretismo di generi non mancano alcune pecche e scelte al limite del nonsense, come l’inframezzo rap di Eyce Smith in The Call, che suona decisamente straniante e per nulla calzante.

Forget è un disco austero, tipicamente xiuxiuano, ma che presta maggior attenzione al dato melodico. Qui, con coerenza, la band di Jamie Stewart compie una temperata sintesi tra la sperimentazione e una musicalità più accessibile, meno complicata, tanto da risultare più libera ora – nel senso di svincolata da orpelli di genere – piuttosto che assorbita dalla tenebrosa e oscura scrittura sperimentale.

1 Marzo 2017
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