Flow – I videoclip del 2018

Le festività di fine anno sono il periodo in cui gli artisti si sprecano in clip a tema natalizio piuttosto pacchiani e al limite del sopportabile, quindi è il momento più opportuno per concentrarsi su ciò che è avvenuto in precedenza, durante l’intero anno. Quali sono le immagini che resteranno del 2018? Cosa ci ha lasciato stupefatti, sorpresi, sdegnati, colpiti in qualche modo? I videoclip sono marchi di riconoscimento delle annate, delle epoche, pregni come sono di valore iconografico. Questa è dunque la capsula del tempo dell’anno Domini 2018, riempita con ciò che ci ha particolarmente soddisfatto e con i video che hanno lasciato un segno del tempo. Gli elementi da considerare sono molteplici: spesso è un frame o un quid geniale a rendere speciale o immortale un videoclip a scapito di altri lavori, magari frutto di superproduzioni, ben fatti, ma che scivolano via senza lasciare solchi profondi che affondino nella contemporaneità.

Un video che è saltato subito agli occhi di tutti, acclamato fin dal primo momento, è stato quello relativo a This Is America di Childish Gambino, connotato dal forte significato politico. L’America di Trump, questo ci ricorderà anche fra vent’anni il clip girato da Hiro Murai in cui si stratificano simbologie e citazioni con uno stile attualissimo. Questo spietato ritratto allegorico e metaforico della condizione degli afro-americani negli Stati Uniti ha colpito nel profondo per le scene violente in cui lo stesso Donald Glover spara prima all’uomo che si vede in apertura di clip, poi all’intero coro gospel, trucidandolo. Childish Gambino è citato quasi stucchevolmente in cima a tutte le classifiche, ma è proprio questo videoclip che ce lo ha fatto balzare, grazie a una complessità di forma e significati che lo rende l’opera più “importante” del 2018 in fatto di clip. Un capolavoro assoluto.

Al contrario, ci sono stati video che non hanno affatto messo tutti d’accordo, anzi, hanno diviso e fatto discutere sul loro essere opportuni o meno. Stiamo parlando in primo luogo del clip relativo ad Apeshit di Jay-Z e Beyoncé, ovvero The Carters. Il video diretto da Ricky Saiz è spettacolare e potrebbe essere annoverato fra i clip più belli di sempre; ciò che ha fatto discutere è stata la location del girato, il Louvre di Parigi. Tale scelta è stata giudicata da molti sconveniente, in quanto il risultato sarebbe un mix in cui sacro (le opere d’arte) e profano (rapper e cantanti americani un po’ tamarri) coesistono in modo blasfemo. Eppure non ricordiamo simili polemiche quando nel 2006 il museo parigino aprì le porte al blockbuster hollywoodiano Il Codice Da Vinci, un’operazione commerciale che di artistico o culturale non aveva neppure il retrogusto. Insomma, secondo noi questo video è strepitoso e tocca vette mai raggiunte in quanto a opulenza visiva e ostentazione di potere.

Fra coloro a cui invece non è piaciuto il video dei Death Grips, Shitshow, c’è stato di certo YouTube, che di fatto ha inizialmente censurato il clip diretto dal batterista della band Zach Hill e da Galen Pehrson. Le scene incriminate rimarranno a testimonianza di cosa fosse passibile di censura nel 2018: una donna che fa pipì e un uomo che si pulisce con della carta igienica. Suona già paradossale oggi, fra qualche anno farà ridere; d’altronde la band di MC Ride vuole continuamente spostare l’asticella e ridefinire in tutto e per tutto – anche con le immagini – l’essenza e l’estetica punk degli anni ‘10, e in quest’ottica la censura non è altro che la conferma del successo di una provocazione. Oltre a una parte del titolo, ecco dunque cosa accomuna i due video, seppur agli antipodi per budget e intenzioni formali.

Per quanto Shitshow possa essere risultato scioccante per alcuni, assolutamente più sconvolgente è stata la pubblicazione di Sad!, video uscito il 28 giugno, a distanza di soli dieci giorni dall’assassinio del giovanissimo XXXTentacion. Ciò che ha lasciato sorpresi e inquieti è il fatto che nelle immagini appare Onfroy medesimo in una bara durante il proprio funerale, nonché a confronto diretto con la morte stessa. Una sorta di premonizione che è suonata tragicamente beffarda.

Disturbante – per altri versi – è stato anche l’impatto col video di Aphex Twin T69 Collapse: un susseguirsi frenetico di visual, un’estrema esperienza in CGI che mette a dura prova il sistema nervoso. Uscito ad agosto, il clip curato da Weirdcore si sposa perfettamente col sound di James e fa rivivere le atmosfere pazzesche di uno degli eventi live più rilevanti dell’anno in Italia, ovvero l’esibizione che il producer britannico ha tenuto durante il Club to Club di Torino a novembre.

Non solo gli estremi o gli eccessi hanno lasciato un segno: durante l’anno molti clip si sono distinti per efficacia e potere di coinvolgimento emotivo con discrezione ed eleganza formale. È il caso del video che più di ogni altro ci ha convinti da un punto di vista narrativo: Oh Baby degli LCD Soundsystem. Un clip che racchiude in meno di sei minuti la sceneggiatura di un intero film e in cui è stata adottata un’impronta stilistica prettamente cinematografica: nel corto di Rian Johnson musica e immagini si fondono a tal punto da non poter distinguere se l’una è al servizio delle altre o viceversa. Un intenso capolavoro di cui un’anziana coppia di scienziati è protagonista e il cui finale metterà a dura prova anche i meno inclini a commuoversi.

Stesso discorso, stesso trasporto emotivo e stile narrativo anche per il video seguente: in un attimo il mondo si può stravolgere così tanto da capovolgersi come un’auto impazzita; le persone si illudono di poter controllare il caos costruendo a fatica una felicità destinata a svanire. Sembra quasi che Giacomo Leopardi abbia scritto il video relativo a My Life, singolo del producer Steven Zhu realizzato in collaborazione con gli australiani Tame Impala. Il pessimismo cosmico legato alla natura avversa prende forma nelle immagini di questo notevole clip diretto da American Millennial ed Elliott Sellers, la cui scena iniziale è la tragica conclusione del lungo flashback che la segue. La struggente storia di quattro ragazzi ha come protagonista Willow Smith (figlia di Will e Jada Pinkett Smith), la quale vede la propria giovinezza, il proprio amore ed i relativi sogni dissolversi in maniera beffarda e insensata, al canto di “Let me live my life”.

I video di Soccer Mommy e Chastity hanno spiccato in quanto “maledetti”, cioè scorretti e affascinanti in ugual misura. Il primo risale al 9 gennaio, ma ancora oggi le immagini di Your Dog restano vive: la dolce e pacata Sophie Allison che trascina e vilipende il cadavere del suo ormai ex in un delirio di gioia e rimpianti non si può dimenticare facilmente.

Per quanto riguarda quello di Chastity, relativo a Children, basterebbe a renderlo memorabile anche il solo frame della ragazza skinhead che cammina in mezzo alla strada indossando la felpa con la scritta “Child of Hell”. Partendo da un fatto realmente accaduto di abuso da parte della polizia, il video esprime un’epica urbana contemporanea descritta con grande stile, fatta di antieroi giovani e disperati, da rivista patinata e da galera allo stesso tempo, in lotta contro tutto e contro se stessi.

Il primato del clima di inquietudine espresso nei videoclip nel 2018 è però appannaggio di Low e Fever Ray. La storica rock band del Minnesota è tornata quest’anno con Double Negative, album acclamato da pubblico e critica da cui è stata estratta Dancing and Blood per realizzarne il video. Il regista Karlos Rene Ayala imita le atmosfere lynchane, perturbanti al massimo: non c’è un filo narrativo, ma non potremo scordare facilmente l’anziano che in modo improbabile e senza espressione balla in discoteca intorno al palo per la pole dance; il tutto in bianco e nero e in slow motion, con sguardi in camera che mettono soggezione. Un accordo perfetto con le intenzioni e le atmosfere del brano.

Le maschere ansiogene di Fever Ray non sono meno efficaci, e ritornano in ben sette capitoli che hanno accompagnato per immagini l’uscita di Plunge. L’art pop della cantante svedese è piuttosto indecifrabile, e l’apporto dei videoclip è stato determinante per espandere e far comprendere il suo universo artistico. L’immondo e teatrale banchetto del capitolo Part V: Wanna Sip ne è un esempio diretto.

L’ironia è un’arma sempre molto efficace nel variegato mondo dei video musicali, e quest’anno hanno spiccato in tal senso diverse produzioni, ma nessuna ha superato quella di Charli XCX e del video di 1999. La cantante inglese, con un’operazione nostalgia ben condotta, fa rivivere situazioni, personaggi, tendenze di vent’anni fa, personificando essa stessa insieme a Troye Sivan tali circostanze con tono leggero e divertente. In assoluto il nostro guilty pleasure, fra tutti i videoclip usciti nel 2018, alla scoperta delle mille citazioni.

Nello stesso ambito impossibile non citare il rapper estone Tommy Cash, regista egli stesso dei propri video, i quali racchiudono un forte stile personale ormai ben riconoscibile e riconducibile a un’estetica est europea che in questi anni si è legata al trash in senso fortemente ironico. La qualità delle immagini di X-Ray impone ulteriormente la presenza di questo video nello speciale resoconto di fine anno.

L’ironia declinata secondo la goffaggine e il paradossale assume il carattere di grottesco, uno stile molto raffinato di narrazione di cui si sono avvalsi con merito Gesaffelstein e The Armed. Il ritorno del producer francese dopo cinque anni di silenzio è stato segnato dalla pubblicazione del video di Reset, un concentrato di critica e risate cattive firmate dal regista Manu Cossu. Nel clip si assiste all’evoluzione parodistica della figura del rapper, sempre più ricca di sovrastrutture fino a diventare una macchietta degna solo di essere derisa.

Il video dei The Armed può sembrare banale, ma è stato uno dei più sorprendenti di tutto l’anno, appena capito che il protagonista del clip era nientemeno che Tommy Wiseau, il pazzoide a cui James Franco ha dedicato il pregevole film The Disaster Artist (2017). Paladino del trash, Wiseau è messo alla berlina – vestito in maniera improbabile e assolutamente fuori contesto – davanti alla telecamera, mostrando la propria reazione al brano Role Models. Semplice, perfido, cult, geniale.

Alcuni espedienti formali hanno conferito un’originalità fuori dal comune ai seguenti video. Si tratta di Fun! di Vince Staples e di Can We Stay Like This dei Moose Blood, video che hanno colpito nel segno proprio grazie a scelte stilistiche ingegnose. Nel caso del clip del rapper californiano è stata imitata la tecnologia Google Street View per raccontare vicende di quartiere, cogliendo un forte legame con la quotidianità dei nostri tempi in maniera sorprendente. Il video della emo band inglese invece riesce a tenere incollati fino all’ultimo secondo grazie all’inversione temporale della narrazione, che incuriosisce lo spettatore rispetto alle origini che hanno portato al tragico epilogo presentato all’inizio del clip.

I videoclip musicali possono essere veicoli formidabili per slanci lirici, per rendere un filmato poesia pura, ricca di figure retoriche e suggestioni difficilmente riscontrabili in altri tipi di produzioni. È certamente il caso di Slow Dancing in the Dark di Joji, che offre una mitologia moderna e noir in cui lo stesso producer e cantante nippo-australiano di base a New York assume le sembianze di un fauno che, colpito da una freccia di Cupido, vaga ferito nella notte secondo la lenta danza del titolo, metafora di una relazione che si trascina verso il fallimento.

The Fool You Need di Son Lux è un’altra piccola perla in tal senso: un uomo e una donna sono disperatamente travolti dagli elementi, talmente forti che impediscono loro anche solo di toccarsi. Poco dopo che ciò accade sopraggiunge la morte, unico momento di pace che chiude il cerchio annullando tutto ciò che è stato. Girone dantesco o tragedia greca, le metafore del video riportano alla complessità delle relazioni e della vita stessa.

A questo capitolo si aggiungono le bellissime immagini del video di Quarrel, brano di Moses Sumney. Qui la forza della rappresentazione è declinata secondo un gusto per il bucolico legato alla purezza della natura e in particolare al cavallo, animale in cui lo stesso cantante di Los Angeles lentamente si trasforma.

In fatto di scena alternativa, spesso ferma su vecchi stilemi e poco incline a investire sui videoclip, quali sono stati i casi più riusciti? Le nostre scelte sono ricadute su Turnstile e Iron ReaganL’album Time & Space ha messo d’accordo tutta la critica, anche quella che non si occupa specificatamente di hardcore, e i Turnstile hanno stupito anche in fatto di video con quello relativo a Bomb/I Don’t Wanna Be Blind, allontanandosi da ogni cliché: si tratta di un colorato action in cui un gruppo di ragazzi rincorre un automobilista, reo di aver arrotato un mazzo di fiori. L’auto verrà raggiunta, distrutta e sopraffatta dal potere della bellezza e dei colori.

Take the Fall degli Iron Reagan riprende invece i classici del thrash core, ma lo fa con grande freschezza e coinvolgente ironia: skateboarding e blasfemia la fanno da padrone in questo adrenalinico video firmato Dennis Williford.

Quando pezzi grossi della musica si mettono in gioco sfoderando prove attoriali nei propri video possono uscirne mezzi disastri, ma anche grandi successi come quelli di Smashing Pumpkins e Travis ScottIl grande ritorno della band di Chicago ha segnato il 2018 grazie anche ai clip di alcuni brani tratti da Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun, tra cui quello relativo a Silvery Sometimes (Ghosts). Nella lunga introduzione del video scritto e diretto dallo stesso Billy Corgan, Mark McGrath veste i panni di un istrionico conduttore televisivo. Il filmato mostra i componenti della band nei panni di loro stessi intenti a partecipare a un contest-reality ambientato ad Halloween in una casa stregata, senza rimanere esenti da eventi grotteschi e sovrannaturali.

Travis Scott copre invece più ruoli nel clip di Stop Trying to Be God, tra cui quello di un pastore e di dio stesso, in un video che conta numerosi riferimenti biblici e che vede Kylie Jenner – fidanzata di Travis – nelle vesti della Vergine Maria.

E in Italia? Il regista Francesco Lettieri continua a sfornare ottimi video, tra i quali ricordiamo Pesto di Calcutta e Sinnò Me Moro di Noyz NarcosUscito il 4 febbraio, il video del cantautore di Latina si svolge nell’inverno 1994 su una spiaggia di Fiumicino, dove campeggia un’improbabile cabina telefonica della SIP. Le atmosfere à la Claudio Caligari ed un unico piano sequenza sono le originali peculiarità del video. Il bianco e nero invece caratterizza Sinnò Me Moro, che regala quadri di grande suggestione in cui il rapper romano è un moderno Caronte dotato di supercar, in una continua alternanza di purezza e dannazione.

In chiusura due clip che non spiccano per la complessità della narrazione o per originali ricercatezze, ma che contengono la ricetta del successo. Eleggiamo semplicemente 100 Bad di Tommy Genesis video più sexy dell’anno, diretto dalla stessa modella e cantante canadese che è anche protagonista delle immagini, conturbanti e glamour al punto giusto per essere in perfetta linea con l’estetica del 2018.

Al netto dei gusti personali, per essere immortale un videoclip deve essere iconico, cioè deve rappresentare e inquadrare esattamente un periodo, una cultura dominante e caratteristica di un momento storico con un’immagine. È per questo che il video più rappresentativo del 2018 secondo noi è Psycho di Post Malone: l’immagine del rapper americano a bordo di un carro armato è come un poster, un’istantanea dell’anno appena passato e delle mode che lo hanno attraversato. Un video visualizzato su YouTube circa mezzo miliardo di volte.

 

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