Achille Lauro. Still da "Jingle Bell Rock" (2020). Regia: Fabrizio Conte

Achille Lauro e Annalisa in uno speakeasy anni Venti nel videoclip di “Jingle Bell Rock”

Jingle Bell Rock (feat. Annalisa) è il primo singolo estratto da 1920, il side project di Achille Lauro che chiude l’ideale trilogia dei suoi “ritorno al futuro” iniziata con 1969 (2019) e proseguita con 1990 (2020). Registrato dal vivo con l’accompagnamento di un’orchestra, la Untouchable Jazz Band diretta dal maestro Duccio Bertini, il disco è disponibile dal 4 dicembre 2020 e alterna cover (My Funny Valentine, Tu vuò fa’ l’americano), inediti (Piccola Sophie, Pessima e Chicago) e riedizioni di brani precedentemente pubblicati (Cadillac 1920 e Bvlgari Black Swing).

Sono tornato completamente cambiato da questo viaggio negli anni ’20. La mia concezione di fare musica è sconvolta, tutto ciò che pensavo prima si è capovolto. Inizialmente mi concentravo solo sulla mia ossessione di seguire da vicino tutti i minimi dettagli del lavoro; oggi, grazie a questa trilogia ‘69 – ‘90 – ‘20, ho capito che è stato tutto solo l’entrée di quello che sto per proporre
Achille Lauro

Da come si può intuire già dal titolo, 1920 prende ispirazione dal Proibizionismo statunitense degli speakeasy, del charleston, dei gangster di Chicago, delle flappers, degli abiti eleganti e appariscenti e dei Gatsby della situazione. Questo gioco citazionista musicale ed estetico – probabilmente il più debole della trilogia dato che il trapper sembra più divertito che divertente –  si mostra in tutta la sua luccicante (in)consistenza nel sobrissimo videoclip in bianco e nero di “Jingle Bell Rock” diretto da Fabrizio Conte.

Nel contesto di uno speakeasy anni Venti, Lauro interpreta il barista e Annalisa la cameriera. Due bambini, gli alter ego dei cantanti (come se le canzoni natalizie fossero una prerogativa dell’infanzia), salgono sul piccolo palco già riempito dalla Untouchable Jazz Band e cantano in playback il brano.

Su SA trovate la recensione del sopracitato 1969 e quella di 1990, entrambe scritte da Luca Roncoroni.

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