Edda e Marok – Servi dei servi

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Servi dei Servi è il lead single di Noio; volevam suonar., l’album co-firmato da Stefano Rampoldi (aka Edda) e Gianni Maroccolo (in arte Marok) realizzato durante la quarantena imposta dall’emergenza Coronavirus. Contenente canzoni di Edda arrangiate da Maroccolo e canzoni di Maroccolo cantate da Edda (con l’aggiunta di cover e varie curiosità), il disco sarà disponibile dal 30 giugno 2020 – gratuito con un pre-ordine via Contempo Records – ed è stato composto grazie ad un iPad, un Mac mini e un basso; i due artisti avevano già collaborato assieme per la serie di dischi Alone di Maroccolo.

«Un giorno a Cuba conobbi un ragazzo che era scappato dall’Italia perché lo cercava la DIGOS – dice nella press Edda a proposito di Servi dei Servi – I suoi genitori erano ricchi ma a Cuba sono tutti poveri. Poi tornai in Italia e mi diede una bottiglia di rum da portare a Ricky Gianco. Andai a casa sua e feci una bellissima figura perché non mi ero bevuto la bottiglia».

Omaggio allo scrittore Marco Philopat e allo storico centro sociale Virus, il brano rievoca gli anni ’80 di una Milano sommersa dall’impeto del punk e dalla cultura underground. Ma come per le altre tracce dell’album, scritte durante la Fase 1 del lockdown, Servi dei Servi unisce la dimensione del «ricordo privato» con «la condizione di sgomento collettivo» («tempo ce n’è, potere ne abbiamo / tutti d’accordo e mo’ che cazzo facciamo?» canta Edda sul giro di basso di Marok).

Diretto da Michele Bernardi, il videoclip di Servi dei Servi è «una corsa in soggettiva spinta dal bisogno di luce e di aria, dalla necessità di essere fuori, una necessità non solo fisica ma anche morale, culturale, emotiva». Curate dalla fotografa madrilena Lourdes Cabrera e dall’illustratore Marco Cazzato, le immagini che appaiono sullo schermo sono il frutto di un’astrazione, alla ricerca di un’intimità generata dalla luce (alla stregua del pittore romantico William Turner); di tanto in tanto, in mezzo alla psichedelia dei colori, emergono delle visioni quotidiane «claustrofobiche e al tempo stesso liberatrici».

Per quanto riguarda Marok, su SA potete trovare la recensione di Alone Vol. 1 (2018) e quella di Alone Vol. 3 (2019), tutte e due firmate da Giulio Pasquali. Di Edda invece potete leggere la recensione di Graziosa Utopia (2017) e quella di Fru Fru (2019), entrambe scritte da Fabrizio Zampighi.

di Nicola Rakdej

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