Pop tribale, demoni felini e dancehall sperimentale. Intervista a Capibara

Capibara, progetto del romano Luca Albino (tra i fondatori del collettivo elettronico indipendente White Forest Records), è tra i nomi di punta del panorama elettronico italiano. A solo un anno di distanza dal sorprendente esordio Jordan arriva il secondo LP Gonzorilasciato il 5 maggio 2015 in free-download. Abbiamo intervistato il producer, dando vita ad una divertita chiacchierata sul nuovo album, sulle sue influenze musicali, sulla sua passione per il basket e l’NBA e molto altro.

Quando e come nasce il progetto Capibara e da dove vieni, musicalmente parlando?

Capibara non è nato in un momento preciso o “progettualmente”. È nato piano piano, quasi per caso. Provavo a mettere insieme quello che mi piaceva e che ascoltavo per vedere cosa potesse venir fuori. Su questo, poi, è nato il mio stile, che è decisamente la cosa più difficile da centrare, e il resto è più o meno venuto progressivamente, senza nemmeno cercarlo troppo. Musicalmente non vengo da un posto preciso: amo l’hip hop e con quello ci sono cresciuto. Ad esempio, ora sto ascoltando Noyz Narcos (un mio amore), ma per Capibara mi hanno influenzato gruppi come The National, artisti r’n’b alla The Weeknd, produttori più alla Rustie o alla RL Grime, passando per tutto il mondo creato da M.I.A. ecc… Diciamo che Capibara è il punto di incontro di tutto ciò che mi piace, musicalmente e non.

So che anche Justin Timberlake è una tua grande passione…

[Ride, ndSA] Troppo! I suoi lavori sono perfetti, grazie a Timbaland. È uno dei produttori che stimo di più, ha un livello di groove che mi fa impazzire. Ancora sto cercando di capire come 10 anni fa sia riuscito a tirare fuori il beat di Say It Right. Il sogno è Capibara + Timbaland x Justin Timberlake.

Al momento faccio davvero fatica a immaginare qualcosa di più interessante. Invece il nome Capibara da dove viene? Ho letto da qualche parte una tua intervista in cui dicevi che è ispirato anche da una certa somiglianza somatica…

I motivi che sono solito dire sono tre: la bruttezza, la peluria e il fatto di essere un “patatone”. Avevo sentito in qualche documentario che i capibara a volte possono morire di crepacuore, se prima vengono adottati e poi abbandonati (perchè in alcuni paesi sono anche domestici).

Questa mi mancava. Perdona la prossima domanda, so che è limitante, soprattutto in un caso come il tuo in cui nasce “ibrida” per definizione, ma come definiresti la tua musica?

[Lunga pausa, ndSA] Dancehall sperimentale?

Bella, non ci avevo mai pensato. Nella biografia che ho scritto per SA ti ho definito «con alle spalle un solido background hip hop, è autore di un’elettronica vestita di futurismi garage, ritmi urbani e suggestioni afro, oltre il cui specchio si nascondono linee e orizzonti pop», ma “dancehall sperimentale” è una definizione molto più interessante e sintetica. Aggiudicata…

Abbiamo appena inventato un nuovo genere.

Venendo al tuo nuovo disco (e viste le rivelazioni sui capibara): anche Gonzo ha riferimenti “animali”, giusto?

Gonzo è prettamente “animalesco”. È nato come un disco per descrivere la pazzia del gatto/demone di Lea (grafica di White Forest Records), che passa da momenti di tranquillità, a momenti di pazzia, fino ad attimi da killer puro.

Rispetto a Jordan mi sembra che ci sia qualcosa di più oscuro e tribale, quasi primitivo nel nuovo disco…

Si, decisamente. Forse hai trovato il termine giusto che distingue Jordan da Gonzo. Jordan era più introverso, Gonzo è più primitivo. Forse musicalmente è meno intimo di Jordan, ma mentalmente lo è di più. Se in Jordan un’emozione “triste” o “malinconica” veniva descritta con un atmosfera cupa, lenta, dilatata, la stessa emozione in Gonzo viene descritta su un beat dancehall e da vocals melodici. Ma si parla dello stesso sentimento. E rispetto a Jordan, ci sono molti di questi “sentimenti” descritti così, che sia Caracalla o Key/mon o MATALA HURRA o ancora TVMBLR GVRL.

In Gonzo mi sembra che manchi il “pezzone” pop tipo PTA o Videodreams, però ti muovi anche verso cose nuove. Ad esempio MATALA HURRA mi sembra qualcosa che si avvicina molto alla witch house. Anche Camel Hight mi è piaciuta tantissimo, mi ha fatto venire in mente il nuovo disco degli Heroin in Tahiti

In realtà c’è un “pop” diverso, come in TVMBLR GVRL: un pop che è tra gli Animal Collective e una base puramente hip hop. Ci avrebbe benissimo potuto cantare sopra Youngh Thug. Alla fine sì, ci sono molte cose nuove, le cose che (come Capibara) mi hanno influenzato in quest’album. Così magari in MATALA HURRA ho buttato dentro il vocal di Noyz e una base coatta con pad estesi ed eterei, mentre in Camel Hight, insieme a Petit Singe, ho scritto una traccia che potrebbe essere una preghiera tribale fatta di techno sperimentale scura.

Stai tirando fuori dei tag niente male. Parlando invece della veste grafica di Gonzo, da dove nasce la tua collaborazione con Dets Horore e cosa ha ispirato il lavoro sul disco?

Con Tommaso (Dets Horore) siamo stati compagni di classe al liceo. Ci siamo poi incontrati di nuovo allo IED e sono sempre stato un grande fan anche di Iydliyaf, un suo altro progetto. Mi piace moltissimo il suo stile. Gli ho spiegato chi è Gonzo, il perchè del disco e delle sue sonorità, e lui mi ha praticamente disegnato subito la futura copertina. Un genio.

Tornando alle tracce di Gonzo, credo che Septum sia la mia nuova canzone preferita (tipo, di sempre). Come è nata?

[Ride, ndSA] Avevamo da tempo in mente, con Sgamo, di fare una traccia insieme. Gonzo è stata l’occasione. L’idea è nata parlando con una mia amica, che si era fatta questo piercing-clip finto al naso. Da allora ne ho visti tantissimi finti in giro, tante piccole finte FKA Twigs, e quindi diciamo che è nata come traccia d’odio verso un tot di ragazze. Poi Sgamo ha messo il pezzo importante.

Esulando invece dal disco, in Jordan erano evidenti i richiami al basket, a partire dal titolo fino a James Harden. Sei un appassionato di NBA?

Purtroppo sì, devo a questo molte delle mie occhiaie. Sono tifoso fin da ragazzino degli Atlanta Hawks, che è tipo come tifare per il Chievo nel calcio. Solo che in questi due anni c’è stata la svolta, e ora sono tra i possibili finalisti dei playoff.

No dai, sono un po’ meno sfigati di come li hai dipinti. Hanno comunque avuto la loro età d’oro con Wilkins e Spud Webb…

Bravissimo. Però era dai tempi di Mutombo che praticamente non facevano nulla. Calcola che ho iniziato a seguire il basket dal ’98, le uniche emozioni le sto vivendo nel 2015 [Ride, ndSA].

Io tifo Lakers dal primo three-peat con Kobe e Shaq, per cui siamo proprio un po’ agli antipodi, anche come soddisfazioni attuali purtroppo. Gli Hawks comunque mi sono sempre stati simpatici, quest’anno sogno una finale Atlanta-Memphis…

[Ride, ndSA] Vabbè ma tu hai avuto anni pieni di gioie. Comunque quelle che non vincono mai stanno sempre simpatiche. Ti dirò, Atlanta la vedo male con Washigton se Korver non si riprende.

Effettivamente sta un po’ sparando a salve ultimamente. Giocatore preferito?

Ne ho molti, ne posso dire almeno tre?

Facciamo così: tre attuali e tre passati…

Attuali: Derrick Rose, James Harden e ci metto anche Kyle Korver. Passati: Allen Iverson, Jason Terry (anche se ancora gioca, io ai tempi degli Hawks lo amavo) e il neo ritirato Steve Nash.

Belle scelte. Tra quelli passati ti dico che uno che dovrebbe piacerti, e che troppo spesso viene dimenticato, è Steve Francis…

Anche. Ma anche Jr Smith.

Jr è un vero bomber. A proposito di bomber, a giugno sarai al Miami! Com’è rubare la scena alle Luci della Centrale Elettrica?

[Ride, ndSA] Penso di essere, nella scena italiana, il tipo con meno groupies di tutti. Forse anche meno di Dente. Il problema è che sono bianco. Ho sprecato la mia vita nascendo bianco.

Mia sorella ha 17 anni e ti adora…

Anche se sono bianco?! Voglio fare il processo inverso di Michael Jackson. Scusami, metto sempre in difficoltà chi mi fa le interviste perchè poi le deve tradurre in maniera seria.

Tornando a cose serie: Yakamoto Kotzuga, Go Dugong, Sonambient, Indian Wells, Ankubu, Bewider, Apes on Tapes, Stèv e soprattutto Capibara. Fin qui il 2015 è stato un anno da incorniciare per l’elettronica italiana, con tante belle uscite. Come vedi la situazione? Si può parlare di una vera e propria scena?

Guarda, credo che la situazione sia molto buona. Ci sono i producer e ci sono bei dischi, ma penso che ci sia ancora molto da crescere e soprattutto c’è ancora tanta attenzione da attirare. Siamo sempre in ritardo, a livello di pubblico, rispetto al resto del mondo. Ma stiamo migliorando, è meglio di niente

Cinque brani che consigli?

Visto che è una bella giornata col sole e tutto, e che questa conversazione è iniziata mentre ascoltavo Noyz, ti dico cinque nomi neri:

23 Maggio 2015
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