2562 (NL)

Biografia

Lungo le mutazioni che hanno interessato la scena elettronica britannica e tedesca dal momento di massima esposizione del dubstep alle successive ibridazioni con techno e house, l’olandese Dave Huismans, originario di The Hague (ora di stanza a Berlino), si è da subito distinto per la libertà e la disinvoltura con la quale ha saputo trattare la materia. Inizialmente è A Made Up Sound, alias sotto il quale sperimenta ottimi tagli tra jazz, dub e house d’antan. Poi entra sotto l’ala protettrice di Pinch, che diventa suo mentore per le produzioni sul Tectonic a nome 2562 (il suo indirizzo postale), moniker che fin dall’inizio si pone all’avanguardia nelle fusioni tra dubstep e aeree soluzioni di derivazione Basic Channel, e dunque berlinesi.

Assieme a Martyn, anche lui olandese che presto lo accoglie anche sulla personale 3024 (anche questo un indirizzo postale), Huismans esplora la materia elettronica con mentalità aperta e profonda conoscenza della cultura elettronica. Nel suo esordio lungo Aerial, e nel successivo Unbalance, il campo d’azione comprende dub, dancehall, house, techno, uk garage e 2 step, mentre sotto A Made Up Sound, nel frattempo, il producer si specializza in eclettiche soluzioni house e in generale su ritmo e groove in un percorso dai paralleli possibili con la produzione dell’etichetta Hessle Audio (Non a caso, Pearson Sound gli dedicherà una guida all’ascolto in occasione di un suo live al Fabric di Londra nell’estate del 2013). Sotto quest’alias esce l’album Shortcuts, del 2009, che raccoglie 20 brevi esempi del suo estro produttivo.

A partire sempre da quell’anno, Huismans si mette in proprio: fonda l’etichetta omonima A Made Up Sound e poi la When In Doubt, con la quale sforna i nuovi album a nome 2562 all’insegna di un sound e di un approccio rivoluzionato che non si nutre più soltanto dei continuum dance. Per Fever dichiara di aver campionato solo materiale proveniente da dischi tra i Settanta e gli Ottanta, con particolare attenzione al 1979, sua data di nascita, ma nel disco non c’è nessuna facile allusione alla disco music e, se di funk possiamo parlare, è soltanto nell’accezione di un suonare musica elettronica con fare più fisico, con le mani letteralmente dentro le macchine e i circuiti.

Il sound dell’olandese si fa dunque più stratificato e sfaccettato, strattonato e, in definitiva, più vivo, cangiante e non di meno imprevedibile e vicino ad un’idea di psichedelia elettronica (vedi anche l’EP Air Jordan del 2012 la cui Nocturnal Drummers viene suonata, non a caso, anche da James Holden in un podcast per Resident Advisor). In The New Today del 2014, fermo restando l’attitudine, a cambiare è l’immaginario di riferimento, che ora attinge da “esperimenti synth europei, nastri new age, musica concreta, krautrock, post-punk, electro-pop oscuro e altra musica fuori catalogo”. La nuova traiettoria è una filmica seppiata, oleata per bene da rotondità synthdeliche e cosmica 70s, affermiamo in sede di recensione, che regala ad ogni passaggio nuovi spunti, nuove fragranze, interpretazioni e spessori di suono.

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