Loscil (CA)

Biografia

Attivo dall’inizio dei 2000, Loscil – nome tratto da “looping oscillator” funzione usata dal linguaggio di programmazione musicale csound – è l’alias ambient elettronico di Scott Morgan, musicista canadese residente a Vancouver con un passato indie come batterista nei Destroyer e una professione avviata come compositore di colonne sonore per il cinema e sound director nell’industria dei videogame.

All’interno di un contesto di pop ambient (omonima compilation Kompakt del 2001) declinato dub secondo coordinate Pole e Basic Channel, e umbratilità psico-cartografiche di una terna di musicisti come Mark Nelson (come Pan American), Wolfgang Voigt (come Gas) e Tim Hecker (sotto il moniker Jetone), Morgan, a partire dall’esordio su Kranky Triple Point, trova una sua autorevole via all’esplorazione ambientale inaugurata da Brian Eno attraverso una serie di lavori concettuali incentrati sia su precise zone geografiche della sua città (First Narrows, Sketches From New Brighton, Sea Island), sia ispirati da altrettanto paradigmatiche condizioni fisiche, come gli stati della materia (Triple Point), le profondità marine (Submers), la superficie terrestre (First Narrows) e il cielo (Plume). Con una formazione musicale alla Simon Fraser University, negli anni, e a seconda dei progetti, tenendosi alla larga da noise e field recording, la sua cifra stilistica, abbandonato il lato più improntato sulla techno, approfondirà tanto il minimalismo quando una forma altrettanto aleatoria di chamber music, che si avvarrà di una variegata strumentazione sia acustica che elettronica, in particolare vibrafoni e xilofoni, ma anche chitarre, violoncelli, organi, piano (rhodes e classico).

Come spiega la scelta del nome (in csound è l’unità di base per costruire un sintetizzatore basato sui sample), la musica di Loscil si tiene alla larga dai trend dominanti del periodo a cavallo tra i 90s e i 00s basati su noise, glitch e field recording, per concentrarsi principalmente sul solco ambientale inaugurato da Kompakt con la compilation pop ambient (2001), dunque su un sound basato su synth e powerbook, ambienti, minimalismo, naturalismo e umori sottopelle. Il nome dell’esordio su Kranky del 2001, Triple Point, che riprende alcune composizioni dell’uscita autoprodotta A New Demonstration of Thermodynamic Tendencies, è dedicato al punto in cui gli stati della materia (gassoso, solido e liquido) sono in equilibrio, con il brano d’apertura, Hydrogen, a coincidere con il primo degli elementi della famosa tavola periodica. La traccia dà anche un assaggio di quello che diventerà il marchio di fabbrica del musicista: composte progressioni di note/effetti ai synth oculatamente messe in relazione assieme a droni e ad altri misurati effetti. Un approccio non troppo differente da quello impiegato da Markus Guentner nell’esordio su Kompakt In Moll come da Gas (Wolfgang Voigt) nel suo Pop.

L’anno seguente, il 2002, esce Submers, un nuovo concept, questa volta dedicato alle profondità marine e ai sommergibili, con dedica nella traccia finale alle vittime del sottomarino russo Kursk. Le ingenuità compositive dell’esordio sono già dietro l’angolo e quel che cattura della nuova tracklist è l’immersione in un’elettronica amniotica, onirica e circolare. Ancora una volta dub e droni disegnano un arco attorno al lavoro certosino del canadese, che in quest’occasione dosa alla perfezione una ricca ed imperfetta pasta sintetica-analogica fatta di crepitii e screzi già ampiamente utilizzata nel debutto e tipica della produzione ambientale dei Pan Sonic.

Nel 2004 esce First Narrows, il primo dei concept dedicato a una precisa zona geografica della città dove il musicista abita, Vancouver. Il nome dell’album fa infatti riferimento allo stretto dove sorge il Vancouver Bridge, conosciuto anche come Lions’ Gate Bridge. Il disco, introducendo un taglio partecipato, rappresenta sia un’emersione dalle profondità acquatiche del precedente, sia un lavoro che vede, per la prima volta, alcuni musicisti suonare dal vivo sopra ai canovacci del musicista. Venuto meno il purismo laptop nella comunità elettronica dopo la sbornia glitch, e come già era accaduto nella discografia di Mark Nelson (Pan American), Morgan inizia ad esplorare un approccio organico (anche onirico), fatto di digitale e analogico, un’essenziale chamber music che prevede l’integrazione e l’utilizzo di elettronica e di strumenti acustici. Troviamo, ad esempio, Tim Loewen improvvisare all’ebow assieme a Jason Zumpano (al piano rhodes) in una jam assieme ambientale e desertica nel brano che dà il nome al disco, oppure gli arpeggi sempre di Loewen nella sognante Ema e il violoncello di Nyla Raney nella conclusiva Cloister. Il disco, che segna un allontanamento dall’ambient techno, ed approfondisce incantevoli droni aerei e la lezione del minimalismo, rappresenta la prova più eterea, colorata ed in definitiva umana prodotta finora dal musicista, nonché la prima ad inaugurare un percorso compositivo in senso più classico contemporaneo. Otto delle sue canzoni finiranno anche in un documentario dello stesso anno vincitore di un Genie Award e diretto da Velcrow Ripper, ovvero ScaredSacred. Un girato basato su alcune città e nazioni la cui popolazione ha vissuto grossi traumi collettivi nella storia recente, come Bhopal, Hiroshima, Israele e la Palestina.

Plume

Nel 2005 Morgan rende disponibile per il download gratuito, tramite One Records Stases, una collezione di droni già presenti nel background di alcuni dei brani pubblicati per Kranky Records. Plume, il suo quarto album, prosegue, lungo le traiettorie inaugurate nella prova precedente concentrandosi però sul concetto di ambient music inaugurato da Brian Eno ed avvalendosi anche delle lezioni di Steve Reich, Gavin Bryars, Cluster e Tangerine Dream. Oltre al contributo di Zumpano al piano, al suo fianco questa volta figurano Josh August Lindstrom allo xilofono, Krista Michelle Marshall e Stephen Michael Wood alla chitarra (utilizzata con l’e-bow) per una tracklist dagli arrangiamenti essenziali e dal sound aereo, vagamente plumbeo e velatamente umano, un traguardo compositivo per Morgan, che osserva per la prima volta – e da lontano – i fumi di una rivoluzione industriale in disarmo ma anche, visto altrimenti, una rischiosa strada a senso unico.

Segue una parentesi su Ghostly International prima con una traccia esclusiva, Umbra, presente nella compilation Idol Tryouts 2, e successivamente, nel 2009, con un’uscita in digitale, Strathcona Variations  (Strathcona è un quartiere artistico di Vancouver composto da case fatiscenti e studi d’arte), EP che anticipa un parziale ritorno ai droni e alle sonorità “blu” di Submers, aspetto che ritroviamo anche nella nuova prova sulla lunga distanza – ancora una volta licenziata da Kranky – Endless Falls. Il disco, che apre e chiude con un field recording – lo scroscio dell’acqua fuori dalla residenza del musicista a Vancouver – e presenta uno spoken word di Daniel Bejar dei Destroyer nella finale The Making Of Grief Point, torna ad esplorare l’ambient music scegliendo un taglio più denso e brumoso, fatto di dub disciolti in acqua e lievi molodie. “Loscil è ambient nella vena più classica di Eno e la sua è una piccola metafisica delle attese“, afferma Antonello Comunale in sede di recensione.

Nel 2011 in un nuovo EP, Coast/Range/Arc, commissionatogli dalla Glacial Movements Records di Alessandro Tedeschi, il canadese, scegliendo ancora una volta come soggetto alcuni paesaggi della British Columbia, continua l’esplorazione naturalistica da un’angolazione inedita, prediligendo droni di marca Stars Of The Lid e una forma antartica di new age. Il concept è legato ai ghiacci e al freddo e pertanto vengono impiegate inedite saturazioni noise e organi cattedratici non lontani dalla dark ambient di casa Projekt (volendo, anche una versione soft del più magniloquente sound del conterraneo Tim Hecker); allo stesso tempo, il canadese non rinuncia ai consueti synth aerei/elegiaci in alcuni episodi che sembrano fare da contraltare alle tracce più plumbee.

Sketches From Vancouver

Nel 2012 Morgan torna agli schizzi paesaggistici di precise zone della sua città, come aveva già fatto per First Narrows con Sketches From New Brighton, un lavoro caldo e avvolgente che torna ad avvalersi di misurati grappoli di note e, in generale, a guardare in faccia un sound eminentemente elettronico fatto di sintetica, dub e calchi melodici. Torna Zumpano al piano Rhodes per conferire un suono teporoso e “valvolare” e tra le soluzioni viene ripescata tutta un’effettistica di crepitii e fuzz analogici à la Pan Sonic che il musicista aveva utilizzato all’inizio della carriera. Se Endless Falls metteva in scena l’attesa e la stasi, Sketches è un lavoro in movimento, che non fotografa ma a grandi linee racconta, lasciando i giusti spazi all’immaginazione. Per il musicista, non di meno, è  da vedersi come una prova di coerente rinnovamento, una mossa non troppo lontana da quella operata da Vladislav Delay con Vantaa, la personale risposta a un diffuso interesse per l’elettronica dei ’70.

L’anno seguente Loscil torna su Glacial Movements con un album collaborativo assieme a Bvdub ovvero Brock Van Wey, Erebus. Il disco, della durata di quasi 1 ora e 20 minuti, si caratterizza per l’utilizzo di pad riverberati, manipolazione di voci bianche e droni (un misto di smalti etno à la Dead Can Dance e scura new age post-industriale di marca Black Tape For A Blue Girl), ma nella tracklist c’è molta varietà: arpeggi wave à la Cocteau Twins, accompagnamenti per chitarre (utilizzata sempre con l’e-bow), piano, atmosfere new age e intarsi à la Windy e Carl.

Il 2014, oltre lo split EP con Paul Elam ovvero Fieldhead Fury And Hecla, segna il ritorno in solo con il terzo capitolo sulla lunga distanza dedicato a precise zone geografiche di Vancouver. Sea Island rappresenta uno degli angoli più inaccessibili della città. In origine abitata dai popoli autoctoni dell’odierno Canada, nel ventesimo secolo l’isola è diventata sede di un aeroporto e di una fabbrica di Boeing da guerra della Royal Air Force britannica. L’espansione dell’aeroporto ha finito per occupare quasi tutta l’isola e distruggere gran parte del paesaggio naturalistico circostante, un background stimolante per Morgan che torna con quest’album a sondare le fumose atmosfere di Plume con un approccio aereo ma anche più organico, a tratti sovrapponibile con i primi lavori di Pan American, sfumature di gassoso jazz comprese. Ogni episodio della tracklist, che si avvale anche della collaborazione del pianista Kelly Wyse, del violinista Elaine Reynolds (dei Fieldhead) oltre che dei due sodali Josh Lindstrom (vibrafono) e Jason Zumpano (tastiere), sembra concentrarsi su un particolare momento storico che ha caratterizzato lo sviluppo dell’insediamento aeroportuale e, in tracklist, ritroviamo tanto l’impiego di droni e voci celesti, quanto di strumenti acustici. Non solo, l’elettronica, il dub e il gusto per le soundtrack di Vangelis tornano protagonisti in Iona e Holding Pattern, così come le minimali melodie che da sempre caratterizzano la produzione di Loscil.

Segue For Greta – lavoro della durata di un EP volto a raccogliere fondi per la figlia di due amici del musicista affetta da Sarcoma Ewing – e l’anno successivo – il 2016 – arriva Monument Builders. Focus della nuova prova – già dal titolo e dalla scelta di chiamare un brano Antropocene – è un bilancio sullo stato delle cose sul pianeta Terra che potrebbe benissimo fare da colonna sonora ad una versione muta del documentario di DiCaprio Before The Flood; il tastare il polso ad un mondo che per mano dell’uomo è irrimediabilmente diverso da come sarebbe stato senza il climate change. Non solo, Morgan torna anche dalle parti della biologia che caratterizzava le sue prime prove con particolare ed esplicito riferimento alla malattia vissuta di riflesso per vicissitudini familiari, e il tutto poi si ricollega ad un’epifania vissuta dopo aver riascoltato una vecchia VHS rovinata del film Koyaanisqatsi, in particolare le sequenze in cui la colonna sonora di Philip Glass veniva irrimediabilmente alterata con risultati, a sua detta, sublimi.

Antropocene

Monument Builders è nuovo valido capitolo di un percorso classico ai confini tra ambient, minimal, chamber music e post-techno fin dall’iniziale Drained Lake (“lago prosciugato”), che ricorda le musiche aeree di Plume. Particolarità fondamentale: le intersezioni tra arpeggiatori / droni ed un’orchestra fiatistica giocata linearmente in cut up, strati e volumi che hanno il deliberato scopo di inscenare un misurato crescendo d’angoscia su una base di apparente e funzionale solidità. In questo senso si sviluppano le trame di Red Tide / Marea rossa (tra synth analogici Carpenter style e l’orchestra di fiati filamentosi che sfocia in un fragile riff di tromba anch’essa filtrata), della title track (che più che uno sguardo novecentesco dei “costruttori di monumenti” ne fornisce uno spaccato d’inesorabile tragedia) o della citata Anthropocene, dove tornano gli apreggiatori ed una costruzione armonica decisamente affine a N-Plants di Biosphere. Differentemente, in Deceiver troviamo una delicata melodia che sembra voler circoscrivere il calore familiare attorno ad una situazione di malattia. Chiude Weeds che, fin dal titolo, pare indicare le erbacce che crescono tra le macerie. E’ qui che il riferimento a Glass si fa più esplicito seppur compresso in voci fito-organiche. Attorno a questi sample, Morgan gonfia lentamente un drone puntillistico come lo disegnerebbe Lorenzo Senni e lo fa crescere con la stessa compostezza e rigore con la quale ha arrangiato l’intero lavoro. Alla fine è come se si arrivasse sul bordo di una cascata, poi un nulla vertiginoso e liberatorio.

Non passa nemmeno un anno e sotto la sigla Loscil esce l’autoproduzione Bannockburn, un’unica composizione dronica della durata di un ora. Equivalents, pubblicato da Kranky, è invece del 2019 con il titolo a far riferimento all’omonima serie fotografica di Alfred Stieglitz, fotografo famoso per aver scattato, tra il 1925 e il 1934, almeno 220 “ritratti” di nuvole su cieli dalle tonalità grigio scure in cui quasi mai compaiono orizzonti o alberi o colline, solo queste catartiche e un poco minacciose masse di vapori sospesi nell’aria. Secondo Stieglitz questi scatti equivalevano a «stati d’animo filosofici o emozionali». Da qui l’intento di Morgan: farne un calco musicale, dischiudere un enigmatico mondo sonoro fatto di impressionistici chiaroscuri, tra addensamenti e digradazioni, impercettibili svolte e virate maggiormente drammatiche. Equivalents è un lavoro essenzialmente ambient, che toglie i colori dal campo visivo mettendo a fuoco un’unica tonalità. Musicalmente siamo a metà tra Brian Eno e Pan American, un guado in cui si agitano circospette le tipiche pennellate del Nostro qui rese come un’ossimorica – e tipicissima per il genere – stasi in movimento.

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