Billy Bragg su Morrissey: “ci rendiamo conto delle implicazioni che sottendono al supporto a For Britain?”

A chi fa distinzioni tra arte e artista, Bragg pone un interessante quesito: ci rendiamo conto delle implicazioni che sottendono ad un implicito supporto a un partito come For Britain?

Billy Bragg ancora non si capacita della trasformazione compiuta da Morrissey dagli anni con gli Smiths – in cui era considerato un cantore di «tutti coloro che non sentivano di avere un posto nella società» – a quello che è diventato oggi, ovvero un convinto sostenitore di un partito antisemita di estrema destra, For Britain. Non hanno certo giovato e non sono passate certo inosservate le ultime controverse uscite del cantante: «tutti, alla fin fine, preferiamo la nostra razza», «i confini, se sono stati inventati, a qualcosa servono: mettono ordine». E se queste frasi, tolte dal loro contesto, potrebbero non restituire tutti i contorni delle riflessioni del cantante, come sostengono hardcore fan e altri pensatori, come la mettiamo con quel che ha denunciato l’autore di Life’s A Riot in un lungo post pubblicato in queste ore?

Il fatto è questo ed è piuttosto autoevidente: Moz ha condiviso il 30 giugno un video sui suoi canali ufficiali in cui si paventa la teoria che l’establishment britannica stia promuovendo il multiculturalismo inneggiando ad artisti come Stormzy a spese della cultura bianca del Paese. Come sappiamo Stormzy è reduce da un bagno di folla al Pyramid Stage di Glastonbury, performance che ha avuto un enorme riscontro mediatico, nazionale e internazionale, anche solo per il gilet anti-accoltellamento firmato Banksy indossato dalla grime star. «Solo applausi per Stormzy e forca per Morrissey», il commento del cantante, e Bragg non ci può credere. Approfondisce la questione e si rende conto che l’autore degli streaming è un suprematista della peggior specie. Tra le sue teorie cospirative preferite c’è anche la Great Replacement Theory, ovvero quella condivisa da un’ala dell’estrema destra secondo la quale esiste un piano per cancellare la popolazione bianca di Europa e Nord America attraverso l’immigrazione e la guerra culturale. Altro dettaglio da cui Bragg deduce la frequentazione di questi canali da parte di Morrissey, è l’aver condiviso quello streaming poche ore dopo la sua pubblicazione. Che siti frequenta di solito per aver trovato e condiviso così velocemente uno streaming del genere?

Il post continua, ed è piuttosto lungo, ma il ragionamento di Bragg si allarga ad almeno un altro interessante punto che esponiamo in questa sede. La scusa gliela dà una recente affermazione in supporto di Morrissey da parte di Brandon Flowers dei Killers: «He’s Still A King / è ancora un Re». La domanda in questo caso è questa, ed è ben posta: ci rendiamo conto delle implicazioni che sottendono ad un implicito supporto a un partito come For Britain? Bragg cita il videoclip della band di Las Vegas Land of the Free, in cui la metafora è quella del muro e dei muri che dividono le persone, «un inno alla diversità oltre che alla libertà» leggiamo nella nota stampa. Peccato che un partito come For Britain quei muri li vorrebbe costruire e fortificare, e non il contrario.

Delle visioni politiche di Morrissey abbiamo recentemente parlato anche in sede di recensione del cover album California Son: particolare in quella tracklist la scelta di due canzoni di Phil Ochs e Bob Dylan, brani decisamente lontani per urgenza e impianto ideologico dalle idee di For Britain.

Last Sunday, while much of the British media were lauding Stormzy’s Glastonbury headline show as epoch defining,…

Posted by Billy Bragg on Sunday, July 7, 2019

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