Pippo Baudo e Franco Battiato a "Domenica In" (1980)

Franco Battiato e l’imbarazzante intervista di Pippo Baudo a Domenica In nel 1980

Il presentatore dimostrò malcelata antipatia e ignoranza sul cantautore suo conterraneo, nonché poco tatto

Nel 1980 Franco Battiato era in piena esplosione commerciale grazie alla pubblicazione del suo ultimo album, L’era del cinghiale bianco, e venne a presentarlo in diretta a Domenica In, programma televisivo condotto all’epoca da Pippo Baudo.

Presentandolo non nel migliore dei modi come un personaggio dal ritratto piuttosto accigliato e triste, il presentatore diede dimostrazione di ignoranza e poco tatto già dalle prime battute dell’intervento, descrivendolo come un nuovo cantautore e interrogandolo (o meglio, sfottendolo) su (non esplicitate) note di copertina allegate a Zâ, uno dei due brani contenuti nell’omonimo lavoro del 1977 («Ha bisogno di un ascolto che definirei meta-analitico, a favore di una non-spazialità a-temporale»).

Nuovo cantautore è curiosa, perché bene o male sono 18 anni che faccio questo mestiere, ho inciso dodici dischi. Solo statistica…
Franco Battiato

Già «nuovo cantautore» detto a Battiato in quell’anno si commentava da sé, ma è quando Baudo arriva a prenderlo in giro sulla forma del naso («di profilo c’hai un naso che… pensa a una previsione del tempo fatta da lui e Pippo Franco») che Battiato dà grande dimostrazione di eleganza e compostezza, soprattutto perché a quel punto il presentatore è fomentato e lo incalza col chiaro intento di sminuirlo («non fare come Fonzie che aspetti la traduzione»).

Meta… …ovvero l’analisi aldilà dell’analisi. Non spazialità, ovvero la negazione che annulla la spazialità… …e al testo che riporti manca un pezzettino finale in cui dico che Antonino Zichichi – che è siciliano come noi – ed è presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare se avesse sentito una cosa del genere mi avrebbe mandato sul rogo come avrebbero fatto con le streghe. Perché questo genere di definizioni un po’ aldilà della scienza. Fa parte di quello che si chiama intuizione. E non si può dimostrare con le manopole
Franco Battiato

«Normalmente i cantanti vengono qui e si presentano con un balletto con le girls che ballano che fanno scene e invece tu sei venuto con un violinista», chiude in bellezza Pippo Nazionale, che sbaglia pure il titolo della title track dell’album (è L’era del Cinghiale Bianco e non il Cinghiale Bianco…). «C’è chi usa le gambe e chi la testa», la riposta di Battiato.

Battiato e Baudo torneranno ad incontrarsi in TV ma i toni della conversazione saranno altri, come possiamo vedere nell’intervista del 1983 e in quella del 1985. Nel 2018, in occasione di un’intervista concessa a La Sicilia a proposito dei siciliani a Sanremo, il presentatore catanese lo racconterà in questi termini: «Franco aveva un atteggiamento schivo, molto modesto, sembrava esserci e non esserci. Ma s’imponeva con la sua classe, le scelte stilistiche, i cantanti che ha portato, da Alice a Giuni Russo. Per Elisa ha un significato nascosto, perché Elisa è la droga, trattata in modo poetico, esemplare, con grande classe. Un grande autore, mai una presunzione, in palcoscenico è un personaggio anche quando non fa niente». Sul sito della RAI quel loro primo incontro viene descritto come bizzarro e sardònico.

Se volete approfondire la figura del cantante compositore siciliano, su queste pagine trovate un ampio monografico dedicato al cantautore siciliano nonché la recensione della sua ultima pubblicazione, Torneremo ancora, a cura di Stefano Solventi. Un’altra famigerata intervista alla TV nazionale è stata quella tra Celentano e David Bowie a Francamente me ne infischio del 1999, e come dimenticare quella di Mike Bongiorno ai Depeche Mode a Superflash.

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