Morrissey
Morrissey, still dal videoclip “Jacky's Only Happy When She's Up on the Stage”

Morrissey si difende dalle accuse di razzismo, attacca la stampa britannica e si scusa (?) con Robert Smith

Morrissey contro tutti. Ma a intervistarlo è il nipote.

Morrissey non ci sta. Alle accuse di essere razzista e di appoggiare la causa di partiti di destra, ha risposto con un’intervista al vetriolo in cui ha sparato a destra e a manca, sorprendendosi per il fatto che gli abbiano dato dello xenofobo e prendendosela anche con la stampa britannica, rea di aver montato una campagna ostile nei suoi confronti che di recente ha portato anche alla rimozione di alcuni cartelloni pubblicitari dell’ex Smiths da una stazione ferroviaria di Liverpool e al rifiuto da parte di uno storico negozio di dischi gallese, di vendere il nuovo album del cantante, California Son. Unico neo: Morrissey nel farsi intervistare giocava in casa, visto che a porgergli le domande era il nipote, il fotografo Sam Esty Raymer, che ha pensato bene di apparire terzo e dalla schiena dritta usando come introduzione alla chiacchierata le seguenti parole: «Ho voluto intervistarti io perchè sono stanco di leggere cose terribili su di te sulla stampa britannica». Beh, di sicuro tutti vorrebbero avere un intervistatore così. E il botta e risposta dove altro poteva essere pubblicato se non sul sito dello stesso musicista? Lì si può recuperare nella sua interezza, ma eccone alcuni passaggi significativi.

Tanto per cominciare Morrissey ha detto la sua su For Britain, la formazione politica di estrema destra che è stato accusato di appoggiare: «Chiamare qualcuno razzista, nella Gran Bretagna moderna, significa aver finito gli argomenti, vuol dire chiudere la conversazione e scappare. La parola “razzista” non ha più senso oggi. Tutti, alla fin fine, preferiamo la nostra razza. Questo ci rende tutti razzisti? Sono le persone che riducono ogni discorso a una questione di razza che dovrebbero essere chiamate razziste, perchè niente nella vita è esclusivamente una questione di razza. La diversità può essere una forza, nel momento in cui si hanno idee diverse dagli altri. Prendi i confini. Se sono un’idea così terribile, perchè sono stati inventati per primi? I confini mettono ordine. Altro esempio: non vedo come oppormi alla macellazione Halal possa fare di me un razzista, quando è tutta la vita che lotto contro ogni genere di macellazione animale».

L’autore di Meat Is Murder se l’è presa anche con i giornali, e col Guardian in particolare: «Da intrattenitore, apparentemente non hai diritti umani, perchè butti te stesso “là fuori”. Se avessi fatto il postino, avrei vinto una causa per molestie contro il Guardian e mi sarebbero stati riconosciuti 10 milioni di sterline di danni morali da parte loro. Puoi sventolare il Guardian e dire semplicemente che sono ridicoli, ma allo stesso tempo devi chiederti se hanno degli standard di giornalismo accettabili e distinguere tra cosa è notizia e cosa viene scritto col solo intento di fare del male. Il Guardian ha sempre importunato e tormentato i musicisti portandoli a non lavorare più con me. Questo non è giornalismo, e non si tratta neppure di opinioni, no: questo è odio, riversato col solo intento di rendermi un bersaglio. Mentre là fuori si ammazzano con i coltelli e si tirano l’acido addosso, ci si aspetterebbe dal Guardian un po’ più di senso della moralità. E invece, se potessero vedermi soffrire fisicamente come risultato diretto della loro tirannia, brinderebbero con lo champagne nei loro uffici. Fa gelare il sangue. Il Guardian crede di essere un partito politico».

La politica, appunto. Morrissey è tornato a parlare anche di quella, prima citando Nigel Farage e dicendo che «sarebbe un ottimo Primo Ministro, se ci si ricorda cosa significhi essere un Primo Ministro», poi parlando di Anne Marie Waters, la fondatrice della succitata For Britain: «Credo che sia l’unica leader di partito capace di unire destra e sinistra, non ne conosco altri che lo vogliano. Il Regno Unito è un posto pericolosamente pieno di odio adesso, io penso che avremmo bisogno di qualcuno che fermi questa pazzia e parli per tutti. E vedo Anne Marie Waters come questa persona. È estremamente intelligente, ferocemente dedita a questo paese, è coinvolgente e allo stesso tempo molto divertente».

Tono conciliatorio – o in questo caso più auto-assolutorio?- che il cantautore di Greater Manchester ha mantenuto anche nei confronti del collega Robert Smith, il cantante dei Cure, scusandosi con lui per le cose dette negli anni Ottanta, quando i due – all’apice delle rispettive carriere con le rispettive band – se ne dicevano di tutti i colori a mezzo stampa: «Ho detto cose terribili su di lui 35 anni fa, ma non volevo. È una gran cosa poter dare la colpa di tutto alla Sindrome di Tourette. Non sono responsabile per qualsiasi cosa possa aver detto nel 1983. Dopotutto, chi lo è?».

Su SA potete trovare il monografico su Morrissey e quello sugli Smiths. Inoltre potete consultare – tra le altre cose – tutto quanto relativo a California Son, inclusa la recensione a firma Giulio Pasquali, oltre alla review di Diego Ballani del precedente lavoro Low in High School (pubblicato nel 2017).

Tracklist
  • 1 Morning Starship (Jobriath)
  • 2 Don’t Interrupt The Sorrow (Joni Mitchell)
  • 3 Only A Pawn In Their Game (Bob Dylan)
  • 4 Suffer The Little Children (Buffy Sainte Marie)
  • 5 Days Of Decision (Phil Ochs)
  • 6 It’s Over (Roy Orbison)
  • 7 Wedding Bell Blues (Laura Nyro)
  • 8 Loneliness Remembers What Happiness Forgets (Dionne Warwick)
  • 9 Lady Willpower (Gary Puckett & the Union Gap)
  • 10 When You Close Your Eyes (Carly Simon)
  • 11 Lenny’s Tune (Tim Hardin)
  • 12 Some Say I Got Devil (Melanie)
Morrissey
California Son

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