Robert Smith, foto per la stampa, Meltdown Festival 2018

Robert Smith (Cure): dopo sette anni diventa virale un’intervista in cui si scagliava contro la corona inglese

Nel fantastico mondo del web diventa campione di condivisioni un'intervista di Robert Smith datata 2012.

Nel fantastico mondo del web succede anche che un’intervista rilasciata (e trasmessa) sette anni fa torni d’attualità e diventi virale, come se quelle dichiarazioni fossero state rese ieri. È quanto è successo a Robert Smith, leader dei Cure, che nel 2012 fece una chiacchierata con il magazine TV francese Télérama in cui sparava ad alzo zero contro la monarchia britannica. Va detto che il mondo, nel 2012, era totalmente diverso da oggi. Obama si apprestava a iniziare il suo secondo mandato alla Casa Bianca, l’ISIS non esisteva ancora, “Brexit” era una parola astrusa e il dibattito europeo più che centrato sui populismi e sui nazionalismi era accartocciato intorno alla questione austerity/politiche di bilancio espansive, con la Merkel – al suo apogeo – da una parte e i paesi altamente indebitati dall’altra. Noi in Italia ne sapevamo qualcosa, visto che eravamo nel pieno del governo tecnico targato Monti e dei bei casini da esso creati; quanto alla musica, il 2012 fu – tra le altre cose – l’anno dei Tame Impala con il loro album della consacrazione Lonerism, ma anche dell’esordio dei Goat, nonchè dei ritorni di Swans e Dead Can Dance, tanto per dirne due; e lo sport? Beh, come non ricordare i muscoli di Balotelli mostrati in faccia al mondo dopo il gol alla Germania agli europei di calcio; e poi la tecnologia, con Twitter, Spotify, Instagram, tutti agli albori della loro esplosione su larghissima scala.

Questo per dire che quanto uno possa aver affermato sette anni fa deve essere per forza di cose essere relativizzato. Si sa, Internet annulla le distanze non solo fisiche ma anche temporali. Succedeva anche prima dei social, ai tempi dei forum tematici. Magari litigavi online con qualcuno che aveva scritto chissà quanto tempo prima un commento che non ti garbava, come se i giorni, le settimane, i mesi non fossero passati. Era – ed è – assurdo, a pensarci. Eppure il caso di Robert Smith insegna. Le sue dichiarazioni sono diventate campioni di condivisioni oggi, e non si sa nemmeno il perchè, ed è curioso notare come abbiano riacceso la polemica anche a distanza di così tanto tempo.

Ma che disse, allora, il frontman dei Cure? In sostanza si scagliava contro i privilegi che connaturano lo status di reale inglese: «Ogni tipo di privilegio ereditario è semplicemente sbagliato – affermava – e non è solo anti-democratico, ma sbagliato in assoluto. Ciò che mi sconvolge è che ad alcune persone che io ho davvero ammirato nel corso degli anni abbiano offerto una ricompensa dalla famiglia reale, dalla monarchia ereditaria, e che loro siano diventati Lord o Sir». Fosse capitato a lui, sicuramente avrebbe rifiutato. Anzi peggio, stando alle sue parole: «Onestamente, se mai accettassi l’onorificenza, e non lo farò, mi taglierei le mani prima di andarla a ricevere. Come si permettono di pensare di potermi dare un riconoscimento? Io sono molto meglio di loro, non hanno mai fatto niente in vita loro, sono degli idioti fottuti».

https://twitter.com/davemacladd/status/1121808626950266880

Ad ogni modo, la (vecchia) sortita sul casato di Windsor torna in circolazione in tempi non sospetti, visto che non più tardi di un mese fa lo stesso Smith aveva sparato bordate anche a un’altra istituzione, stavolta della musica mondiale, la Rock & Roll Hall Of Fame, anche se lì – in verità – ci era andato un pochino più morbido. Del resto, ripetiamo, dall’intervista à la Johnny Rotten contro la casa reale sono passati sette anni e magari anche nel suo caso l’età che avanza avrà smussato le asperità…

Ricordiamo che i Cure hanno celebrato i quarantanni di carriera lo scorso anno con una memorabile performance in chiusura del Meltdown Festival e con uno speciale concerto ad Hyde Park. Quest’anno il tour continua con numerose date: saranno headliner del Glastonbury 2019 (quarta volta per loro sullo storico Pyramid Stage), mentre in Italia l’unico live è stato fissato alla Visarno Arena di Firenze. E mentre aspettiamo il documentario, diretto da Tim Pope, che racconterà la storia della formazione tra passato, presente e futuro, in archivio trovate le recensioni oltre che del succitato 4.13 Dream, anche di Disintegration, Pornography e The Cure.

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