Intervistato da COS in occasione delle due nuove colonne sonore composte assieme a Atticus Ross – Mank e Soul – Trent Reznor è tornato a parlare del rapporto che lo lega a David Bowie e dell’influenza che ha esercitato sulla sua carriera e sulla sua vita in particolare.
Su quest’ultimo punto, ovvero sul rapporto personale intercorso tra i due, gli argomenti sviscerati sono grossomodo gli stessi espressi in un’intervista concessa a Rolling Stone nel 2016. Reznor parla del Duca Bianco come di qualcuno «interessato a te», una persona umana dietro al mito che gli «ha insegnato che in un mondo dove tutto sembra andare a rotoli e dove la stupidità ha preso il sopravvento, c’è comunque spazio per una visione artistica senza compromessi». E sempre in quell’occasione, il frontman dei Nine Inch Nails, ha raccontato che Bowie lo ha aiutato a scegliere una via migliore della disperazione e dell’autodistruzione, incoraggiandolo a rimanere sobrio nel momento in cui aveva pesanti problemi con l’alcol.
Di nuovo nella recente intervista c’è la storia del suo rapporto con la discografia della compianta rockstar, un percorso d’ascolti e fascinazioni partito da Scary Monsters, al tempo in cui era abbonato al Columbia Record Club. «Al ragazzo che ero all’epoca, quel freddo alieno toccò un nervo scoperto. Iniziai a recuperare gli album precedenti e successivi della sua discografia fino ad avere il piacere di scoprire, qualche anno dopo, Hunky Dory, Ziggy Stardust e Station to Station. A quel tempo, ai miei occhi era diventato il miglior archetipo di attore che fingeva di essere una rockstar, qualcuno con una voce incredibile che aveva la capacità di reinventarsi in modi che richiedevano un gran coraggio per farlo per poi riuscirci, avere successo e infine buttar tutto alle ortiche per provare qualcosa di nuovo… …anni dopo quando mi sono ritrovato a potermi pagare le bollette con la musica ed era tempo di scrivere del nuovo materiale ho ripensato a tutto questo e mi son detto: “fanculo, questo è ciò che significa essere un artista”. Quella è stata l’influenza su di me dell’uomo dalla distanza, a livello fan, non propriamente quella esercitata dalla musica che mi ha connesso con lui».
Altro interessante aneddoto emerso dalla nuova chiacchierata è il ricordo della telefonata che gli fece Bowie per chiedere ai suoi Nine Inch Nails di aprirgli il tour negli anfiteatri: «Mi disse che aveva questo strano album in collaborazione con Eno che rifletteva i suoi lavori berlinesi… …che eravamo l’unica band che voleva con lui… …gli risposi F**k, yes, che provavamo per lui lo stesso sentimento e così siamo stati in tour per due lunghi anni alla fine dei quali stavo letteralmente implodendo. Dovevo staccare… …ed è stato lì che lui si dimostrò come un fratello maggiore».
Su SA trovate due approfondimenti di carriera dedicati sia a David Bowie che ai Nine Inch Nails. Per leggere l’intervista completa di Consequence Of Sound vi rimandiamo all’articolo pubblicato sul portale. Di seguito il clip di I’m Afraid Of Americans che vede protagonista Reznor nei panni di un tassista psicopatico.