• Ott
    11
    2014

Album

Urtovox, Ala Bianca

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Fin dalle prime prove (il formidabile sophomore Cuckoo Boohoo del 2004) il quintetto di Agropoli ci sorprese per la capacità di escogitare congegni sonori anche complessi senza mai perderci in freschezza ed efficacia, padronanza da una parte ed entusiasmo da esordiente spacca-classifica dall’altra. Disco dopo disco – ne sono arrivati sei in tredici anni – questa attitudine non si è affatto smorzata, anzi, è andata accentuandosi seguendo la scia di un pop-rock intrigante che non ti fa mai mancare la trovata, il colpo d’ingegno che dà senso al pezzo, ad ogni pezzo. Una formula azzeccata il cui solo difetto era una vaga carenza di necessità, come se la messinscena si divorasse il vissuto, come se al nocciolo mancasse quel po’ di polpa che garantisse sostanza al dramma, allo sberleffo, allo struggimento, all’ironia, alla sfuriata, al ciondolare onirico e via discorrendo.

Anche quando nel precedente Midnight (R)evolution i testi azzardavano tematiche più impegnate, predominava un senso di coreografia, un’ansia di arguzia sonora che si divorava tutte le energie nel momento stesso in cui portava a compimento la missione. Con Butterfly Effects il problema non trova soluzione, anzi Enzo Morello e compagni sembrano puntare tutto sugli aspetti forti della proposta confezionando una scaletta zeppa di hit potenziali, colti in una dimensione mediana tra il citazionismo scafato dei Franz Ferdinand (su tutte la dinoccolata Mirrorball) e la versatilità accalorata degli Arcade Fire (se Fall To Restart gioca a fare la The Suburbs coi synth, My Heroes Are All Dead sembra piovere dalla caligine cupa di Neon Bible), il tutto proiettato in un disegno complessivo che potremmo definire power-pop per gli anni Dieci.

Tra un wave funk con svenevolezze Badfinger (Made To Grow Old), un boogie androide che ammicca Black Keys (Mary), una malinconia soul attraversata da mesmerismi trip-hop (Quiver) e una didascalia Bee Gees glassata glam (Always I’m Wrong), le possibilità di restare intrigati sono inversamente proporzionali a quelle di annoiarsi. Resta però quel gap emotivo cui accennavamo, come un fantasma dispettoso nella macchina che non vuole saperne di vaporizzarsi. Ed è un peccato, perché sembra mancare davvero poco così.

8 Ottobre 2014
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