Recensioni

6.5

A due anni dal convincente affresco marziano dedicato al rave che fu, triggerato a colpi di laser, strobo e quell’arma a doppio taglio che loro stessi definivano avant-edm, gli Amnesia Scanner tornano con un nuovo album che promette apocalissi e wellsiani flirting con l’assurdo. Il connubio tra cyber e pop cavalcato da Grimes e quel ciarpame metal gazing sabotato all’ingresso proposto da OPN in Garden Of Delete rimangono gli elementi fondanti. A quelli s’aggiungono polimeri di Bad Bunny, J Balvin e (se vogliamo guardare a casa nostra) Populous, il tutto glassato nell’inferno turbo capitalista di Upload giusto per allargare lo spettro delle fascinazioni alle serie tv che più ci hanno convinto di recente.

Spoiler: il loro «horror fin de siècle con voyerismo sul nuovo mondo che verrà è ottimo sulla carta», risulta vertiginoso nelle sue ibridazioni rock (vedi As Flat con i Code Orange), meno nella resa finale e sulla tenuta complessiva. Tearless – al pari di un logorroico disco dei Residents – è un concept fatto di ampi spazi scenici, gesti plateali (vedi quel grattugiato a base di Rihanna intitolato As Going), interludi (Call Of The Center) e danze androidi (As Trouble), ma più propriamente è una matrice dai molteplici rimandi lasciata volutamente aperta (As Labyrinth).

Gli Amnesia Scanner, che avevano in mente (e ora in epoca Covid-19 possono soltanto sognare) importanti show con cantanti e corpi di ballo, non sono i Knife, piuttosto – e lo dico dal precedente album – sarebbero perfetti sotto la guida di Björk per un nuovo capitolo discografico dell’artista islandese. Da soli, almeno finora, non sembra riescano ad addomesticare la bestia dalle grandi potenzialità che hanno creato. Possiamo vederlo come un elemento a loro vantaggio, ma non vogliamo accontentarci. Possono darci di più.

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