Recensioni

Che sotto sotto gli Amnesia Scanner avessero per oggetto certi anni ’90, ce ne siamo accorti quando nel loro primo EP pubblicato per una label canonica – la briannica Young Turks – avevano tirato in ballo più o meno consapevolmente Autechre, Gibson, Cronenberg e la trap (la cui storia è ben più lunga di quel che si possa pensare), calandoli in modi e modalità distopiche che rimandavano dritte dritte al caro vecchio (e defunto) rave. Era un rave puntiforme per androidi e umanoidi, concettualmente affine ai ragionamenti su automazione e zero work che si fanno in questi anni, aperto a teorie cospirative ma pur sempre rave era, pur sempre a Matrix rimandava.
AS aveva idealmente inaugurato una seconda fase di carriera per il duo, non solo per i formati distribuiti (tradizionali oltre che digitali) ma anche per la maggiore compattezza e fruibilità della proposta, che a quel punto contava pure sul nostro Lorenzo Senni a livello di influenze e pure su un pizzico di pop. A conti fatti, non avevano compiuto alcun miracolo, niente epifanie à la Untrue, beninteso, ma l’aver contribuito, nel loro piccolo, ad unire due generazioni di clubber più che a dividerle, era cosa di non poco conto, soprattutto se la tag di genere che si sono trovati a maneggiare era quella di avant-edm.
Dopo neppure tre anni di esistenza i Nostri calano anche la maschera, visto che forse l’anonimato avrebbe potuto rivelarsi controproducente per chi ha deciso di produrre per altri e comporre in proprio. I due sono finlandesi, ragazzi di stanza a Berlino, della porta accanto come possono esserlo Burial e (forse non è l’esempio migliore) Zomby. Nel frattempo hanno prodotto per altri come Mykki Blanco e Holly Herndon. Torniamo a noi: i Novanta chiamano altri Novanta: se AS stava al rave, questo nuovo Another Life potrebbe stare allo storico Lollapalooza, e dunque a un intorno di musiche che gira e rigira paiono inaugurare un nuovo capitolo del Garden Of Delete di OPN. In quel disco il producer americano, influenzato da un tour di spalla ai Nine Inch Nails (toh), aveva costruito una complessa strategia promozionale tirando in ballo siti, file, pdf, link e un buffo Alieno, Ezra, che nell’intervistarlo, in un fantomatico blog, gli cavava la definizione di cybernetic rock. Era tutta una boutade, ma l’etichetta calzava, così come le voci (umane e non umane) sperimentate nella nuova prova di Ville Haimala e Martti Kalliala (pure con una production unit dedicata chiamata Oracle) trovano anch’esse un ponte con quelle in autotune che Lopatin metteva in bocca al suo brufoloso alieno.
Novità di Another Life: proporre una caotica e stroboscopica versione contemporanea non del sound che unì dance e rock nei 90s (Prodigy e Chemical Brothers), ma qualcosa di più traslato, schegge impazzite dal cadavere dissezionato del rock. Profeticamente Amnesia Scanner è l’anagramma di Renaissance Man, rivela il duo nella sua prima intervista a Fader. E l’ambizione sta anche in questi dettagli. Il duo ammette che il progetto non è mai stato una roba «dark accelerazionista ispirata a Nick Land» e spinge invece sul lato oscuro dell’«euforia che sublima in trascendenza», tema caro tanto ai raver quanto al Bowie fin de siecle. “Dark Euphoria” come “Medioevo Digitale” sono altri bei concetti che mastichiamo in questi anni di social, populismi e incombenti catastrofi climatiche: iniettare al loro interno pop, significa metterci qualcosa di paragonabile a un meme, «qualcosa che puoi riempire con altri contenuti».
Stringendo all’osso e più banalmente, il duo è l’ultimo progetto in ordine di tempo ad aver distillato il proprio astratto hard drive sonoro in qualcosa di più riconoscibilmente basato su formati rock come pop e trap, una terra di mezzo che rischia di rimanere tale. In As Unnilinear la voce in mandarino e inglese di Pan Daijing (simile a SOPHIE) rantola, declama e accompagna un compresso riff rockista, canovaccio che si rivela strutturale all’interno del disco. Su un’altra distinguibile base – AS Another Life – i “cantanti” sono due, maschio e femmina, canovaccio che si ripete in AS A.W.O.L., dove l’operazione mostra un poco il fianco nel momento in cui ricalca estetiche Alice Glass / Crystal Castles (e metti anche t.A.T.u e Die antwoord…). Al contrario, pezzi come As Faceless – che affondano nella carne lame e laser – ci fanno capire che è ancora qui, agli angoli della formula, che le cose funzionano al meglio.
In Another Life le suggestioni non mancano, l’intimismo lacerato inscenato da As Securitaz è una piccola chicca, ma a mancare è forse il guizzo di un OPN, ciò che ha reso iconici i migliori episodi del senz’altro più geroglifico Garden Of Delete. Che Amnesia Scanner siano dei validi producer ma abbiano bisogno di una personalità istrionica e fuori dalle righe per poter fare il salto definitivo nel “crossover 90s in salsa HD”, è un’ipotesi che ci intriga. Pan Daijing nell’altra buona collaborazione del disco – As Chaos – sembra suggerirlo. Metti che Björk dall’Utopia voglia scendere agli inferi e prenderli sotto la sua ala come ha fatto con Arca…
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