Recensioni

Il quintetto norvegese torna a due anni di distanza da I <3 Art, esordio che ci aveva intrigato per il suo fresco intreccio di synthpop, r’n’b e space jazz allineato ai coevi BadBadNotGood. Rispetto al suo predecessore, Do You See The Falling Leaves? – nato allo Studio Paradiso di Olso e affidato ancora una volta in fase di mixing a Marcus Forsgren dei Jaga Jazzist – è nel complesso un album ancora più elegante, meno stravagante e forse un po’ meno funky. Sebbene Marianna Røe (voce), Anja Lauvdal (sintetizzatori, piano), Heida Karine Johannesdottir (tuba), Hans Hulbækmo (batteria) e Lars Ove Stene Fossheim (chitarre) continuino a mischiare ampiamente le carte in tavola.
Ecco così che Where Is Passion?, subito in apertura, parte super soave, art pop in vaga linea Julia Holter, prima di andarsene per la tangente hip hop, alla Kate Tempest. La title track si snoda per quasi nove giri di orologio, ambiziosa, proseguendo su un binario di soul nordico che ingloba tanto elettriche indie tendenti al post-rock, quanto l’immancabile groove, solleticato dai fiati. Tra le morbide ballad in scaletta, segnaliamo poi una Never Was dove la componente digitale passa dall’ambient alla ballabilità come se niente fosse. L’amore per ogni forma d’arte è ribadito con ironia da Dorian Grays, mentre Bring It Closer guarda alle Ibeyi e la concitata, brevissima Bubbles fa l’occhiolino ai The Internet.
Insomma, prevale l’ammirazione per il moderno sound ottenuto e per il coraggio sperimentale nel rendere spesso spiazzante, dunque estremamente vitale, l’andamento delle canzoni. Non è un caso che fra le influenze siano stati nominati artisti disparati come Laurie Anderson, Portishead, Neil Young, Mariah Carey, TLC, Destiny’s Child e Joy Division, tra gli altri. D’altronde, è tutto il concept del lavoro – a partire dalla poesia di EE Cummings dalla quel discende il titolo – che ruota attorno al tema della connessione, fra esseri umani e diremmo in perfetta linea filosofica anche fra generi musicali. Le canzoni, però, non sempre lasciano il segno, sin troppo onnivore nel loro eclettismo: spiccano per ganci melodici i singoli Lines, con arpeggi psych-afrobeat e tastierine Sixties da Quilt, e Strings, arioso. Restiamo… connessi per i prossimi sviluppi.
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