• mar
    15
    2019

Album

Lady Sometimes, To Lose La Track

Add to Flipboard Magazine.

I Cosmetic non deludono mai, perché sono una piccola, grande certezza del nostro panorama indie rock, ma al tempo stesso i Cosmetic sono capaci di cambiare atmosfera da un album all’altro, rimanendo riconoscibili. Dopo la cosiddetta “trilogia del fumetto”, in virtù delle sue copertine disegnate, composta dall’esordio Sursum Corda (correva il 2007, dunque il decennio di attività discografica è stato superato da un pezzo, senza tenere il conto reale di un’avventura che vede il suo “start” ancora più a ritroso, agli inizi degli anni Zero), Non siamo di qui – il capitolo della svolta, quello che conteneva il tormentone underground Né noi, né Leandro – e la summa stilistica di Conquiste, la band romagnola ha assecondato le sue pulsioni più psichedeliche in Nomoretato del 2014 e quelle emo-core nel programmatico CORE del 2017, quest’ultimo a inaugurare il rapporto con To Lose La Track.

Da queste parti elettricità noise e melodie alt-pop, spirito DIY e voglia di esplorare sono sempre andati di pari passo. In tale ottica, saldamente orientata oltreconfine a livello di background, l’utilizzo della lingua italiana rappresenta un ulteriore tratto caratteristico, in un mix di autoironia e riflessioni esistenziali che procedono a volte per strappi di immagini vagamente affini ai testi dei Verdena. La line-up, nel mentre, è tornata a quattro, con Bart e Alice (ad alternarsi ai microfoni con frequenza), e Straccia e Mone, a disporsi fra chitarre, basso, batteria e sintetizzatori (Ivan, ormai lo sappiamo, ha deciso di concentrarsi sul suo valido progetto da solista, Urali, tornato a gennaio con Ghostology).

Il focus stavolta è sulle sonorità shoegaze, quelle dei My Bloody Valentine e più cupamente degli amici Be Forest, con le dovute aperture dreamy. Con gli stessi Be Forest e il già citato Urali, Bart e company condividono anche il mixaggio a cura di Steve Scanu, mentre il mastering è stato affidato a Filippo Strang: si tratta degli unici apporti esterni, poiché il gruppo ha optato per un’autoproduzione nel proprio studio di registrazione. Come riferimenti, insomma, si sta tra anni 80 e 90. L’attacco di Inetti n. 1, traccia scelta per singolo apripista e accompagnata da un video astratto diretto da Zannunzio, è tanto indicativa nella musica quanto nelle parole, rivolte appunto a tutti i “diversi” là fuori che non godono dell’hype concesso dalla società che detta i giochi. Si legge nelle note stampa che in generale i temi «si snodano tra l’inclusione e il posto degli inetti nel mondo, l’accettazione del sé e della diversità dell’altro, i limiti fisici che questa società impone al compimento del singolo».

Riff (Crociera, che mina!), riverberi (In faccia al mondo) e dilatazioni (Una razza minore, che chicca!) – con sporadiche introversioni acustiche – la fanno da indiscussi padroni nel prosieguo di scaletta, rinnovando in media l’energia di base, per quanto le armonie vocali che vanno a riempire gli spazi rendano l’ascolto accessibile. Obiettivamente, sembra che ai Cosmetic riesca tutto facile. Ma la verità è che i Cosmetic sono veramente bravi nel gestire una formula soltanto all’apparenza semplice. In un universo ideale brani tipo Scranio dovrebbero passare in radio, al posto della paccottiglia che ci tocca scansare quotidianamente. Brani fatti tanto per guardare le stelle, sognando a occhi aperti, quanto per raccogliere i cocci delle ossa che scricchiolano tra una caduta e l’altra, prima della prossima risalita. Plastergaze, infatti, suona un po’ come un grido di battaglia interiore. Viva!

8 Marzo 2019
Leggi tutto
Precedente
Telekinesis – Effluxion
Successivo
Foals – Everything Not Saved Will Be Lost Part 1

album

artista

Altre notizie suggerite