• Feb
    16
    2018

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Ultra Music

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All’annuncio del coinvolgimento di Michael Stipe in questo progetto, pensammo a un errore di battitura o a un omonimo: niente è mai stato più lontano dai R.E.M. dell’elettrodance. Stiracchiando al massimo l’accostamento, forse solo Up, e in piccolissima parte Around The Sun, che prevedevano arrangiamenti elettronici. E invece l’ex frontman della band di Athens non solo ha co-scritto, ma anche co-prodotto (insieme a Joardan Asher, in arte Boots) il quarto lavoro lungo del duo Warren Fischer-Casey Spooner, che arriva a nove anni da Entertainment. Improvvisa folgorazione? Nuovo corso in vista? No, la spiegazione è molto più semplice: quella con Stipe fu la prima relazione gay di Spooner, anno di grazia 1988, ai tempi di Green, quando la pelata più famosa del rock era ancora invasa da rigogliosissima chioma.

Era tanta la curiosità attorno a questo progetto, anche perché si trattava della prima sortita in studio di una certa rilevanza per lo Stipe compositore dopo lo scioglimento della sua band, sette anni fa. E il risultato non è male, anche se la sua impronta si limita più che altro ai testi e alle linee melodiche del cantato. I suoni, presumibilmente, erano appannaggio altrui, sebbene devono averlo divertito parecchio per portarlo alla ridiscesa in campo. I suoni, certo. Niente di nuovo sotto il sole. L’elettroclash dal piglio rétro della diade newyorchese colpiva nel segno all’alba del millennio, come contraltare alle nuove band che riesumavano la tradizione di Blondie, Television e Talking Heads. L’elettropop era una chiamata a correo per gli irriducibili del dancefloor. Si rispondeva con la disco alle chitarre di Strokes e Interpol, con il ricordo dello Studio 54 e quello del CBGB.

Oggi forse la cosa suona prevedibile e fuori tempo massimo, ma una manciata di singoloni invero azzeccati (su tutti, TopBrazil) salvano comunque Sir dalla mediocrità. Sintetizzatori a bassa frequenza, groove assassini e handclapping d’annata ci riportano dritti ai primissimi anni Ottanta, e refrain ripetuti fino allo sfinimento come «everything is just alright» e «we come together sweetly» sono stretti parenti di quel «is there something to do» di depechemodeiana memoria. Anche il video di Have Fun Tonight è un omaggio alla club culture gay di quel decennio (si guardi anche al look baffuto e scultoreo di Spooner). Ad arricchire il tutto, le partecipazioni di Caroline Polachek dei disciolti Chairlift, Andy LeMaster e Holly Miranda.

Tra rintocchi dark-wave, spolverate R&B, spasmi industrial e testi affilati, Fischer e Spooner levigano comunque alcune asperità del passato e dimostrano che nel panorama attuale, tutto sommato, possono starci. Insomma, per usare il titolo di uno dei loro brani più famosi, sempre meglio di “a kick in the teeth”.

19 Febbraio 2018
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