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Compilation
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L’aria che tira ascoltando il nuovo doppio 12” di Dusk + Blackdown Back 2 go FWD>> è chiara fin dal titolo scelto. Tornare dopo quel lavoro sperimentale che è stato Dasaflex con produzioni che puntano diritte al dancefloor a 130bpm è il segno di una ritrovata verve ma anche, per dirla con il loro gergo, frutto di “certified connections”, un discorso corale maturato attorno a scambi creativi con una truppa di giovani leve unite da uno spirito genuino. Attingere dai sempre stimolanti continuum elettronici UK per puntare FWD, dove FWD sta per la mitica serata del Plastic People che ha dato vita all’ondata dubstep, ma anche per un’ideale location dove, semplicemente, suoni, persone e idee accadono, lasciando agli altri etichettamenti e speculazioni.

Scavandoci uno scuro percorso sonico fuori delle traiettorie dello Uk Funky ci ha fatti sentire isolati per un bel po‘”, ha spiegato Blackdown nella press, “ma adesso andiamo che è un piacere. E’ successo che sono tante le menti affamate per questi suoni. E’ successo che siamo andati Back 2 go FWD>>“.

Il doppio 12” è pertanto un omaggio alla underground unity, alla visione e creatività di una scena in pieno fermento. Al fatto che grazie a un Epoch dalla Nuova Zelanda (qui remixato da Blackdown), all’hardware ghetto grime di Mumdance, agli spazi siderali di Logos e alla colorata sinogrime di Murlo, alla heavy bass house spezzata di Facta ed Etch di stanza a Bristol, fino a quel prodigio post-garage di Wen da Margate e a una serie di nuove entry come Aphix, Parris, Caski (e altri ancora), è nato un circuito e assieme ad esso della musica viva, in evoluzione, riconoscibile come brit ma non spinta da nostalgia o revivalismo.

Dunque, se il doppio 12” di Dusk & Blackdown può contare su solidi anthem per il dancefloor come l’omonima Back 2 go FWD (uno scintillante rollage di ghetto house declinato su vocioni black in zona Wen, oscure visioni dustep e un riff di synth che è pura elegia) o su un altro banger come Bang One Two (pulsante beat making funky per iperboli di grime e sirene rave), è proprio grazie al consolidarsi di una nuova ondata di producer con propria peculiarità e senso di unità, ma soprattutto con un metodo privilegiato, l’hardware.

Un buon punto di partenza per saggiare i nuovi assetti, ma anche un taglio a sé sullo stato delle cose, è ben rappresentato dalla compilation Certified Connections dove, tra tutti i citati presenti, vale la pena di segnalare l’ottima Champion Dancehall di Etch – un caracollante 2 step che è poi un felpato breakbeat, bassi marmellata su un fondale di idm-memorabilia – ma anche il solito Murlo – ottimo anche in questa occasione con il suo colorato e ironico grime da giappone medioevale (Broken Arrow) – o il menzionato Epoch (presente anche sulla Cosmic Bridge di Om Unit), che si concentra su un’altra trama che sta venendo riscoperta di questi tempi, ovvero, l’etno-dub-downtempo che tanto ha dato (e preso) agli anni ’90 (Aerospace).

Da sottolineare, citando Parris (che per la compila firma Pressure), quanto l’impronta produttiva di Mumdance abbia lasciato il segno: lo si nota anche giusto un passo fuori dalla Keysound, a casa Yamaneko, producer che riesce, secondo, Logos, a suonare “stranamente organico, giocosamente equilibrato, con una lucentezza cibernetica che ricorda tanto i videogame quando il grime classico” e che, aggiungiamo noi, è abilissimo nell’unire i quadrati ritmici sull’asfalto di Mumdance alle direttrici vapor-grime di una Fatima Al Qadiri.

Del resto, il verbo hardware è anche quello degli stessi Dusk + Blackdown, che spingono bottoni che è un piacere nell’aspirata e antigravitazionale Wot Do You Mean?! (dub). E le macchine non possono che dominare nel primo volume di Weightless la prima uscita dell’etichetta Different Circles condotta da Mumdance e Logos con i contributi del citato Murlo, l’americano Rabit (di cui già vi raccontavamo qualche tempo fa), e l’australiano Strict Face, uno dei volti nuovi più interessanti dell’ondata grime e l’ennesimo segnale che non occorre essere nati a Londra per fare ottime produzioni in questo senso.

Se la neonata etichetta è interessante per esplorare il lato più astratto e sperimentale di questo suono, Strict Face è l’ideale aggancio sia con il recente survey sulla scena che abbiamo scritto a settembre, sia con un suo prosieguo che ci porta a parlare dell’esordio di Mr. Mitch, una delle teste che contano dietro alla serata Boxed assieme a (ancora loro) Logos e Mumdance ma anche a Slackk (che ha esordito la scorsa estate) e Oil Gang. Nel più che valido Parallel Memories di Miles Mitchell, boss della label Gobstopper, a farla da padrone è una maglia di ricordi r’n’b, intimità ed emozioni tattili. Già lo avevmo notato nel mixtape di Paradinas della scorsa estate, ma qui il producer ha modo di sedurre a pieno con la sinogrime di Afternoon After, meditabonda ineditronica (The Night), curati ritmi grime 2.0 (Intense Faces) o soul denudata (Don’t Leave).

Special guest qui anche Dark0, i cui suoni soffici e dettagliati ben si stagliano su un’altra mandata di ricordi di tradizioni vocali americane. Mitch e Dark0, infatti, condividono l’amore per l’hip hop, oltre che per il grime, e questo si sente. Ma ciò che preme sottolineare del lavoro del producer è la trascendenza dalle etichette di comodo. Quella del Mr Mitch producer è musica con un ampia palette di grigi urbani, ma con ampi spazi dedicati al colore, un vivido ritratto in penombra, le luce nei punti giusti che fa intravedere l’emozione ma mai la svela.

Attraversando queste musiche e questi legami, ascoltando i puntuali broadcast di Rinse Fm, non si può che certificare a nostra volta quanto Blackdown affermava nella press: anche all’esterno, per chi ha occhi e orecchie attente, quello che si ascolta in questi dischi è musica viva, in pieno fermento creativo.

24 Novembre 2014
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Keysound Recordings presents… Certified Connections

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