Recensioni

7.5

Chi se ne doveva accorgere se ne è già accorto. Senza troppi clamori ma anche senza passare sottotraccia, producer come Dev Hynes, ovvero Blood Orange, Kindness, Bok Bok, Arca, Jessy Lanza, Cooly G e ricettive voci come Kelela, Fka Twigs, Solange Knowles (famosa sorella di… e prodotta, tra gli altri, proprio dai primi due ragazzi) stanno riscrivendo l’artigianato pop per gli anni ’10. Ed è un pop senza facili prefissi tipo art o hip, piuttosto è materia viva che crea nuovi interessanti cortocircuiti tra bianchi e neri, tra mainstream e undeground, tra mascolinità e femminilità. Il perno sono ancora una volta certi anni Ottanta, Prince per capirci, fondamentale sia per il funk che per la ballad, le drum machine analogiche, i campionatori. E se c’è un’incastro, qui ci piace immaginarlo in un triangolo di Janet Jackson, Lisa Stanfield e Neneh Cherry che incontrano il relax di certi Novanta come il verace funky dei Settanta. La girandola dei decenni, del resto, è un portato del solito post-moderno, pratica che nel decennio edonista s’insidia per sempre nella cultura popolare, un punto di (ri)partenza che per questi venti-trentenni significa creare musica limipida (anche liquida), senza filtri, il più possibile classica e sincera, dove per classico e sincero non ci si può che riferire a una personale e ultra-dettagliata epifania che non si ferma ai suoni, ma prosegue lungo immagini, ballo e vestiario. Poco importa se questa si colloca nella forbice della Blank Generation di Bob Blank o tra il ’91 e il ’93.

Adam Bainbridge, all’interno di questo scacchiere, rappresenta, ora con il sophomore Otherness, la miglior risposta a quel Cupid Deluxe che buona fortuna ha portato a Dev Haynes. Non è un caso se le carriere di questi due producer/musicisti, amici di lunga data, sono andate di pari passo fino ad oggi. Naturale che nel videoclip di Chamakay del 2013 sia presente Bainbridge alla regia, come è altrettanto scontata la presenza di Hynes in questo disco con il cameo nel brano Why Don’t You Love Me assieme a Tawiah.

Otherness è un album dove la miscela di funk, r’n’b, jazz e house dell’esordio – World, You Need a Change of Mind, registrato a Parigi e prodotto dal Cassius Philippe Zdar – trova nuovi e più maturi equilibri sia a livello produttivo, che di scrittura. Quel debutto, per ammissione dello stesso Bainbrigde, era un affare da nerd che prendeva ispirazione tanto da Arthur Russell quanto dal duo produttivo Jam & Lewis; ora proprio quest’ultimi, vere e proprie leggende nel loro ambiente, sono persone in carne e ossa con le quali il ragazzo, metà indiano e metà inglese, ha collaborato realmente. Di fatto, per Blood Orange e Kindness le esperienze nel mondo dell’artigianato pop si sono moltiplicate su tutti i fronti conferendo nuovi stimoli e padronanza nella produzione. E i risultati si vedono tutti.

Otherness è stato registrato per la maggior parte agli XXVII Studio di Blue May, professionista che, oltre ad aver curato il mixing assieme ad Adam, ha contribuito anche come ingegnere del suono e musicista coinvolto nella realizzazione del disco. Presente, inoltre, anche un pezzo grosso come Jimmy “The Senator” Douglass, produttore che in agenda conta collaborazioni con Rolling Stones, Timbaland e Timberlake, mentre il mastering è stato affidato a John Dent, altro personaggio con oltre trent’anni di carriera. Di fatto, grossa parte della coesione e forza del disco (che coinvolge alcuni ospiti al canto e numerosi strumenti e macchinari) si basa su un raffinato lavoro di produzione e collaborazioni, un discorso corale quindi, lasciato macerare con la dovuta calma per dare risalto alla polpa pop.

Ecco perché l’aspetto che buca di più non sono gli arrangiamenti (come nel caso del Flying Lotus di You’re Dead) ma i feat. vocali, che sono tutti ottimi, specialmente quelli di Kelela, qui in una veste arrangiativa radicalmente diversa da come l’avevamo lasciata in Cut For Me o nelle produzioni di Bok Bok (altro amico di lunga data di Bainbridge). La voce per eccellenza della Fade To Mind è presente nella tracklist in ben tre brani: il singolo opener disco-funk World Restart, la ballad soul With You, il gospel Geneva (quest’ultima dal nome della città dove Adam attualmente vive con la fidanzata, l’artista Pauline Beaudemont). La protagonista più famosa del lotto, tuttavia, è sicuramente la Robyn che firma Who Do You Love, un pezzo in zona Kate Bush/Janet Jackson che trasforma una storia autobiografica vissuta dai due (e il fidanzato di lei, Max Vitali) durante una nottata in Norvegia in una riuscita pop song, sicuramente il singolo da dare in pasto al grande pubblico, oltre che un altro ottimo episodio dove la grammatica più standard del pop confidenziale trova le sue quadre tra funky drum machine e l’organo hammond suonato da Bainbridge.

Non ultimi, i tocchi produttivi: l’imperfetta centratura di Restart tra fiati Stax, i campanacci a ricordare una Unfinished Sympathy rallentata e il sax à la How G; For The Young, dove troviamo un riconoscibile campione di Herbie Hancock e Foday Musa Suso, la cui kora è udibile nel main riff del brano; With You, dove a un certo punto sbuca dal nulla il motivo portante della Moments in Love degli Art Of Noise creando un curioso cortocircuito spazio temporale; la citata Who Do You Love?, con quel frammento di Shy Girl di LaChandra prodotta da LaBlanc.

L’ultimissimo aspetto della bontà di questo disco – che per chi scrive è quest’anno il complemento “classico” all’hyper soul di Our Love di Caribou – è legato al significato più intimo di Otherness come di Kindness, altro portato che accomuna Adam e Dev, due musicisti che hanno incarnato il concetto di diversità come base per costruire e sviluppare arte e personalità e non come semplice moda o estetica fine a se stessa.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette