• Set
    09
    2013

Album

Metal & Dust Recordings

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London Grammar. Nonostante il nome, quello del trio londinese più che di grammatica è un gioco di matematica che ruota attorno ad una formula ben precisa. Unire le influenze di due dei nomi di maggior successo usciti dalla terra di albione negli ultimi anni (The XX e Florence & The Machine) è una mossa infallibile, almeno sulla carta. Aggiungeteci poi altre sfaccettaure vagamente riecheggianti Adele (l’eleganza vocale), Jessie Ware, Emeli Sandè pre-LP (pop-soul più beat elettronici) e Disclosure (il loro feat in Help Me Lose My Mind è uno degli apici di Settle) e capirete perchè il progetto capitanato da Hannah Reid sia da mesi uno degli ones to watch più attesi. Sarebbe però ingenuo pensare che un mix di influenze di tale portata mediatica possa bastare per garantire automaticamente risultati di un certo tipo. È infatti necessario che entrino in campo – oltre ad un piano marketing azzeccato – almeno altri due fattori: la personalità e le canzoni.

Due fattori che i London Grammar hanno già dimostrato di possedere nei mesi antecedenti all’album di debutto – pubblicato via Warner/Chappell – If You Wait. Brani come il primo singolo Hey Now (dalla chitarra e dalle atmosfere di chiaro stampo The XX), Metal & Dust e il mezzo capolavoro pop Wasting My Young Years sono infatti un focolare di una proprietà stilistica tanto funzionale quanto personale (nonostante i facili paragoni con Florence & The Machine).

Indubbiamente la grande protagonista è Hannah Reid, dotata di una grande potenza ed espressività vocale (i toni sono spesso, forse fin troppo, melodrammatici) e di un talento canoro sia melodico che ritmico (la linea di Metal & Dust) fuori dal comune. Dietro a lei una attenzione per i dettagli e una produzione da tripla A (affidata a Tim Bran e Roy Kerr) che preferisce però giocare di sottrazione, focalizzandosi su quei pochi aspetti di contorno che vanno a formare la minimale impalcatura messa in piedi dagli altri due London Grammar, Dot Major e Dan Rothman. Abbiamo così paesaggi notturni riscaldati dal calore del timbro di Hannah che purtroppo in più occasioni vengono appiattiti da qualche concessione di troppo al classicismo esasperato e piano-driven tipico delle voice-diva come nel caso di Stronger, la titletrack e Interlude (Live), salvata dall’atmosfera da jazz bar. Sono proprio questi passaggi che – insieme ad una immediatezza decisamente elevata – tendono a limitare la longevità di un disco che alla lunga inevitabilmente tende a stancare.

Fortunatamente non mancano i contorni maggiormente elettronici, spesso rafforzativi, che entrano in scena circa a metà brano. È il caso dei ’90s Massive Attack di Metal & Dust e Stay Awake o delle sfumature dub di Flicker, diversivi che donano varietà ad un’opera che trova anche il tempo di tributare con successo la main-track della soundtrack di Drive, quella Nightcall di Kavinsky divenuta ormai un piccolo classico. Poco male se ai provini delle prossime edizioni di X Factor le classiche wannabe-coriste vorranno mostrare le proprie capacità intonando Wasting My Young Years al posto di Someone Like You: If You Wait è, a conti fatti, uno dei migliori debutti chart-oriented dell’anno.

12 Settembre 2013
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