• Gen
    15
    2016

Album

Santeria, Audioglobe

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Il progetto iniziale prevedeva una canzone al mese sui negozi digitali con relativo video, e poi a gennaio l’album che le avrebbe raccolte tutte: alla fine, di canzoni e video ne sono usciti due (Non sputarmi sulla faccia e La Bestia, più il promo nuovo), e per l’album le prime due sono anche state risuonate. Nei comunicati stampa l’autrice pone l’accento sul fatto che il disco è stato concepito in casa usando Garage Band, ma a sentire le sue vecchie dichiarazioni erano già nati tra le mura domestiche almeno gli ultimi due lavori: la novità semmai è l’enfasi sul suono essenziale e acustico, cosa che sembrerebbe in linea con la tournée della scorsa estate accompagnata dal trio formato dal chitarrista fingerstyle Pierangelo Mugavero (efficace nel fare tutto praticamente senza effetti) e dalla sezione ritmica che aveva suonato sul suo St. Antonio Rag. Vero fino a un certo punto, perché in realtà in studio c’è andata, Nada, con la produzione di Manuel Fusaroli che già aveva lavorato con lei per Vamp. E sebbene i musicisti in studio (tra i quali membri dei Sacri Cuori) abbiano seguito quanto elaborato al PC, benché il cambio di rotta rispetto all’orchestrina indie messa su per Occupo poco spazio sia evidente, il suono beneficia delle mani umane e, passata la prima impressione, non risulta così spartano.

La dimensione acustica rende ancora più evidente il richiamo, nella tessitura generale, al suo stile anni ’60-’70, prima della svolta elettropop di Amore disperato e successivi e di quella indie post-’99: vedi Finché tu vorrai, che potrebbe aver arrangiato Gianni Marchetti, il valzer de L’estate sul mare o gli echi Rino Gaetano della conclusiva All’aria aperta. Nel caso della succitata Non sputarmi in faccia, poi, contrariamente al titolo punk, siamo in presenza di una dichiarazione d’amore sciorinata in pieno stile doo-wop anni ’50 (e con la solita impudenza innocente). Più vicine alle cose recenti sono La bestia, anch’essa a gruppo pieno, dedicata alle paure contemporanee; Non capisci più, dal ricco arrangiamento che include anche organo e sax nonché, nel testo, una citazione/strizzata d’occhio al classico napoletano Santa Lucia; l’iniziale Aprite le città, ballata vagamente harveyana nella quale torna Napoli quando il personaggio di Gennaro, scelto per raccontare l’immigrazione attuale, prende parola nel suo dialetto. E se Una pioggia di sale è un reggae acustico che passeggia sornione ed efficace sulle orme delle sue passate Pioggia d’estate (2007) o addirittura La passeggiata (1973, dal disco con Piero Ciampi), se le canzoni crescono con gli ascolti rivelando carattere e dettagli, i centri emotivi di un disco che alza un po’ gli occhi dall’intimismo per guardare intorno il mondo e la contemporaneità sono altri due: La canzone dell’amore e Ballata triste. La prima, da cui proviene il titolo del disco, è un boogie folk a briglia sciolta e voce piena prodotto da Massimiliano Larocca e composto con The Dreamers (i ragazzi di un centro per disabili mentali) per la seconda edizione di un progetto promosso dall’AICS Toscana che ha visto coinvolti anche Cristina Donà, Cesare Basile e di nuovo i Sacri Cuori (presenti anche nell’analogo progetto Radici di Francobeat). E mentre sul finale rifà capolino il “deun deun deun” di Luna in piena, i ragazzi del centro, con quell’amore in attesa “davanti alla macchinetta del caffè”, si mostrano in sintonia con i dettagli quotidiani che affiorano qua e là nel resto del disco (“passo pomeriggi a schiacciare le formiche […] mentre le zanzare fanno male”, da L’estate…, ma anche la stessa Non sputarmi…).

È però Ballata triste il punto in cui l’attualità e il quotidiano si mescolano con risultati a più alto tasso di intensità, quando su un blues memore di un altro vertice della Nada solista (In generale, 2004) prende corpo una storia di femminicidio – o, per dirla con lei, di un “amore finito così, tra le pareti di una stanza e una miseria prepotente […] tra calci pugni schiaffi”, col racconto in equilibrio tra il poetico e l’agghiacciante che conferma ancora una volta l’abilità, già ciampiana, di rendere con precisione assoluta la durezza di certi momenti, psicologici e reali.

Il mix di leggerezza e dramma, ironia e passione, amore e contemporaneità è quello consueto, come consueti, ormai, sono i buoni risultati.

26 Gennaio 2016
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Nada

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