• mag
    13
    2016

Album

Relapse

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Spesso capita di non capire subito tutte le reali qualità di un album e in questo senso continuo a non perdonarmi il voto troppo basso che assegnai in sede di recensione a Guilty of Everything, l’ottimo esordio dei Nothing. Eppure, tutti gli elementi erano al posto giusto: lo shoegaze flirtava con l’alt-rock americano con personalità, le killer-tracks (Dig e Bent Nail) emergevano prepotentemente e l’ampia sfera di influenze – Swervedriver, Ride e gli stessi Whirr con i quali pubblicarono uno split EP qualche mese dopo – assumevano contorni secondari all’interno di una proposta già distintiva.

Ciò nonostante voglio nuovamente correre il rischio di sbagliarmi: c’è qualcosa nella resa dei Nothing che continua a non convincermi del tutto, una sorta di muro quasi invisibile su Guilty of Everything e – a corrente alternata – più spesso all’interno di Tired of Tomorrow, secondo album realizzato in un periodo poco felice per la band di Philly, in cui il leader Dominic Palermo (alle spalle un burrascoso passato) ha perso il padre ed ha subito una violenta aggressione che avrebbe potuto costargli l’orecchio. Il lavoro esce nuovamente per Relapse anche se inizialmente doveva essere pubblicato da Collect Records, label finanziata da quel Martin Shkreli CEO della Turing Pharmaceuticals e principale attore dello scandalo legato al deplorevole aumento del prezzo del medicinale Daraprim (nonché acquirente del rarissimo Once Upon a Time in Shaolin dei Wu-Tang Clan). Il muro accennato precedentemente non è altro che la sensazione di avere di fronte una band dal cuore duro e puro che per varie esigenze (difficilmente commerciali, dato che il loro non è esattamente un prodotto che vende bene) talvolta finisce per suonare troppo pulita e poco spontanea, tanto che, per tipologie di soluzioni, sembra che il target di riferimento sia oggi più che mai quello adolescenziale/post-adolescenziale. Le pumpkinsiane ACD (Abcessive Compulsive Disorder) o Curse Of The Sun, ad esempio, sono brani che stanno allo shoegaze come il nu metal stava al metal (l’effetto talvolta può ricordare i TRUSTcompany di Running From Me o di Fear).

Il nichilismo esistenziale (Tired of Tomorrow, dopo Guilty of Everything, è un altro titolo ben esplicativo del rassegnato mood spleen-friendly di Palermo) vive più nei testi che all’interno di una formula che predilige sequenze di note quasi soavi nel loro incedere narcotico-rilassante: la voce di Palermo a tratti può risultare quasi mellifua (la ballata Nineteen Ninety Heaven) rendendo meno palpabile il disagio interiore e l’umore nero delle tematiche. Non è una questione prettamente musicale; infatti sembra quasi che i Nothing tentino di sdrammatizzare la disillusione anche attraverso videoclip dai contorni grotteschi, con i Nostri protagonisti di situazioni al limite del tragicomico. Nella prima parte del disco si concentrano i brani vincenti con il singolone Vertigo Flowers a rappresentare il compromesso pop per eccellenza all’interno della discografia degli americani, ripartendo da quello che fino ad oggi era la loro traccia più orecchiabile, Bent Nail, ereditandone anche il massiccio cambio di ritmo. L’iniziale, imponente e melodica Fever Queen suona invece come una versione diluita dei Deftones, mentre The Dead are Dumb sembra veleggiare – sognante e immediata – sospesa a grandi altezze. Nella seconda metà aumentano i sentori b-sides tra tracce generalmente meno incisive e più ordinarie (l’altra ballata Everyone is Happy) e fin troppo impregnate dei crismi 90s del pensiero alternative rock per la generazione MTV. È qui che troviamo, tra gli altri, il secondo singolo Eaten By Worms, caratterizzato da un retrogusto didattico con un Palermo a lambire cadenze ad altezza Cobain nel ripetuto outro “it’s unavoidable”.

Fondamentale la profondità garantita dal basso del non esattamente edificante Nick Bassett (Whirr, Deafheaven e discussa personalità sui social) e appagante quanto funzionale lungo tutto il disco la produzione bella corposa curata da Will Yip (tra gli altri, Title Fight e varie uscite alt-gaze a stelle e strisce per Run For Covers), anche se il suono dell’hi hat non sempre esce bene. La catarsi shoegaze che abbiamo recentemente trovato – in una veste meno fruibile – negli ultimi lavori targati Simmer e True Cross, in Tired Of Tomorrow, pur scontrandosi con alcuni limiti, si espone in una veste solenne quanto accomodante che certamente non allontanerà l’interesse verso una band controversa ma assolutamente micidiale nei momenti migliori.

9 Maggio 2016
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