• Lug
    05
    2018

Album

Hyperdub Records

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Ritorna ad immaginare il futuro, la londinese Hyperdub, dopo l’ottima uscita, però più filologica, firmata Proc Fiskal: il nuovo Closer Apart licenziato dalla label di Kode9 e realizzato dalla coppia Okzharp & Manthe Ribane prende, in dosi uguali, elementi dell’hardcore-continuum inglese e della musica africana, andando così ad immaginare un’originale versione dell’afrofuturismo più puro e fantascientifico.

Ma facciamo un passo indietro, perché tanto Okzharp quanto la fascinosa Manthe necessitano assolutamente di una presentazione: entrambi originari del Sud Africa, entrambi però pienamente cosmopoliti, lui residente a Londra, dove è stato tra i primi a suonare e diffondere l’ormai sdoganato gqom (versione minimalista e tutta sudafricana della house) prima di fondare il trio LV (che, su Hyperdub, ha pubblicato nel lontano 2012, il visionario ed etnico Sebenza), lei invece artista multimediale e poliedrica, modella, attrice e ballerina; s’incontrano nella loro terra natale durante le riprese di un film dello stesso Okzharp (e del regista e fotografo Chris Saunders, che ha curato anche la parte grafica e video di questo debutto) e nasce un sodalizio che giunge finalmente all’esordio sulla lunga distanza, dopo un paio di EP sparsi tra 2015 e ’16 (il debutto Dumela 113, trainato dal singolo Dear Ribane, ed il successivo Tell Your Vision, due lavori dove l’incrocio tra uk-funky e suggestioni dance autoctone veniva risolto in un suono più crudo e diretto, ma già suadente e abbastanza memorabile) . Come dicevamo sopra, la poetica di Closer Apart muove in egual maniera da Africa e Inghilterra, andando a immaginare un sound che è insieme urban, debitore verso il grime e il dub adattatosi ai cieli e alle strade della grigia Albione, e world, nel senso di radici e spiritualità.

Non è certamente una novità (anche il disco dell’italiano Lorenzo BITW naviga sulle stesse coordinate, giusto un poco più pop e meno concettuali), ma più del riottoso East Man o del contaminato Sami Baha, due album che prendono il grime e lo declinano rispettivamente riscoprendone le più profonde radici caraibiche o gettando inediti ponti con la musica ottomana, il lavoro di Okzharp e Manthe Ribane spinge sull’acceleratore, suonando esattamente come potrebbero suonare le megalopoli sterminate, multietniche e distopiche del cyberpunk (esemplare l’Agglomerato del Nord in Nirvana di Salvatores). Così, tra irresistibile soul mutante (Make U Blue, Kubona), meravigliosi esperimenti tra riverberi dub e patina hd (le lunghe Time Machine e Treasure Erasure, più sincopata la prima e più eterea la seconda, giustamente posta in chiusura), dancehall scheletriche e paranoidi (le inquietanti Zagga e Never Say Never, l’incalzante Dun) e lussureggiante afrobeat elettronico (Never Thought, Blue Tigers, Theletsa), Closer Apart è la perfetta colonna sonora del mondo senza barriere che vorremmo, ma che mai come oggi appare tanto lontano.

5 Luglio 2018
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Okzharp & Manthe Ribane – Closer Apart

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