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Tra le intenzioni di Rone per il suo terzo album c’era quella di “far suonare i suoni elettronici come se fossero acustici e i suoni acustici come se fossero elettronici”. E il maghetto francese mantiene il proposito: sempre più lontano dai ritmi electro-techno dell’ottimo esordio Bora e di Spanish Breakfast (che, condividendo lo zeitgeist con Tales Of A Kleptomaniac di Laurent Garnier, ne rappresentava il versante meno dispersivo) e ancora più IDM friendly e warpiano di Tohu Bohu (2012), con Creatures Rone consegna un lavoro originale e personale, costruito su contrasti ma allo stesso tempo consistente e rotondo, nel quale i numerosi featuring, pur di provenienza disparata, si incastonano con eleganza. Dopo l’ouverture arpeggiata di (OO) (l’emoticon dell’occhialuto Rone?), in Acid Reflux il programma viene subito messo in pratica: le evoluzioni free del trombettista giapponese Toshinori Kondo, veterano dell’improvvisazione d’avanguardia, trattate e rimasticate dalle macchine, assumono connotati vangelicamente sintetici.

E’ un album che paga pegno alla tradizione dell’elettronica cinematografica (Vangelis, appunto, ma anche Carpenter e Jarre), dove il soundscape, alla ricerca di risonanze melodiche, sfocia spesso e volentieri nella forma canzone (ma senza le pretese massimaliste dell’ultimo SBTRKT): il dream pop di Sir Orfeo accarezzato dalla voce della canadese Sea Oleena, l’intima e superfrancese Quitter La Ville cantata da Frànçois Marry, lo stile dello chansonnier anni ’80 Étienne Daho per Mortelle (che misteriosamente nella versione internazionale del disco viene sostituita dalla versione strumentale Elle). Tra i nutriti credits si segnalano tre interventi alla chitarra di Bryce Dessner dei National (contraccambiando così i contributi elettronici di Rone per l’album Trouble Will Find Me della band americana), il polistrumentista libanese Bachar Mar-Khalifé, compagno di etichetta Infiné, per la nenia world Calis Texas (la più debole delle “creature” dell’album), il violoncello di Gaspar Claus (già in Icare su Tohu Bohu) per Freaks, fin troppo evidente citazione al cult movie di Browning.
Le illustrazioni della cover e del libretto di Aurélie Bois, alias Lili Wood (fidanzata di Rone, citata espressamente nella traccia finale di Tohu Bohu), sottolineano e aggiungono significato alle atmosfere sospese di Creatures, album piacevolmente fuori dal tempo.

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