Recensioni

6.8

Del mood ruffiano – inutilmente romantico – e degli arrangiamenti degni delle peggiori boy band non è rimasto quasi nulla. L’infelice (sotto tutti i punti di vista) esordio a proprio nome risalente al 2010 deve aver fatto scattare qualcosa in Ry Cuming, convinto già dalle prime collaborazioni con Frank Wiedemann (Howling EP del 2012, poi diventato un progetto a parte) ad intraprendere un percorso all’insegna dell’intimità e di un minimalismo che tenta di portare in musica emozioni che si muovono sottopelle.

La macchia della rapida incursione – alla ricerca del successo – nella terra dei compromessi (il disco uscì per la Jive e l’australiano fece qualche data come spalla ai Maroon 5, per intenderci) non è facile da cancellare, ma è sempre giusto dare una seconda possibilità. Su queste pagine non abbiamo tardato a concedergliela, prima recensendo positivamente l’EP di debutto a nome RY X (Berlin EP) e successivamente inserendo la title track all’interno della playlist Tracks From Eps 2013. Abbiamo poi apprezzato sia The Acid EP che l’album Liminal a nome The Acid (in collaborazione con Adam Freeland e Steve Nalepa), e non ci è dispiaciuto neanche Sacred Ground, l’album pubblicato insieme a Wiedemann come Howling. Accantonati – solo momentaneamente – i due progetti paralleli, il “child of the sun” porta a compimento l’opera prima sotto il moniker RY X, Dawn, un album che già dal titolo evoca quel punto d’incontro tra oscurità metropolitana e luminosità da spiaggia che ormai da qualche tempo fa parte del DNA di un artista che per un periodo della sua vita ha cercato l’ispirazione in mezzo alle onde, con la tavola da surf. L’esperienza The Acid/Howling ha certamente influenzato Dawn a livello di produzione e, più in generale, in molte delle scelte stilistiche che caratterizzano l’album a livello di arrangiamenti. Esemplare in questo senso Shortline: la versione presente in Berlin EP sorretta principalmente da una malinconica sei corde («è la chitarra a donare una marcia in più», scrivemmo all’epoca) è stata completamente rivista optando per un comparto strumentale formato da tastiera e beat elettronico. Anche la già conosciuta Howling è qui presente con una conformazione che idealmente sta a metà tra la versione contenuta nel disco a nome Howling e la prima release del 2012, mentre tracce come Deliverance e Haste sono ulteriori esempi di un percorso in evoluzione che sembra lentamente abbandonare i territori tipicamente da songwriter per abbracciare soluzioni più vicine al soul dalle importanti dosi elettroniche.

Sebbene intarsiato da casse dritte e digitalizzazioni varie, il fulcro stilistico di RY X rimane un incrocio tra Bon Iver (Only su tutte) e le inflessioni (Jeff) buckleyane di Patrick Watson. Contaminazioni che non solo brillano di luce propria (bastano dieci secondi tra arpeggio e attacco melodico per distinguerle), ma, nonostante l’anima giramondo, vanno anche a posizionare l’artista in cima ad una scena cantautorale australiana piuttosto viva e variegata (Vancouver Sleep Clinic, Dustin Tebbutt, Fractures), cresciuta a pane e Justin Vernon. Gli episodi più in linea con quanto ascoltato su Berlin EP si chiamano Salt, Sweat e Beacon, quest’ultima arricchita da una lunga coda free form. Prese singolarmente le tracce del disco sono tutte composizioni che riescono nell’intento di suonare rilassanti, empatiche, intimamente passionali e a loro modo disimpegnate (diventerebbero facili tormentoni da club in versione remix); in formato album, tuttavia, tendono a confondersi tra loro, creando una sorta di narcotico effetto limbo che, se da un lato rende il lavoro coeso ed esperienziale (soprattutto se ascoltato in determinati luoghi/situazioni), dall’altro conferma alcuni dubbi sulla resa della formula su formato lungo, già emersi peraltro durante l’esibizione del musicista al Green Man Festival del 2014.

Detto questo, Dawn è la perfetta summa di tutti gli elementi che fino ad oggi RY X ha disperso all’interno di una discografia piuttosto confusionaria; di conseguenza, è anche il modo migliore per imparare a conoscere tutte le sfaccettature di un cantautore molto più interessante dell’attitudine da poser che sfoggia.

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