• Ott
    26
    2018

Album

XL

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Non è la prima volta che Thom Yorke corteggia e si fa corteggiare dalla settima arte. In passato aveva curato le musiche per alcuni cortometraggi della casa di moda Rag & Bone ed era pure stato contattato da David Fincher per lo score di Fight Club (offerta declinata causa stress post-OK Computer). L’esordio vero e proprio su una colonna sonora sembrava destinato a essere rimandato nuovamente quando il Nostro rifiutò anche la proposta di occuparsi delle musiche del nuovo Suspiria, ma pare che Luca Guadagnino abbia insistito al punto da convicere Yorke al salto definitivo. Deciso a evitare ogni genere di riferimento alla classica partitura dei Goblin, sempre su consiglio del regista palermitano, Thom guarda a ripetizione Blade Runner e ne ascolta in loop la relativa soundtrack di Vangelis. Ripetizione, infatti, diverrà la parola chiave da associare quindi a Suspiria (Music for the Luca Guadagnino Film), con Yorke che si impone di sfidare la prova del tempo con l’aiuto del fido Sam Petts-Davies (già collaboratore per il radioheadiano A Moon Shaped Pool) in cabina di produzione.

Per innestare il concetto di ripetizione nelle orecchie dell’ascoltatore si prenda a esempio la figura del vortice. Yorke conduce, inizialmente per mano, la nostra sicurezza e la spinge fino a farla precipitare oltre il bivio di una labile comfort zone. Già dalla prima traccia si precipita vertiginosamente nell’incubo della Berlino dipinta con pennellate lugubri da Guadagnino e immersa perennemente nella pioggia (proprio come la Los Angeles del 2019 targata Ridley Scott), ma è innegabile l’affacciarsi di lì a poco del macabro che pervade ogni sensazione possibile. Has Ended ha ancora l’imprinting dell’ipnotismo declinato stavolta in chiave ledzeppeliniana, apripista per un viaggio nel tempo dei ricordi fatto di trilogie berlinesi e preludi di morte (con gli archi a enfatizzare una discesa agli inferi contrapposta alla scalinata per il paradiso). Senza perdere mai di vista il tema portante della pellicola, Yorke lo scolpisce impercettibilmente a ogni tornata, consegnandolo ora inquietante ora ammaliante, soggiogando l’ascoltatore, tirandolo delicatamente a sé, per tramortirlo al momento giusto. Ottanta minuti che appaiono come una prova di forza, da una parte e dall’altra, dove il martirio è quasi tangibile e la percezione stregata dai rimandi (al krautrock, Pierre Henry, James Holden, ma anche al Ligeti utilizzato da Kubrick in 2001: Odissea nello spazio). Perfino i testi sono infarciti di oscurità, di quelle avvolgenti e da maneggiare con cura («And the water turned grey / And the mirrors and the phones / Caught flame»), imbevuti di paure attuali e incertezze future («We live again / Just sing again / Just say the magic words») e spesso e volentieri disposti ad aprire un leggero spiraglio alla speranza e alla possibilità di redenzione, o magari è solo il sogno di un evento mai accaduto realmente ma fissato nella nostra mente quasi come un déjà-vu (Unmade).

Alla prova del nove, Thom Yorke si dimostra un compositore in egual misura spiazzante e coerente con quanto realizzato in solitaria finora (gli echi a Tomorrow’s Modern Boxes non mancano), certamente a un livello inferiore rispetto al collega sopraffino Jonny Greenwood (che nel campo è già un sicuro maestro del proprio talento), ma dotato indubbiamente di un carattere solido e riconoscibile, più orientato all’astrattismo e amante del perturbante, laddove Greenwood è un cultore delle distorsioni armoniche (The Master, Il petroliere, Il filo nascosto), capaci di regalare grandi sferzate cerebrali e infiniti momenti di insolita dolcezza.

25 Ottobre 2018
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Thom Yorke

Suspiria (Music for the Luca Guadagnino Film)

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Phantom Thread (Original Motion Picture Soundtrack)

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