• Set
    16
    2016

Album

In My Room

Add to Flipboard Magazine.

Dimenticatevi l’elettronica cristallina e mentale di album come The Last Resort o Early Worx. Il Trentemøller degli esordi è ormai un lontano ricordo. Il producer danese continua in Fixion ciò che aveva iniziato a sviluppare nel Lost di due anni fa, calandosi ancor di più nell’underground dark wave di questi anni, ovvero in tutta una serie di rivoli e correnti underground che si sono rifatti tanto calligraficamente al post-punk di fine Ottanta fino ai risvolti isolazionisti primi Novanta.   

Da queste parti però non si respira affatto la claustrofobia degli scantinati, la friggitoria dei synth di seconda mano o dei plugin manomessi; comuni le influenze ma non il posizionamento di un disco che citando esplicitamente gli 80s, e tirando in ballo inizialmente nientemeno che la via maestra e dark che dai Joy Division portò ai Cure, ne riassume la missiva in una elegante produzione ambientale, pop come cinematografica, intimamente elettronica dietro ad un ricordo di indieness radicato negli ultimi brandelli di quella che chiamiamo coscienza collettiva. Così, se in Lost i featurer rispondevano ai nomi di Low, The Raveonettes o Kazu Makino dei Blonde Redhead, Fixion chiama a sé la voce di Jehnny Beth delle Savages e la chitarrista e voce del trio scandinavo dark-wave Giana Factory per una concisa costellazione di ansia e romanticismo, chiaroscuri tipicamente nordeuropei, il tutto apparecchiato con inappuntabile eleganza sartoriale. In particolare, nei brani con le protagoniste femminili – One Eye Open, River in Me, Complicated – ad andare in passerella è una versione subliminale di Adore Life, album missato proprio da un Trentemøller che sicuramente deve aver ascoltato anche Suuns e Soft Moon in questo periodo, fissando lo sguardo principalmente sull’atmosfera più che sulle canzoni.

Le eccezioni in scaletta non mancano, vedi la citazione ai Suicide in Phoenicia, o il valido tiro cyber-goth di Circuits come il singolo River In Me, ma sta qui, in un mood alla lunga autoreferenziale, il limite di un disco che si rivolge ad un pubblico ampio e variegato, ma non smaccatamente generalista: dunque troppo poco sporco e urgente per piacere all’underground, e troppo produttivamente intelligente per le masse.

23 Settembre 2016
Leggi tutto
Precedente
Zen Circus – La Terza Guerra Mondiale Zen Circus – La Terza Guerra Mondiale
Successivo
Murcof / Vanessa Wagner – Statea Murcof / Vanessa Wagner – Statea

album

artista

Altre notizie suggerite