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Non capita spesso che una piccola etichetta abbia tra le mani due potenziali next big thing. Potenziali, perché la probabilità di trovarci di fronte agli ennesimi nomi destinati ad un rapido oblio è maggiore di quella di trovarci di fronte a veri e propri game-changer o a nuovi punti di riferimento per il pop del prossimo decennio. Stiamo parlando della Blue Flowers, label fondata da Chris Pearson con all’interno del roster alcuni degli artisti di punta della nuova scena art-sophisti pop londinese (Nilüfer Yanya ad oggi la più conosciuta) e della coppia d’assi Westerman e Puma Blue. L’occasione è la doppia release novembrina di Ark (Westerman) e di Blood Loss (Puma Blue), due degli EP più interessanti usciti dalla terra d’Albione negli ultimi mesi.

Will Westerman ha un passato da folkster amante di Neil Young e Nick Drake (l’EP Call and Response dello scorso anno) ma dal singolo Confirmation in poi sembra aver trovato la propria strada allontanandosi da sonorità prettamente acustiche. Rimane una certa vena cantautorale, ma all’interno del quattro tracce Ark (che non include Confirmation) l’inglese fa proprio un gusto più elegante e vellutato con trame elettroniche a fare da contorno. In bilico tra la lezione di Arthur Russell e l’indietronica più delicata, Albatross scorre piacevolmente incastrando hook melodici e linee strumentali irregolari. Conturbante la title track, due minuti e mezzo in cui si riaffacciano alcuni sentori folkish (in particolare le armonizzazioni vocali) trasfigurati da soluzioni sbilenche che donano un particolare senso di calma al brano. Non da meno Outside Sublime, quintessenza sophisti-pop intelligentemente arrangiata con synth che simulano il suono del basso fretless e del sax. In questo caso scomodare Blue Nile, Prefab SproutTalk Talk o Sting serve più che altro per descrivere le memorie stilistico-temporali che Westerman sembra fare riemergere negli ascoltatori più nostalgici.

Immergersi nel mondo di Puma Blue e del suo otto tracce Blood Loss significa invece lasciarsi alle spalle il mood soave e peace-inducing di Westerman per entrare in un contesto più notturno e claustrofobico. In linea di massima Jacob Allen/Puma Blue può essere incluso in quella corrente hypnago-chill pop che abbiamo già trattato altrove (quindi chitarre jizz-jazz DeMarco-style che flirtano con la black music in formato lo-fi) e un brano come Moon Undah Water è qui a dimostrarlo. In realtà il microcosmo dell’inglese è clamorosamente rarefatto, fumoso e decisamente oscuro: un lento incedere tra sentieri noir-jazz (Lust), languori ad altezza Steve Lacy e foschi paesaggi urbani ad altezza King Krule (l’inizlale as-is). L’approccio vocale virato al soul sembra guardare – a distanza – i due sue più grandi idoli (Jeff Buckley e D’Angelo), alternando però il convincente falsetto a incursioni in territori altri (in Bruise Cruise ad un certo punto sbraita come Tom Waits) mentre strumentalmente si fa largo, rispetto alle pubblicazioni precedenti, un frequente utilizzo di beat hip hop vagamente Dilla-style tanto cadenzati quanto narcotici (BC/Rift, Ether).

Westerman e Puma Blue ci consegnano due EP caratterizzati da due modi diametralmente opposti di maneggiare la pop music ma attraversati dallo stesso fascino per il raffinato. Voti: ARK EP 6.9/10, Blood Loss EP 6.9/10

14 novembre 2018
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