• set
    02
    2016

Album

Hyperdub Records

Add to Flipboard Magazine.

Giunti a questo punto, non sono pochi quelli che lo vorrebbero veder cadere, Zomby. Ci sono i booking agent, stanchi dei suoi continui “pacchi” e ritardi (a dire il vero, ridimensionati negli ultimi due anni), c’è il pubblico dei suoi live (con Traktor), annoiato da svogliati set a base di tracce tutt’altro che ultra rare, e c’è la gente stanca di seguirlo su Twitter dove da anni trolla come se non ci fosse un domani e contro tutto e tutti. Non ultimi, i giornalisti d’oltremanica col dente avvelenato, vuoi per una famosa intervista finita a pesci in faccia sempre su Twitter, vuoi per un doppio EP a rimorchio di un album doppio probabilmente troppo lungo, vuoi perché questo nuovo disco, al contrario del precedente carosello d’etichette britanniche, esce per Hyperdub, l’etichetta che gli ha lanciato la carriera quasi dieci anni fa (riascoltatevi Mu5h e lo Zomby EP). With Love, quindi, come disco spartiacque che chiudeva idealmente una parabola lost rave (o club) condivisa con Actress – epopea che aveva portato ad un’ondata di memorabilia ed emuli, lanciando idealmente le carriere di gente Lone o Special Request – ed il seguito di quella già marchiata nel segno del piacere sedante: comporre cult music elusiva e sperimentale brandizzata Zomby ad uso e consumo degli iniziati.

È vero, Zomby, che nel frattempo da New York si è ristabilito a Londra, riparte dall’amore per quel grime che da sempre condivide con Kode9, rispolverando ancora una volta l’arco di quella oscura produzione che dal brodo dark garage 2002-2003 porta all’eski beat di Wiley (vedi anche quel refix in tempi recenti), ma contro ogni previsione ritorna con uno di quei dischi imperfetti ma affascinanti, che solo Darren J. Cunningham poteva arrischiarsi a fare (un brano ponte tra i due? E.S.P.). Un disco che sembra entrare nelle sinapsi di una società assuefatta da un dispotico regime totalitario in un futuro non troppo lontano (e ogni riferimento a V For Vendetta, Mr Robot e Alan Moore è puramente voluta) che conserva riferimenti alla contemporaneità soltanto indiretti e fors’anche casuali, per penetrare, ancora una volta, il buco nero dell’antimateria eski. Nell’opener Reflection, che è un po’ l’apertura fumettosa nel più classico Zomby style, vengono in mente gli spoken politici che Fatima Al Qadiri ha utilizzato nell’ultimo album, Brute, sempre su Hyperdub; in Fly 2, l’r’n’b in versione scomposta e cubista è riconducibile a quella dell’Andy Stott della trilogia mancuniana, in un playground che fa a cazzotti sull’asfalto di Chicago e juke, ovvero la faccia più ostinatamente stretta attorno al sample vocale del footwork. Nella collaborazione con i Darkstar spunta qualcosa di caraibico in un fervore underground che è tutto latino (Quandary). Più avanti, però, Ultra si fa un affare totalmente solipsista. Zomby spazia in libertà, senza fili conduttori, lasciandosi andare all’istinto tra momenti più ariosi, tagliati con vetrosità, archi sintetici e meccaniche ad orologio (Glass appunto), ed episodi legati ad una forma dada dell’eski beat wileyano, tra bleep, spari e cubetti di ghiaccio 8bit (Freeze, Yeti), senza cercar punti di svolta o proporre novità in una scena elettronica che guarda (politicamente) altrove (vedi EndgamE, Lexxi fino ad Elysia Crampton, NAAFI, Her Records e oltre).

A otto anni dallo Zomby EP, il producer è tornato ai vecchi merletti non tanto per farci provare una nostalgia wonky fine anni Zero (S.D.Y.F. sembra puntare a quell’epoca), quanto per ritrovare quell’inconoscibile e disadorno mistero che da sempre attraversa i suoi migliori beat. Ultra è un disco di collaborazioni – prima tra tutte quella (deludente) con l’amico di lunga data Burial, producer con il quale condivide da sempre l’amore per la bassa fedeltà e l’hauntology applicata alla cultura elettronica UK (il brano si chiama Sweetz), o quella, discreta, con i citati Darkstar, oppure ancora S.D.Y.F con Rezzett della Trilogy Tapes – ma è soprattutto il disco con il quale si ritorna a parlare della produzione di un musicista visionario, avvolto nel suo mistero, ancora in grado di sollevare interrogativi, pensieri che dividono, e far evolvere il suo discorso musicale verso inesplorati anfratti, senza alcun compromesso.

6 Settembre 2016
Leggi tutto
Precedente
Declan McKenna – Liar EP Declan McKenna – Liar EP
Successivo
The Academy – Drunk Yoga Velvet Club The Academy – Drunk Yoga Velvet Club

album

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

album

recensione

Zomby, Kyle Hall, Pearson Sound (TPO) / ...

Live Report

Altre notizie suggerite