Westworld, commento all’episodio 2×10 (“The Passenger”)

[ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler]

Con il finale di stagione di questa annata, costituita da alti (The Riddle of the Sphynx e Kiksuya) e bassi (la parentesi nello Shogun World), Westworld si dimostra essere una serie non adatta a un vastissimo pubblico, come ad esempio lo è Game of Thrones, in grado di coinvolgere anche lo spettatore più distratto. Al contrario, la HBO ha chiarito fin dal primo episodio come il fruitore ideale delle storie di Jonathan Nolan e Lisa Joy sia più ricercato e attento di quello casuale, in grado di porre attenzione anche ai più insignificanti dettagli, che poi si dimostrano avere un’importanza fondamentale. Dicevamo, anche in questa sede, dell’importanza avuta un anno fa nel panorama televisivo e in generale dell’art-house cinematografica della terza stagione di Twin Peaks, così la chiave – ancora una volta – per scoprire gli oscuri e sottili piani dei creatori si sintetizza nella catch-phrase di uno smemorato Bernard (uno Jeffrey Wright esemplare praticamente per tutta la stagione), che chiede timorosamente: “Is this now?”, re-impostando le lancette della cronologia della narrazione alla prima puntata e in cui scopriamo finalmente la perfetta collocazione temporale del suo incontro con Dolores visto nell’incipit di questa seconda stagione, in definitiva una cavalcata sontuosa – anche se non priva di difficoltà – verso l’essenza stessa della serie, verso il suo volontario attorcigliarsi su se stessa.

Cosi, in un episodio conclusivo dalla durata monstre (ben 90 minuti!), tutti i protagonisti della storia convergono verso la fatidica “porta” su cui si è imperniata la trama di quest’anno. Dolores e Bernard raggiungono la “Fucina”, culla di tutte le scansioni digitali degli ospiti che nel corso degli anni si sono addentrati nel parco, lasciando inconsapevolmente che la Delos li duplicasse nella ricerca impazzita della vita eterna. Ma se Bernard è convinto di aprire la strada a un nuovo mondo per le macchine, l’obiettivo di Dolores è quello di abbattere per sempre anche questa ultima illusione. Bernard non può far altro che “uccidere” Dolores, sparandole un colpo alla testa. Nel mezzo però i due sono i protagonisti di un interminabile “spiegone” necessario però a sbrogliare la lunga serie di fili e intersecazioni di una trama sia complessa – perché tocca argomenti cruciali come il libero arbitrio e il predominio naturale di una razza più evoluta su quella precedente – sia anche gratuitamente complicata, a causa del gioco ordito da Nolan e Joy e volto al disorientamento totale dello spettatore. Così il sistema, prese le sembianze di Logan Delos (scelta saggia quanto sorprendente, per consegnare ancora qualche scena a questo personaggio tormentato e apparentemente fondamentale nell’evoluzione della storia di famiglia dei Delos), mostra l’immenso archivio della fucina in cui sono conservate le trascrizioni degli algoritmi degli ospiti, gli stessi che vedevamo scorrere nello spartito del pianoforte all’interno della locanda di Maeve («Mozart, Beethoven and Chopin never died. The simply became music»).

Maeve, che nel frattempo è riuscita a ricomporsi dopo le pesanti ferite riportate, riesce nel suo tentativo di salvare la figlia e condurla al sicuro nella Valley Beyond, lo stesso luogo in cui un commosso e commovente Akecheta ritrova il suo amore perduto. L’Uomo in Nero, assoluto protagonista del precedente episodio, nel quale si è arrivati a mettere in dubbio la sua stessa natura (e lui la sua realtà), trova la sua strada sbarrata ancora una volta da Dolores, con cui avrà un violento scontro da cui uscirà malridotto, essendo già spezzato nello spirito. Bernard, consapevole di aver compiuto la scelta sbagliata (l’uccidere Dolores e dare fiducia al genere umano), cerca in tutti i modi di ripristinare i file di Ford presenti nella sua testa, salvo accorgersi che per tutto quel tempo non era altro che una proiezione scaturita dai suoi ricordi («Your memories are precious to you, Bernard, but they will betray you»). A quel punto il piano diventa reale ai suoi occhi: creare un replicante di Charlotte Hale e impiantarle la mente di Dolores, che successivamente prenderà il suo posto trasformandosi nel “passeggero” del titolo, traghettato tra due mondi e pronto a forgiarne uno nuovo, migliore o peggiore questo dipenderà dalla lotta futura – rinnovata ancora con Bernard, contraltare ragionevole della spietata Dolores. Questi, ricreato grazie ai globi trafugati dalla fucina proprio dall’attrazione più antica della struttura rivive in un non luogo, lo stesso che avevo aperto la stagione, in cui vediamo una Dolores nella sua doppia veste rimandare la sfida per il dominio della realtà alla prossima stagione, che a questo punto dovrà scrollarsi di dosso qualsiasi narrazione basata sul passato e prendere di petto il presente per come si sta lentamente ri-configurando.

Lo schiaffo finale lo abbiamo con la scena post-crediti: qui, in un piano cronologicamente sconosciuto, vediamo uno sconfitto William/Uomo in nero dirigersi verso un laboratorio che ha le medesime sembianze di quello in cui conduceva i suoi esperimenti sull’androide del vecchio Delos; qui incontra la versione host della propria figlia, la quale rivela al malcapitato che quella non è la prima volta che i due hanno una simile conversazione in quella stanza. Ricorda qualcosa?

28 Luglio 2018
28 Luglio 2018
Leggi tutto
Precedente
Flow #95 – Il mondo capovolto Flow #95 – Il mondo capovolto
Successivo
Myss Keta, Milano, Sushi & Weimar: l’insospettabile ponte tra Myss Keta e il costruttivismo russo Myss Keta, Milano, Sushi & Weimar: l’insospettabile ponte tra Myss Keta e il costruttivismo russo

articolo

Westworld, commento all’episodio 2×01 (“Journey Into Night”)

Articolo

La seconda stagione di Westworld ci catapulta là dove terminava la prima, con nuovi interrogativi e nuovi possibili scenari, ma soprattutto...

articolo

Westworld, commento all’episodio 2×04 (“The Riddle of the Sphinx”)

Articolo

Il paradigma ufficiale di Westworld è cambiato in maniera diametralmente opposta: non più l’androide che sogna l’umanità, ma l’uomo...

articolo

Westworld, commento all’episodio 2×08 (“Kiksuya”)

Articolo

Succede spesso che una serie televisiva decida di deviare, incastrando furbamente una pausa subito dopo una manciata di episodi scoppiettant...

articolo

Westworld, commento all’episodio 2×09 (“Vanishing Point”)

Articolo

Dopo un’ottava puntata che si è dimostrata il primo vero punto di stasi dell’intera seconda stagione, il «gioco» ha ripreso il suo no...

artista

artista

Altre notizie suggerite