Owen Pallett – A Bloody Morning

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A Bloody Morning è il primo estratto da Island, il nuovo album del compositore e cantautore canadese Owen Pallett disponibile dal 22 maggio 2020 (via Domino). Registrato in presa diretta agli Abbey Road Studios con la London Contemporary Orchestra, il disco è quasi interamente acustico e, stando a quanto dice la nota stampa, «prende spunto dall’intera discografia di Pallett, dagli accesi colori di Heartland (2010) all’agile fingerpicking che caratterizza il primo album di Pallet con Les Mouches [The Polite Album, 2020]».

Island è un’opera con cui il compositore canadese si interroga sul significato dell’essere vivi e, come parte della stessa medaglia, sul perchè capitano anche cose orribili. Ma Pallet non darà risposte («Ragazzi, non so cosa succederà in futuro» avverte).

Diretto da Vincent René-Lortie e coreografato da Brittney Canda, il videoclip di A Bloody Morning è stato girato nel pieno della quarantena per l’emergenza Covid-19 e mette in scena la vita domestica di un gruppo di ballerini (di età dai 6 ai 72 anni). Al fine di un’unica danza catartica, il regista li spia ballare all’interno delle loro abitazioni, rimanendo sempre in esterno; in questo modo, le finestre diventano l’unico punto d’accesso per l’occhio “indiscreto” della camera da presa.

«Sinceramente all’inizio non ero convinto dell’idea – afferma nella nota stampa Pallett – Avevo paura che il video avrebbe dato un’idea sbagliata della quarantena e rifiutai». Poi alla fine Owen accettò convinto dall’entusiasmo del regista. «Non potevo credere a quanto fosse catartico vedere il video – continua, parlando del momento successivo alla visione della versione finale – quanto fosse perfetto per il brano e quanto fosse significativo e necessario per me vederlo in quel preciso istante».

Su SA potete recuperare la recensione di Heartland e quella di In Conflict, entrambe scritte da Teresa Greco. Per quanto riguarda le pubblicazioni sotto lo pseudonimo Final Fantasy, potete leggere la recensione di Has A God Home (2005), firmata da Antonio Amodei, e quella di He Poos Clouds (2006), scritta da Edoardo Bridda.

di Nicola Rakdej

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