Il punk sotto mentite spoglie. Intervista ai Fat White Family

In meno di tre anni i Fat White Family sono passati da essere gli sconci e immorali inglesi alle prese con risse da bar e masturbazioni durante i live, agli sconci e immorali inglesi che suonano sul palco del Glastonbury. Più volte descritti come dissoluti e provocatori, fin da subito la loro nomea ha preceduto la musica grazie a gesti che, inevitabilmente, sono riusciti ad attrarre l’attenzione non solo di un pubblico di nicchia ma anche della stampa dominante (The Guardian, NME, The Quietus). E se si pensava che puntasse soltanto ad azioni eclatanti, nel corso dell’anno appena concluso il nucleo centrale della band – composto dai fratelli Saoudi (Lias e Nathan) e da Saul Adamczewski – ha dato prova di avere molto più senso della realtà di quanto non ci si aspettasse. I Fat White Family hanno saputo conquistarsi spazi all’interno del vastissimo mondo delle controculture musicali, ambito in cui la Gran Bretagna è stata spesso protagonista, tentando – per ora senza ruzzolare – di sfidare il conformismo dell’anticonformismo. Il tutto senza mai astenersi, chiaramente, dal sottile cinismo che li contraddistingue.

Prima di proporvi la nostra intervista, che si è svolta al Magnolia di Milano lo scorso novembre, vi introduciamo al sudicio mondo dei Fat White Family, presentandovi i vettori principali su cui si sono mossi negli ultimi anni: la loro forza icastica (l’immagine), la politica, la musica, ovviamente.

L’immagine

Ovvero l’importanza dell’immaginario creato tramite le canzoni, le fotografie, i simboli. Ancor prima di sapere come suonano, i musicisti sono già chiacchierati per le masturbazioni sul palco, risse, mosh pit estremi, frontman nudi, fino alle teste di maiale mozzate appese a pali diventate icona del loro primo tour e del loro merchandising. Dalle parole di Nathan sappiamo che in alcuni casi «è stata più una rissa che un concerto. Quella volta c’era Lias nudo sul palco che si masturbava dando calci a destra e a manca». Questa irriverenza si collega a testi che creano un apparato immaginifico velatamente violento, velatamente disgustoso, sicuramente scomodo, anche e soprattutto grazie ai video a cui si accompagnano: in Is It Raining In Your Mouth immagini psichedeliche angoscianti e sovrapposte si alternano a chiari riferimenti alla fellatio. Inquietante è anche Cream Of The Young, una canzone che parla di pedofilia e nel cui video non vengono risparmiati palesi nessi. La nudità è sicuramente la più frequente tra le immagini usate, come nel video di Touch The Leather, in cui in primo piano vediamo il viso ossuto e spigoloso di Lias Saoudi dietro al quale si muovono chiappe e peni in diverse direzioni. La derisione del politically correct si acutizza nella violenza, nelle azioni (Bomb Disneyland), nei personaggi scelti (Lee Oswaldil dottor Shipman), ma anche nell’apologia di figure angoscianti come Charles Manson – Lias, durante un’intervista a NME, dichiarerà che Manson «è interessante dal punto di vista culturale» e, talvolta, la sua foto viene appesa durante i live a mo’ di santino. Viene inoltre estrapolato un immaginario politico tramite metamorfosi, sia comunista che fascista: falce e martello accoppiati con la testa di maiale, oppure teste rasate, vestiti militari e anfibi – da capelloni ricci che erano – in Whitest Boy On The Beach, primo video estratto dal secondo album Songs For Our Mothers. Dopo la pubblicazione del clip, un fan su Facebook ha risposto ironicamente (e cinicamente) alla band: «bene, ora siete pronti per diventare razzisti».

La politica

Usciti dalla scena squat di Londra, a causa dei riferimenti controversi di cui si vestono, vengono inizialmente poco compresi. Un caos ideologico impera nelle prime recensioni di Champagne Holocaust e nelle prime interviste alla band. Che i Nostri abbiano assolutamente chiara la direzione, però, è fuor di dubbio, nonostante alternino escapismo volgare e nichilista a lucido attivismo politico. Da laburisti quali dichiarano di essere hanno portato avanti proteste in perfetto stile squat: quando nel 2013 è deceduta Margaret Thatcher si sono uniti a tutte quelle persone scese in piazza per festeggiarne la morte (due striscioni recitavano “The Witch Is Dead” e “The Bitch Is Dead”). Hanno protestato anche contro l’apertura di un bistrò borghese chiamato Champagne + Fromage in una zona della working-class di Londra, creando un gruppo Facebook chiamato Yuppies Out. E se è vero che a loro piace giocare con i simboli (politici), in una sorta di provocazione continua, in Songs For Our Mothers questo viene ulteriormente estremizzato, considerati i richiami al periodo storico dei regimi novecenteschi in canzoni come Duce, Lebensraum e Goodbye Goebbels. A questo “nazismo ironico” (di cui peraltro parla Noisey nei termini di fenomeno espanso sui social) vanno ricondotti comportamenti borderline come il saluto romano durante un live, a cui è seguita anche una lettera scritta a cuore aperto da un fan che chiedeva spiegazioni dell’accaduto. Questa radicalità sta in equilibrio su una sottile linea di separazione che lascia sospesi in un dubbio, simile a quello che si percepisce dopo la visione di Europa di Lars Von Trier, che il Morandini descrive come «antitedesco nella sostanza, profondamente tedesco nella forma».

fat white lias e saul

La musica

Il crossover stilistico rimescola le carte in tavola. Pionierismo e avanguardia non fanno parte della loro natura sonora (come loro stessi ammettono) e il carisma emerge più nell’inclinazione della loro condotta che nella schietta produzione musicale. Questo, però, non è motivo per abbandonarsi a un’unica etichetta musicale o per non dare importanza quantomeno a una ricercatezza formale. I musicisti mescolano garage e psichedelia, aggiungono trombe e campanelli nei movimenti kraut, sferzate country e magheggi folk nelle atmosfere da pub irlandese. Nella babilonia delle influenze ne individuiamo alcune come Cramps e Birthday Party, e tra i loro idoli annoveriamo Mark E. Smith dei The Fall, a cui hanno dedicato anche il brano I Am Mark E Smith. Ma tra gli ascolti personali ci sono artisti di vario genere, come Bruce SpreengsteenBee GeesThe Carpenters. Gli autori dei brani sono fondamentalmente Saul e Lias, mentre Nathan entra in un secondo momento con le parti di tastiera. Il vecchio batterista Dan Lyons descrive la collaborazione tra i due come una «partnership tra un merlo e un boa, e immaginatevi chi è cosa».

Il frastuono dell’esordio

 Sulla copertina del singolo Whitest Boy On The Beach – copertina che riprende apertamente quella di 20 Jazz Funk Greats dei Throbbing Gristle – compaiono i tre fondatori del gruppo Lias, Nathan e Saul. Saul (un ragazzo strambo senza un dente in mezzo, gap-toothed, che a guardarlo non sai se ispira profonda dolcezza o inquietudine – o forse entrambe) conosce i due fratelli nordirlandesi di origine algerina Saoudi durante un concerto della precedente band di Lias, i The Metros – nata nel 2006 e accolta come i nuovi The Libertines. Lias, vestito con una giacchetta di paillettes, ci prova con la ragazza di Saul, il quale successivamente le fa notare quanto il naso mastodontico del cantante sembri un pene. L’inizio è esplosivo e l’incontro con il “boa” fondamentale. I Nostri iniziano a suonare insieme già nel 2009 (dall’Hank Dog Easycome, evento folk al sud della capitale) ma è nel 2011/2012, con la definizione del nome della band (che inizialmente doveva essere The Fat White Manson Family, per ritornare al discorso sulle icone), che iniziano a fare sul serio, tanto da arrivare nel 2013 al debutto Champagne Holocaust, pubblicato con l’americana Fat Possum. I rapporti tra i tre sono difficili, ma equilibrati, come emerge anche dalle parole del frontman nell’intervista che segue. Gli altri musicisti, invece, sono fondamentalmente turnisti. Lias sostiene che «devi essere socialmente invalido e ritardato per star bene con noi. Molti musicisti che ci troviamo sono o troppo normali o troppo maturi. O troppo ambiziosi, come Dan Lyons, il nostro vecchio batterista. Spendeva un sacco di soldi per comprare la migliore cocaina in circolazione e voleva bere solo Champagne».

Il 10 dicembre 2013 i Fat White Family calcano per la prima volta il palco del 100 Club, la leggendaria sala concerti che ha ospitato in passato artisti passati alla Storia come Sex PistolsSiouxsie and the BansheesThe Clash, The Jam. In questa occasione, si rendono conto che sta succedendo qualcosa di speciale. Ma non sempre i loro live sono un successo musicale, anche se di speciale hanno parecchio. Oltre all’episodio della masturbazione o del saluto romano, secondo testimonianze, una volta Lias ha defecato sul palco e successivamente si è spalmato il prodotto sulla faccia. O ancora, ma molto meno depravato, di quella volta che Lias si era dipinto il pene di nero per far sembrare di essere senza genitali. E giù di risate.

Post Champagne Holocaust e l’allunnaggio sulle riviste musicali più note

Tutto ciò non ha compromesso un giudizio positivo da parte di pubblico e stampa, anzi. Dopo un 2013/2014 caotico causato dall’urto e dall’irriverenza, tra il 2014 e il 2015 la loro fama inizia ad essere ridimensionata, così come le loro imprese eroiche, le azzuffate e tutto il resto. Si inizia a fare sempre più attenzione alla loro musica, ammettendo la particolarità del loro operato, e ai messaggi politici veicolati di matrice estremista ed eversiva. La loro radicalità non spaventa la stampa tanto che The Quietus e NME arrivano a sfidarsi a colpi di interviste, dichiarazioni, live report e recensioni. La band partecipa agli NME Award del 2014, ma fondamentale sarà il South by Southwest 2014 a patrocinare l’incontro che modificherà il percorso della formazione da lì in avanti, ovvero quello con Sean Lennon. D’ora in poi ogni passo che i Nostri faranno verrà registrato dalla stampa, soprattutto da NME, che diventa il promotore principale del fenomeno FWF, nel processo di legittimazione dello stesso. E così vediamo il cuoricino tatuato sul petto di Lias comparire sulla copertina del magazine inglese nel numero di gennaio 2015 dedicato alle 50 migliori band dell’anno, così come il loro culo bianco (che ormai conosciamo benissimo) finirà sul palco del Glastonbury del 2015, al Letterman Show in aprile o sotto i riflettori degli NME Award del 2015, vincendo il Radar Award (premio per la miglior band esordiente). Il discorso fatto per celebrare la vittoria è uno dei più bizzarri di questa edizione, perché Lias decide di dare la parola a un uomo preso a caso e a cui Saul aveva regalato poco prima il suo biglietto di entrata.

Sean, con un cognome importante

L’incontro tra il figlio di Lennon e questi pazzi inglesi farà da spartiacque nella loro produzione, non soltanto per l’uso di determinata strumentazione, ma come stimolo per una “serietà” compositiva che si percepisce istantaneamente nel passaggio tra il primo e il secondo disco. Sean parlerà del suo rapporto con la band dicendo che, in quanto a personalità ed estremizzazione, i musicisti ricordano i Wu Tang Clan, caotici e fuori controllo, pur avendo scoperto che sono persone molto carine, e che quindi la loro reputazione non rispecchia totalmente quello che sono. Da questa collaborazione nasce anche il progetto The Moonlandingz, band “Semi fictional Outsider Ouija Pop” (così nella descrizione Facebook) composta da Adrian e Dean degli Eccentronic Research Council insieme a Lias e Saul, e che vedrà la conduzione dello stesso Sean Lennon e della fidanzata Charlotte Kemp.

I rapporti con gli altri artisti

Nel mirino (in particolare di Lias) ci sono musicisti soprattutto della scenda indie, ad esempio Alex Turner degli Arctic Monkeys («questo ragazzo è chiaramente un ritardato»), tanto che i Nostri finiscono per essere bannati dall’apertura del concerto dei Franz Ferdinand al Somerset House di Londra. Spiegano gli organizzatori: «i Fat White Family sono inadatti a suonare in questo luogo e non sono adeguati all’ethos (al buon costume, alla moralità) dell’evento». Tra gli ultimi anche un Mac de Marco che, dopo aver rifiutato di suonare con loro al Letterman Show, si è beccato un insulto dagli inglesi via social: «a meno che Mac de Marco non si ritiri dalla musica e dall’occhio pubblico, io e Saul saremo sul primo aereo per sostenere l’Isis. Che la pace sia con voi». E giù di risate. Nathan invece definisce Lydon dei PIL un «butter churner», che, se nel linguaggio tecnico caseario significa zangola per fare il burro, molto più volgarmente indica qualcuno che compie una fellatio. Un pompinaro, in sostanza. Chissà se vedremo un superamento di Liam Gallagher sulla linea di traguardo.

Fat White family Circolo Magnolia - francesca sara cauli 2015_004

L’intervista

Come avrete intuito, non si sa mai bene cosa aspettarsi dai Fat White Family. Leggendo un’intervista su NME, ad esempio, scopriamo che Nathan spende alcuni dei suoi momenti liberi per guardare video di decapitazione su LiveLeak. L’approccio a questa intervista, quindi, viste le premesse, è stato piuttosto cauto. Di passaggio a Milano per un breve tour di introduzione al secondo disco – Songs For Our Mothers, in uscita il 22 gennaio – incontriamo la band prima del live al Magnolia di Milano, tra i tasti rotti dell’organo di Nathan, un duro accento nordirlandese e lo slang londinese. E ci troviamo a chiacchierare proprio con l’enigmatico Nathan, così diverso dal fratello Lias – frontman carismatico – che nel frattempo, a due passi da noi, si fa bombardare di domande da qualcun altro. Le due postazioni erano talmente vicine che nel corso della nostra intervista hanno avuto luogo diversi e stimolanti scambi tra i due musicisti. Sono emersi i rapporti tra loro, il loro amore per la Storia, le loro opinioni politiche, le idee militanti, il senso di alcuni brani. Ma quel che si percepisce, la sensazione che lasciano i Fat White Family, è, come dice un’espressione inglese, tongue-in-cheek, ovvero quel modo di scherzare che sottintende serietà, o quel modo di dire qualcosa seriamente ma in tono satirico. Potremmo dire che sono molto seri nel loro scherzare con la vita.

Cosa è successo alla tua tastiera?

N: Ho rotto un tasto e…niente. Dovrò fare senza!

Avete fatto un giro per Milano?

N: Sì. Una volta ho visto una gang impegnata in una rissa, quindi non posso dire di aver avuto una buona esperienza qui, ma non ho ancora gettato la spugna su questa città. Vediamo come va stasera il live.

Una rissa?

N: Sì, non so, tutte le volte che vengo a Milano vedo gente che si picchia. È una città aggressiva normalmente o sono io che sono sfortunato?

Penso che sia sfortuna… Ma a parte le risse a Milano, ne avrete visti di posti negli ultimi due anni. Avete girato parecchio per Champagne Holocaust, per i live, per la registrazione di Songs For Our Mothers. Vi ci siete un po’ trovati, in questa situazione, oppure puntavate esattamente a questo?

N: Abbiamo sempre voluto andare in tour e lavorare il più tenacemente possibile, ma non avevamo mai pensato fosse possibile farlo realmente. Non credevamo che tutto questo potesse capitare davvero, ma si è avverato. Quindi, volendo o non volendo, è successo, e ne siamo molto felici.

Per questo album avete collaborato con Sean Lennon. È stato un incontro fortuito, giusto? Ho letto che è nato tutto perché qualcuno di voi voleva provarci con la sua ragazza…

N: Sean Lennon lo abbiamo incontrato al South By Southwest. Saul (Adamczewski) voleva provarci con la sua ragazza, era un po’ ubriaco e molesto. Alcuni uomini sono predatori, che ti devo dire. Io non sapevo neanche come fosse fatto Sean Lennon, lo sapeva solo in nostro batterista, che si è messo a parlare con lui. Poi ci ha riferito che a Lennon era piaciuto molto il nostro concerto e che voleva mangiare qualcosa con noi. Visto che dopo i concerti viene una gran fame, qualsiasi persona ti offra del cibo è la benvenuta.

E com’è lui?

N: Sean è una persona adorabile. Dopo quell’incontro siamo diventati amici, e lui ci ha portati nel suo studio, dove c’erano vecchi strumenti del padre. Era destino. Ma penso che sia una bella persona da incontrare, a prescindere dalla collaborazione.

Strumenti come vecchio Mellotron?

N: Sì, non so se fosse quello con cui i Beatles suonavano Strawberry Fields Forever, ma diciamo che è così per il bene della storia.

La registrazione di Songs For Our Mothers com’è avvenuta?

N: Solo Satisfied è stata registrata insieme a Sean. Il resto lo abbiamo fatto tra i Marcata Studios di New Paltz – nel nord dello stato di New York – e i Trash Mouth a New Malden, che è pieno di grandissimi esperti nord coreani.

E rispetto alla registrazione dell’album precedente, vi siete sentiti più professionali?

N: Innanzitutto ci piaceva l’idea di fare un tour e di registrare in giro per l’America, per viverla. Siamo finiti sulla copertina di NME, poi da Letterman, è stato un periodo ricco. Sentirsi professionali, non so se sia una cosa buona necessariamente. Sono dell’idea che bisogna continuare a fare quello che si fa, poi se qualcuno vuole farsi chiamare “professionale”, che si faccia chiamare così. Andare in uno studio fighetto non vuol dire niente, almeno per noi.

Songs For Our Mothers lo sento più psichedelico, e a tratti forse anche più kraut. Che dici?

N: In generale, questo album è molto più dinamico del primo. Sì, penso che sia più psichedelico, e kraut…non saprei. Però effettivamente tempo fa suonavamo kraut. Scusami, non amo le categorie, sono noiose. Penso che riusciamo a prendere pezzi di qua, pezzi di là – glam rock, punk, psichedelico, folk – e li mettiamo tutti insieme. Non siamo fossilizzati su un genere. 

Ok, allora parliamo di quello che avete e che hai ascoltato negli ultimi anni…

N: Gary Glitter, molto i Bee Gees, i Carpenters.

Non lo avrei mai detto!

N: Sì, nessuna vergogna per i Bee Gees! E poi ascoltiamo tanto altro, molta musica di casa nostra come i Meat Raffle. Devi cercarli i Meat Raffle, di Londra sud, a mio parere sono la miglior band del Regno Unito al momento.

Questi me li segno. E per quanto riguarda la scena punk rock inglese, hai ascoltato l’ultimo disco dei Public Image LTD di Lydon? Suppongo che questi personaggi siano ancora popolari in Inghilterra…

N: Lydon è ancora sulla cresta dell’onda? No, non l’ho sentito l’ultimo. Dai, ascoltiamolo.

[Mentre apre un programma per ascoltare musica in streaming, gli chiedo:]

Pensi che Lydon sia ancora un tipo provocatorio?

N: L’unica cosa che può “provocare” ora, sono le mucche, per fare più latte. Oh merda, ma questi sono come gli Sleaford Mods!

[Lias Soudi, fratello di Nathan nonché frontman della band, seduto a due passi da noi è impegnato in un’altra intervista. Si introduce nella conversazione, chiamato da Nathan].

N: Hey Lias, ascolta questo.

Lias: Sembrano gli Sleaford Mods.

N: Sì, ma è Lydon.

Lias: Oh cazzo.

N: Hanno scopiazzato tutto dagli Sleaford Mods. Mi ha chiesto cosa penso di Lydon. Sai cosa penso? Che sia un butter churner*.

[*fa riferimento al fatto che Lydon ora è buono soltanto a far fare alle mucche più latte. Il butter churner tecnicamente è la zangola per fare il burro, ma in senso volgare significa pompinaro, ndSA].

Parliamo della vostra attitudine. Soprattutto durante i live, siete grotteschi e…

Grotteschi? Sono qui che cerco di essere il più educato possibile e tu mi dai del grottesco! [ride, ndSA]

Scusami, in italiano grottesco non ha necessariamente un’accezione totalmente negativa come in inglese. In letteratura il grottesco fa parte del comico, dell’ironia, qualcosa di bizzarro, nel contrasto tra drammatico e ironico…

Ironici? Non c’è ironia nei FWF. Siamo totalmente sinceri, fin troppo forse. Cos’è più sincero di sincero?

No infatti, non volevo dire che la politica la prendete poco seriamente, anzi. Potremmo dire allora che siete più sarcastici, satirici.

Sì, infatti puoi essere sincero e fare satira. Non è ironia, è satira. È fare una battuta che faccia ridere ma anche riflettere, perché tutto ciò che diciamo è vero.

Avete anche portato avanti una protesta chiamata Yuppies Out a Brixton contro l’apertura di un locale borghese in area popolare, un’azione di anti-gentrificazione…

Sì, volevamo far capire alla gente che l’apertura di quel locale era una stronzata. La gente non si può permettere una casa, una camera, e loro aprono un locale del genere. Non ha senso. Per dire che qui non c’è per niente ironia.

Allora puoi spiegarmi meglio cosa c’è dietro, dal punto di vista ideologico?

Non so se riesco a spiegartela. Non rimane mai la stessa, si muove sempre. Tutto si muove. D’altronde, che cosa resta fermo nella nostra vita?

Niente, credo.

Esatto. Per questo qualcosa deve cambiare, perché il mondo sta impazzendo in questo momento. Penso che il socialismo sia quello di cui le persone hanno bisogno, in Inghilterra abbiamo il partito dei laburisti. Ma potremmo parlare di queste cose all’infinito. Non mi giudicare, ma io ho smesso di leggere i giornali perché mi stavano facendo impazzire. Ti fa andare letteralmente fuori di testa vedere che ormai il comportamento che predomina è il tiranno inseguimento dei soldi. Quindi mi fermo per un po’, poi ricomincio a leggerli. Ignorare certe cose è più facile a volte, no? Fare qualcosa a riguardo è difficile.

E in quanto a idoli? Politici, per esempio?

I miei idoli politici? Mmm…Pol Pot, preso dall’età della pietra. E poi…chi altro…Gerry Adams, un politico nord irlandese del partito indipendentista Sinn Féin.

Quindi qual è l’intento durante i live? Provocare?

No io…voglio soltanto ricoprire tutti d’amore.

A proposito di cospargere tutti d’amore: c’è stato da poco il brutto attentato a Parigi del 13 novembre scorso, che ha cosparso tutt’altro che amore nel mondo. So che i vostri genitori, tuoi e di Lias, sono musulmani. Come avete vissuto tutta questa tempesta mediatica?

Quella sera tra l’altro stavamo suonando proprio a Parigi, in un posto chiamato La Cigale. Eravamo vicino alla fine del nostro live e qualcuno ci ha chiesto di fermarci. In un primo momento era incomprensibile la richiesta, e quindi Lias lo ha mandato a quel paese. Poi ci hanno spiegato, e ovviamente ci siamo fermati. In quel momento eravamo solo scioccati e nervosi allo stesso tempo. È orribile che la gente abbia dovuto vivere quel massacro, ma se vai a lanciare bombe in Medio Oriente in cerca di petrolio, le persone vanno a far saltare in aria la gente ai concerti. È una triste questione di affari. Abbiamo scagliato noi la prima pietra, abbiamo fatto partire noi tutti i problemi.

Intendi noi occidentali?

Sì, i cazzo di media occidentali hanno colpa. Stanno cercando di usare questi episodi e questa cazzo di islamofobia per avere uno stato poliziesco più forte, e la cosa mi fa paura, mi fa arrabbiare e star male, quando vedo persone che vengono bombardate nel loro paese. È terribile, e non importa chi e dove, è sempre ingiustificabile. Ora hanno attaccato la Siria, ma non so neanche se la Siria abbia un esercito. Attaccano l’Isis, ma cosa vuol dire Isis? Chi sono? Hanno così tante risorse, da dove li prendono tutti quei soldi? Questo è il prezzo di questa guerra, persone innocenti muoiono ammazzate. Ci sono troppe aree grigie, ma i media in questo momento stanno cercando di fare il gioco del bianco e il nero, i buoni e i cattivi, del “questi sono i cattivi e noi li fermeremo”. E ovviamente chi ha potere controlla i media, mentre altri popoli non hanno mezzi di diffusione simili. Puoi controllare le persone se hai un nemico, giusto? Questo è quello che penso, per quanto può valere il mio parere. Ma cambiamo argomento dai, mi fa star male pensare a tutto questo.

Giusto dai, parliamo di droghe.

Di droghe? Che droghe hai? Scherzo. Io non uso droghe, le uniche sono i medicinali contro l’acidità di stomaco. Devo solo scappare dalle indigestioni, come quando bevi troppo vino rosso e ti rinchiudi al cesso.

Quindi Love Is The Crack non parla di crack…

È Lias che scrive le canzoni – un paio le ha anche scritte quando era ricoverato per una polmonite in ospedale. Si annoiava e quindi si è messo a scrivere. Hey Lias, di cosa parla Love Is The Crack? Non parla di crack cocaine

Lias: È una canzone che parla anche di crack cocaine. Ma in senso autentico, parla d’amore. Anzi, è una canzone che parla di Saul. Saul è l’unica persona che io abbia mai amato al di fuori della mia famiglia, e riesce a farmi stare male, più di chiunque altro. C’è molto attrito nella nostra relazione; siamo molto legati ma litighiamo anche tanto. Molti brani – anche quelli che non fanno parte di questo album –  hanno come tema centrale l’amore. Volevo un album personale, volevo parlare di emozioni che stavo provando, emozioni che condivido con le persone della mia vita. Ciò che ho cercato di fare è stato cavalcare sia l’ottica politica, che quella personale, nello stesso momento. Così c’è una sorta di autonomia culturale a cui le persone possono aggrapparsi, come qualcosa di familiare. Uno scenario per le cose vere, reali, che hanno corrispondenza col tuo mondo personale. Posso scrivere esplicitamente di cose personali della mia vita, ma sotto le sembianze di qualcun altro, e questo mi fa sentire libero.

N: Quindi non è una canzone sulla crack cocaine?

L: No, è anche sulla crack cocaine.

N: Quindi parla di crack cocaine?

L: No, allora, diciamo che la relazione che puoi avere con l’amore può essere la stessa che hai con la droga, cioè l’unica cosa che ti porta gioia e felicità è la stessa cosa che ti ossessiona e ti distrugge.

N: Lias…cos’è meglio cristal meth o crack cocaine?

L: Personalmente? Cristal meth.

N: ok, allora la canzone è sulla cristal meth!

L: ok, parla di cristal meth.

E la canzone Duce invece? Come anche altre (Lebensraum e Goodbye Goebbels) fa riferimento al periodo della seconda guerra mondiale. Come mai? Che cosa criticate e cosa ammirate di quel periodo?

È perché amo fottutamente la storia, tutti quelli della band la amano. Siamo ossessionati dal XX secolo e da quel periodo in particolare, dal conoscere i meccanismi di quei sistemi politici. Lias dice di essere ossessionato dal nazismo. A quei tempi c’erano questi cazzo di leader folli che andavano fuori di testa, erano degli abusatori mediatici. Questa è la risposta più profonda che riesco a dare, perché semplicemente amo la storia…tutte le volte che torno da mia madre metto su History Channel. Goebbles è il più grande patetico e anche potente allo stesso momento. Una vera dicotomia. Avevano anche una presenza fisica scenica che attraeva, quando entravano in una stanza non potevi fare a meno di chiederti chi fosse quella persona. Avevano un intero paese sotto i loro piedi, ma alla fine hanno ottenuto risultati più patetici di quelli che potrei ottenere io.

Quali sono i vostri piani futuri?

Non lo so, essere impegnati suppongo. Vogliamo fare un altro disco. Penso che Saul ne voglia fare uno da solo. Forse cambia forma e si sviluppa in qualcos’altro, spero che vada così. Sarebbe noioso se tutto fosse statico, come dicevo prima, no?