School Of Seven Bells (US)

Biografia

Una storia di alti e bassi musicali a cui si aggiungono l’abbandono di un membro del gruppo e la tragica scomparsa di uno dei fondatori della band. Quattro album, dodici EP e un segno comunque non indifferente lasciato nel mondo del dream pop e dell’indie internazionale. Quello degli School of Seven Bells è un percorso che mostra come le vicende della vita, anche le più dolorose, segnino la produzione musicale. Il loro ultimo album, SVIIB, è un memoriale intenso e doloroso. Narra del rapporto, fatto di lavoro e affetti, tra Alejandra Deheza e Benjamin Curtis, quest’ultimo fondatore del gruppo nel 2007 e scomparso il 29 dicembre del 2013 a causa di un linfoma. È l’episodio che ha chiuso la carriera degli School of Seven Bells. Dal momento della scomparsa di Curtis all’ultimo lavoro, uscito nel 2016, sono intercorsi quattro anni di sofferenze, che Alejandra ha deciso di raccogliere in uno struggente album d’addio.

L’incontro

È proprio Benjamin Curtis, nato il 23 settembre del 1978 a Lawton, in Oklahoma, a dare il via al gruppo. Ispirato da Michael Rother, Yoshimi P-We e The Edge degli U2, si avvicinerà alla chitarra successivamente. I suoi esordi nella musica, infatti, lo vedono suonare la batteria nei Tripping Daisy, band alternative rock di Dallas, dopo l’esperienza, dal 1993 al 1997, con gli UFOFU. Nel 2000 fonda, insieme a Josh Garza, Phil Karnats e al fratello, Brandon Curtis (bassista, tastierista e voce) i The Secret Machines. Il progetto ha un discreto successo, soprattutto negli States. Il primo album uscito nel 2004, Now Here is Nowhere, si guadagna ottime recensioni in ambito space rock e new prog, e il singolo Nowhere Again compare nella colonna sonora del videogioco, Driver: Parallel Lines. Eppure le vendite stentano a decollare.

Benjamin registra con loro un altro album, Ten Silver Drops, e partecipa nel 2014 ai concerti d’apertura degli Interpol. Sarà una di queste date l’episodio decisivo per la nascita degli School of Seven Bells. È durante quel tour che Benjamin incontra le sorelle gemelle Alejandra e Claudia Deheza: entrambe formano il progetto On!Air!Library, concentrato sull’ambient e su sonorità più ipnotiche. Curtis ne rimane colpito. Apre uno studio con le due sorelle, cominciando a lavorare prima sui testi e poi sulla musica. Il materiale evidentemente regala soddisfazioni ai tre, così il 3 marzo del 2007 Benjamin pubblica sul sito dei The Secret Machines l’annuncio del suo abbandono. La motivazione è l’inizio del progetto School of Seven Bells. Verrà rimpiazzato alla chitarra e alle tastiere da Blasco, turnista degli Interpol. La band post punk è quindi il collante, l’elemento nascosto che mette in contatto i tre artisti e permette, in qualche modo, l’avvio di un nuovo progetto.

Gli esordi e il primo album

Le influenze indie rock e shoegaze si ritrovano nel singolo di debutto. Si intitola My Cabal e viene pubblicato nel maggio del 2007 per l’etichetta inglese Sonic Cathedral. Qualche mese più tardi ecco arrivare il primo EP, Face to Face on High Places, per Table of Elements: contiene anche una traccia, Class of 73 Bells, in collaborazione con il producer Prefuse 73, uno dei tanti progetti di Scott Herren, beatmaker americano. Già da qui è evidente il tentativo di inserire elementi prettamente elettronici, sfumature ambient e psichedeliche che già caratterizzavano il gruppo delle sorelle Deheza. L’EP propone sperimentazione ed elementi di chitarra con accenni da mutant disco. Insieme ai tre, lavora anche, in fase di produzione, Joe Stickney, conosciuto per le collaborazioni col compositore minimalista Rhys Chatman.

Il suono retrò, l’atmosfera onirica e psichedelica, attrae l’attenzione dei Blonde Redhead. Il gruppo composto da Kazu Makino e dai fratelli Pace fa uscire nello stesso anno 23, uno dei lavori più significativi ed interessanti della band. Il relativo tour successivo viene aperto dagli School of Seven Bells e dai Prefuse 73. Per Benjamin Curtis e le sorelle Deheza si apre un periodo prolifico, tra studio e live, fino ad arrivare al primo album, Alpinism. La prima uscita avviene il 28 ottobre 2008 su Ghostly International, label che ospita anche Matthew Dear, Tycho, Gold PandaCom Truise. Verrà proposta, nell’ottobre del 2009, una ristampa contenente 9 bonus track per Vagrant Records. Si tratta di un album fatto di contaminazioni, dove la melodia e le seducenti voci delle sorelle Deheza incontrano il pop alla Stereolab, la new wave oscura dei Joy Division e cenni di techno minimalista. Il connubio tra ricerca sonora e melodia rende l’album interessante agli occhi di gran parte della critica internazionale. La traccia Chain, dove chitarre alla New Order suonano su macchinari stile Kraftwerk, viene inserita nell’annuale compilation della label Ghostly International. Gli School of Seven Bells partono poi in tour con Bat For Lashes, apprezzata songrwriter e polistrumentista inglese.

La svolta synth-pop e l’addio di Claudia Deheza

Luglio 2010. È il momento di Disconnect from Desire, pubblicato da Full Time Hobby. La passione per l’elettronica, a metà tra minimal berlinese e influenze londinesi, vira verso il synth pop e gli 80s. Il periodo, del resto, è quello del recupero di tali sonorità, e i Nostri sembrano volersi inserire in quel filone. Le chitarre alla Robert Smith restano, così come il tepore grigio e deprimente, ma l’elettropop vintage offre poco di originale, mentre le voci languide delle sorelle Deheza, seppur ricche di fascino, alla lunga stancano. Siamo lontani dalle pregevoli prestazioni di Alpinism. Disconnect from Desire resta comunque un lavoro di successo: la critica di settore lo esalta (Pitchfork lo valuta con 8.0/10) e il gruppo riceve il riconoscimento come scommessa internazionale dell’anno agli MTV Video Music Brasil. Sembra essere l’anno d’oro per i tre. E, invece, qualcosa va storto. Nell’ottobre 2010, sulla pagina Facebook del progetto, compare un post che annuncia l’abbandono di Claudia Deheza. La motivazione è da ricondurre a problemi personali. La band annuncia di proseguire come duo.

La tragica notizia

Passano due anni e il tempo per metabolizzare l’abbandono di Claudia Deheza non manca. È il 2012 quando Alejandra e Benjamin pubblicano via Full Time Hobby il loro terzo capitolo, Ghostory. Sulla scia del precedente, i due viaggiano su tastiere elettropop e vocalità dilatate, e l’ambiente di riferimento sono ancora una volta gli 80s. Le melodie deprimenti di drum machine fanno da sfondo alla voce eterea di Alejandra, senza però sorprendere. Gli episodi migliori del percorso emergono proprio quando i due si discostano dal synthpop di ispirazione nordica, ovvero quando Benjamin strizza l’occhio alla dubstep o quando fa capolino la cassa dritta. Le potenzialità ci sono, forse però Alejandra e Benjamin insistono troppo nella ricerca di qualcosa di cui non sono propiamente consapevoli. Una maggiore di leggerezza avrebbe reso il terzo capitolo una tappa molto più distinguibile nel panorama elettronico e dream pop. Nello stesso anno, i Nostri daranno alla luce l’EP Put Your Sad Down.

I risultati, dopo l’exploit iniziale, iniziano a non soddisfare in pieno. Nonostante una buona presenza in tour e festival, i loro lavori sono ben distanti dall’originale proposta iniziale di unire in un colpo solo Manchester e Berlino tramite due sensuali, ipnotiche voci femminili. Lo spostamento verso strutture pop, mantenendo sempre l’uso sapiente di tastiere e sintetizzatori, forse non giova alla musica di un gruppo che, nel 2013, ha ben altro a cui pensare. Benjamin Curtis è sempre più vittima di problemi di salute: evidenti rigonfiamenti alla milza e allo stomaco, frequenti mal di testa, difficoltà respiratorie. La musica passa inesorabilmente in secondo piano, soprattutto quando, nel febbraio 2013, giunge la devastante diagnosi: il musicista soffre di una rara forma di linfoma non hodgkin, un tumore che colpisce i linfonodi e il sistema linfatico, ovvero le cellule e i tessuti che dovrebbero difendere l’organismo dagli attacchi esterni. Ancora più tragica e straziante è la consapevolezza che la malattia, comparsa nella forma più rara e sconosciuta, sia incurabile. Numerose personalità della musica si attivano per aiutarlo: Paul Banks, Devendra BanhartAlbert Hammond Jr e i Polyphonic Spree promuovono una raccolta fondi e organizzano, a New York, nell’agosto del 2013, un concerto benefico a cui partecipano anche membri di Strokes e Interpol. Le cure non sortiscono gli effetti sperati. Il 29 dicembre del 2013 la pagina Facebook degli School of Seven Bells pubblica l’annuncio della morte del musicista. È un messaggio struggente che fa il giro del mondo a partire dai media musicali e passando per tutte le testate. Alejandra Deheza, ormai unica componente del gruppo, lascia, nelle ultime righe, una speranza: «a tutti noi manca questa persona così rara e piena di talento. Per fortuna abbiamo la sua musica, quella che ha condiviso con noi. È qualcosa che possiamo tenere per sempre».

SVIIB, l’epilogo

È un destino beffardo, quello riservato al gruppo. Dopo l’abbandono di Claudia Deheza e la morte di Benjamin Curtis, Alejandra continua a lavorare sodo per far uscire l’ultimo album, la trasposizione in musica del dolore per la scomparsa dell’amico. Anticipato dal singolo Open Your Eyes, SVIIB viene pubblicato il 12 febbraio 2016 via Vagrant Records. Contiene materiale su cui stava lavorando Benjamin e tutto il dolore di Alejandra, in una sorta di memoriale del gruppo. L’album chiude il progetto mantenendo, in chiave pop e mainstream, l’uso di synth e tastiere 80s. Ma è nei testi, nell’estrema sensibilità delle parole cantate dalla Deheza per ricordare il rapporto con Curtis, che il lavoro acquista un valore unico. Musicalmente, nel disco sono raccolte quasi tutte le esperienze degli School of Seven Bells fin dagli esordi. Ciò che lasciano alla Storia i tre americani è un tentativo di riprendere una passione smodata per il post-punk e lo shoegaze, portandola in una chiave moderna ed elettronica. Esperimento riuscito ai tempi del primo lavoro, meno nei successivi dischi.

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