Eurovision. Mahmood secondo, Bobby Gillespie durissimo con Madonna, il kitsch trionfa (ancora)

Si è conclusa ieri sera a Tel Aviv la finale dell’Eurovision, “l’olimpiade euro-allargata della canzone”, l’annuale manifestazione che ha visto esibirsi selezionati musicisti provenienti da differenti nazionalità, tra cui anche il vincitore dell’ultima edizione di Sanremo, Mahmood. Nonostante il cantante di origini egiziane sembrasse poter ambire al gradino più alto del podio, il microfono di cristallo è andato all’olandese Duncan Laurence con Arcade, brano dall’intimismo stadium ready cantato in inglese (e in falsetto), dai marcati accenti di un radiofonico r’n’b, sviluppato su un arrangiamento per piano/voce e una plastica scenografia orchestrale in crescendo. Un pezzo che avrebbe tranquillamente potuto cantare un Sam Smith qualsiasi o direttamente i Mumford & Sons ultima maniera. Quindi peccato per Mahmood e Soldi, che era la miglior canzone in gara ed è arrivata seconda.

Sul palco della manifestazione è salita anche Madonna che, accompagnata da un corpo di ballo e da Quavo, ha eseguito una versione riarrangiata del classico Like A Prayer e il nuovo singolo Future, estratto da Madame X, che contiene appunto il feat. del sopracitato componente dei Migos. La sua esibizione, che ha risposto idealmente alle critiche mosse da Brian Eno, Roger Waters e dal movimento che promuove il boicottaggio di Israele facendo indossare a due danzatori le bandiere di Israele e Palestina (con tanto di vicendevole abbraccio finale), è stata duramente criticata da Bobby Gillespie dei Primal Scream, che l’ha prima apostrofata come una “total prostitute” (“con tutto il rispetto che nutro per le prostitute”, specifica) e poi definita senza mezzi termini come una popstar spinta dalla sete di denaro e pertanto pronta a suonare e assecondare di conseguenza le agende politiche di questo o quel movimento («farebbe di tutto per i soldi»).

In sostanza Gillespie ribadisce ciò che hanno già affermato tante volte Eno e Waters: suonare in Israele significa legittimare un ingiusto status quo, normalizzare la condizione in cui versa il popolo palestinese. Sappiamo – e abbiamo più volte ribadito – che questa posizione è stata ribattuta da Nick Cave che, proprio lo scorso anno, pubblicava una lettera indirizzata proprio a Eno. In sostanza, il songwriter rifiuta il concetto di “regime dominante israeliano” espresso da Waters, affermando, al contrario, che nel Paese esista una vera democrazia («Israel is a real, vibrant, functioning democracy») con tanto di arabi eletti in parlamento. Sta qui il nocciolo di una complessa questione che il superficiale messaggio di amore e fratellanza espresso da Madonna durante la performance fallisce nel cogliere.

Di seguito gli streaming delle esibizioni di Mahmood e Madonna. Su SA potete ripassare l’ampio speciale retrospettivo dedicato a Madonna Louise Veronica Ciccone da parte di Marco Braggion e leggervi la recensione non proprio positiva riservata al precedente lavoro Rebel Heart. Per quanto riguarda Mahmood, la recensione del Gioventù bruciata pubblicato lo scorso 22 febbraio su Island è a firma di Luca Roncoroni.

19 Maggio 2019 di Edoardo Bridda
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Madame X
Giu
14
2019

Madonna

Madame X

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