• Mar
    01
    2019

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Hyperdub Records

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Nell’economia di un’etichetta iconica e celebrata come Hyperdub di Kode9, ogni apertura al nuovo o presunto cambiamento di direzione viene spesso percepito come un’onda sismica. Nel 2012, per esempio, si fece un gran parlare della svolta propriamente “vocal/cantautoriale” di Hyperdub con la pubblicazione del capolavoro crepuscolare di Laurel Halo, Quarantine. Solo un anno dopo, Kode9 & co. sembravano voler catturare lo “spirito del tempo”- l’ascesa overground di twigs e Kelela – aprendo le porte all’electro-RNB della canadese Jessy Lanza. Eppure, persino le oddities più eclatanti pubblicate dall’etichetta negli ultimi anni (si pensi all’intellettualismo kitsch di Fatima Al Qadiri) impallidiscono a confronto con l’arrivo della produttrice di Cape Town Angel-Ho.

Death Becomes Her, il secondo album di Angel-Ho, è un implacabile, coraggioso, a tratti molesto manifesto queer votato all’idiosincrasia e alla celebrazione e rilettura di sonorità e stilemi sottoculturali sinora non pienamente rappresentati dall’etichetta. Uno dei tre membri fondatori di NON Worldwide assieme a Chino Amobi e Nkisi, Angel-Ho dal 2015 a oggi ha pubblicato una serie di incisivi saggi di elettronica sperimentale di stampo industrialista, dall’ottimo EP Ascension (uscito per l’Halcyon Veil di Rabit e masterizzato da Arca) all’eccellente album Red Devil, uscito per NON nel 2017 solo in vinile (ancora disponibile in versione mixata su Soundcloud). Il mix di bassi nauseabondi, rumore, agghiaccianti sample e ritmi globali, allineava la sua musica all’arcinota ondata deconstructed degli ultimi anni, inclusiva di derive poptimiste presentate come schiaffo morale ai puristi dell’elettronica (uno spirito condiviso appieno dai colleghi Arca e Lotic, fra gli altri). In parallelo, Angel-Ho ha partecipato alla ballroom scene della sua Cape Town, una delle tante, transnazionali declinazioni della storica scena newyorchese da sempre improntata alla celebrazione di fluidità di genere, sessualità queer e glamour. Ibridata con sonorità tipicamente sudafricane come il genere gqom e fermamente radicata nella cultura hip-hop, la ballroom scene di Cape Town ha fornito ad Angel-Ho un punto di ripartenza identitario e artistico: quelle che prima sembravano rimanere delle virate estemporanee in parallelo alla sua carriera da produttrice corsara (consigliato il video di Keep In Touch, una collaborazione con la rapper sudafricana Dope Saint Jude, in cui l’espressione «we vogue in the morning» diventa una sorta di ‘canto di guerra’), ora diventano punti di riferimento principali per la trasformazione (o rinascita, come preferisce definirla) di Angel-ho in donna trans e diva (hip-)pop.

A chi ha un minimo di familiarità con il gergo e l’immaginario modaiol-consumistico della ball e drag culture, gli episodi più marcatamente pop di Death Becomes Her risulteranno sorprendentemente convenzionali da un punto di vista tematico, nonostante la matrice essenzialmente sperimentale del sound. In Business, il brano apripista del disco, Angel-Ho anticipa uno dei motivi centrali del disco, l’ostentazione di opulenza e couture come armi di rivincita contro una proverbiale bitch da mettere in riga o semplicemente scaraventare «the fuck out». Angel-Ho si presenta fin da subito in veste di rapper: accompagnato da uno scoppiettante mix di tenebrosi sub-bass e rantolanti sample, il suo flow ansimante e altalenante preannuncia il carattere maniacale dell’intera impresa (il marchio Balenciaga viene ripetuto come una sorta di mantra omicida). I vocals distorti, stridenti e molto spesso al limite della stonatura di Angel-Ho sono di fatto il marchio di fabbrica e la componente più deludente di Death Becomes Her. Nel singolo rap-reggaeton Like A Girl, prodotto da Asmara di NGUZUNGUZU, per esempio, nonostante la fulminante feature della rapper filippina K Rizz (intenta, tra le altre cose, a interpolare il classico How Many Licks di Lil’ Kim con un’intonazione e un flow che ricordano non poco i picchi di Azealia Banks), l’interpretazione discordante di Angel-Ho risulta quel tanto fastidiosa da rendere il brano, nonostante le sue aspirazioni beyoncésche, a dir poco accidentato. Stesso discorso per Live, in cui l’incontenibilità comunicativa del suo rap finisce per distrarre dalle intricate astrazioni di beat e produzione. Anche in Pose, l’incantevole, fumosa produzione industrial-ambient complottata con Gaika diventa una sorta di distrazione di sottofondo per un lungo, asfissiante rap maldestramente sputato nel microfono senza troppi convenevoli. Non a caso, il sontuoso brano rap/RNB Baby Tee, supportato da incisive pennellate synth che ricordano non poco la prima Kelela, è al suo meglio quando Angel-Ho si leva di mezzo e cede il microfono alla rapper di Cape Town K-$, intenta a descrivere le politiche amorose e danzerecce di un «safe space» queer (per una recente, ben più critica riflessione sul concetto di safe space, rivolgetevi alla performer di New Orleans Edge Slayer).

Per ironia della sorte, Death Becomes Her convince e invita al riascolto quando Angel-Ho mette da parte le sue aspirazioni di diva rap/pop in toto o quando ne porta le idiosincrasie agli estremi. I brani puramente o prevalentemente strumentali del disco sono vere e proprie chicche: Drama è un affascinante stralcio d’indiavolato electro-reggaeton, impreziosito da un ipnotico, sincopato scampanellio e una ritmica da banda di strada che non sfigurerebbe su Power di Lotic; Jacomina è trascinata da un singhiozzante riff di reminiscenza funk e un fitto intreccio di riferimenti a metà strada tra gqom e industrial; nei poco meno di due minuti di Destify, nei penetranti rintocchi dell’ottima Bussy e nelle melodie chopped & screwed dell’incatevole Parachute, invece, riemergono le trascinanti, atmosferiche coltri di rumore dell’Angel-Ho di Red Devil. All’estremo opposto, troviamo la doppietta Muse To You e Good Friday Daddy, in cui il genio e la sregolatezza della Nostra raggiungono il loro picco sonoro e performativo. Senza la pretesa di piegare dissonanza e stonature agli stilemi di hip-hop e RNB, in Good Friday Daddy le irregolari scariche di rumore e le urla laceranti di Angel-Ho, in duetto con Queezy, sono la manifestazione più convincente, estrema e finanche punk della rinascita di Angel-Ho.

1 Marzo 2019
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