• Feb
    21
    2020

Album

XL

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Aggiungereste mai un singolo di 62 minuti a una delle vostre playlist? Probabilmente no. E probabilmente, temo, non vi verrebbe nemmeno naturale chiamarlo “singolo”. A XL Recordings, a quanto pare, l’idea è andata più che bene, e così, a poche settimane dall’imminente (ma ancora non confermata) uscita del nuovo, atteso album KiCk i, lo scorso febbraio Arca ha dato alle stampe una monumentale traccia unica, un’ora abbondante di stimoli e (auto)riferimenti sonori che basterebbe a riempire le scalette di un paio di dischi. Nell’era dello streaming e dello skipping compulsivo, la scelta si configura come controcorrente e al contempo ben si allinea al profilo dell’artista venezuelana: post-Utopia (2017), post-Arca (2017) e all’indomani di prestigiose commissioni dal mondo dei videogiochi, della moda e di un osannato ciclo di serate di musica e performance art semi-improvvisate allo Shed di New York, la reputazione di Alejandra Ghersi continua a crescere, permettendole di portare a compimento la propria visione artistica senza scendere a compromessi.

L’apparato concettuale del singolo non manca di alludere al peregrinare teorico di un’artista ormai a suo agio nei panni di una creatura da museo: @@@@@ viene presentato come il mix radio (rigorosamente pirata) di tale DIVA EXPERIMENTAL, artista in comunicazione da un universo parallelo, dominato da un regime autoritario che la tiene in ostaggio. Doppio d’invenzione di Arca come lo fu Xen nel 2014, DIVA EXPERIMENTAL abita una moltitudine di corpi: «Per ucciderla», dice Arca, «occorrerebbe trovarli tutti». Il mix, inizialmente trasmesso su NTS, è accompagnato da un video diretto da Frederik Heyman in cui Arca, dedita ormai da tempo ad affinare un immaginario cyber-goth, grazie anche alle prostetiche invenzioni dell’artista e partner Carlos Sáez, risplende nella nuova veste di pop star transumana, una sorta di lontana erede della pandrogina Omega di Marilyn Manson.

Eppure, nonostante l’intrinseca novità e le ambizioni da “opera totale” del progetto, ciò che più colpisce di @@@@@ è l’agilità con cui questi 62 minuti di musica raccontano il percorso artistico e personale di Arca fino ad oggi, celebrando quel mix di irriverenza, shock value e feticcio del nuovo che caratterizzano il suo lavoro fin dagli albori. Il titolo, per cominciare, è un riferimento al suo iconico mixtape del 2013 &&&&&, vecchio testamento di un’elettronica formless indebitata verso i beat dell’hip-hop quanto con Autechre e Aphex Twin, di cui Arca ai tempi parlava come una figura “materna”. I brani di Arca, sull’onda dei due Stretch EP che fecero innamorare Kanye West, erano capitomboli in un terreno di mezzo tra IDM, bass music e sampledelia poptimista di stampo queer. «I was trying to make something deliberately that sounded like nothing I had heard before, on purpose», ha detto recentemente di quel periodo.

Buona parte di @@@@@, nonostante le vertiginose oscillazioni di stile, tono e tempi, rispolvera molte di quelle intuizioni: nel processo, anziché suonare propriamente “nuovi”, ai cultori di Xen (2014) e Mutant (2015), in particolare, molti di questi “quanti” (così ha chiamato le unità di base di questo mix) sembreranno affilate, sfuggenti note a margine di quella sua camaleontica estetica industrialista di metà anni Dieci. Spesso accompagnate o polverizzate da scie di rumore, oscillazioni di volume o dalle repentine eruzioni di distorti vocals, sample o beat spezzati, compaiono anche le caratteristiche, tremolanti note al piano che hanno caratterizzato i dischi di Ghersi dai tempi di Xen fino alle commuoventi, vulnerabili confessioni di Arca (2017), in cui, per la prima volta, da isolati momenti di atonale respiro, gli stralci al piano o al clavicembalo diventavano accompagnamenti per le sue interpretazioni vocali in spagnolo.

Il meglio dei due mondi, quello dell’Arca astrattista e quello dell’interprete a cuore aperto, s’incontra nel rapido susseguirsi di 29 schegge sonore, creando un interessante effetto di pastiche autocitazionista. Dall’impersonale glacialità di uno scenario post-apocalittico più vicino al sound design che al club, si passa spesso in meno di un minuto a un assoluto picco di vulnerabilità. In una delle sequenze più impressionanti del mix (intorno ai 32 minuti), al pesante rimbombo di una barocca, distorta melodia al piano in stile Xen segue una devastante ballata in spagnolo (No Lo Digas), sussurrata tra un mare di flebili mugugni e fagocitata da un crescendo orchestrale che è quanto di più sublime l’artista abbia inciso fino ad oggi. Nel giro di pochi secondi compare un viscoso beat in slow motion, quasi a voler celebrare l’assoluta compatibilità, nell’universo di Arca, di un romanticismo Latin pop e una torbidità in stile chopped & screwed. Ibridazioni di questo tipo abbondano in @@@@@, esasperando più che in passato, complice il format e la lunghezza del mix, la duttilità del repertorio e dei riferimenti di Ghersi.

@@@@@ celebra il passato e il presente di Arca anche in un altro modo, inglobando tra un quantum e l’altro una miriade di gestualità, estemporanee esclamazioni («Psycho construct!»; «You can shake that pussy, bitch!») e saliscendi vocali che raccontano sia il lato più imprevedibile dei suoi live e DJ set, sia la spontaneità e il candore con cui attraverso i social media ha condiviso negli ultimi due anni il suo personale processo di transizione e il divenire di Doña Arca. Nei gemiti, sussurri, singhiozzi, borbottii e nelle urla che punteggiano @@@@@, mi sembra di ritrovare gli assalti vocali della sua prima performance londinese all’ICA, quando di fronte a un imbalsamato pubblico di cultori dell’elettronica sperimentale più immersiva (e una Björk in visibilio), Arca impugnava il microfono, spiazzando tutti con un’interminabile, incontenibile interpretazione vocale sulle note dell’allora inedita Sinner. Chi ha visto Arca dal vivo in modalità d’attacco, ritroverà in questo mix piccole madeleine di quei momenti di sorpresa. E nello stesso campionario di eccessi vocali (se al minuto 7:23 sembra di sentirla scatarrare, due minuti dopo Arca è alle prese con uno stralcio glossolalico à la Joan La Barbara), sembrano riproporsi anche le centinaia di Instagram live (quasi tutti rigorosamente archiviati dai fan su YouTube), in cui, tra un assordante picchiettio delle unghie acriliche sullo schermo e una demonica risata, Ghersi andava perfezionando il repertorio performativo e le affettazioni di una “diva experimental”, per l’appunto. Non c’è dubbio: nonostante la durata, il caos di intuizioni e la consueta dose di imprevedibilità, @@@@@ è il tentativo di Arca, al modo di Arca, di mettere ordine e riflettere sulla propria figura e sul proprio operato prima di voltare propriamente pagina (per diamine, c’è persino un belato a 16:53, probabile cenno al mix Sheep del 2015). La posta in gioco per KiCk i è altissima.

1 Aprile 2020
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